Elena Sofia Ricci a Roma: ''Com' democratica la vita da Cesarona''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 08 luglio 2008
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Hanno voluto Elena Sofia Ricci a fare la madrina del festival della fiction che si tiene a Roma da fino al 12 luglio. Ed è giusto così perchè nessuno più di Elena Sofia Ricci è stata capace di passare da una fiction lunghissima come Orgoglio, tutta cuore e dolore, a una fiction lunghissima come I Cesaroni, tutta frizzi e bisticci.

Inoltre, per par condicio, se una è targata Rai l’altra è Canale 5, il che non guasta in un festival equanime quale vuole esser questo, diretto per la prima volta da Steve Della Casa. Credibile, credibilissima, la Ricci, tanto nel ruolo dell’infelice nobildonna del Novecento come nella sorridente Cesarona della Garbatella ai giorni nostri.

E come un premio alla sua carriera, anche se nessuno lo dirà ufficialmente, sta vivendo quest’incarico che riconosce la cifra specifica del suo essere attrice: una che cambia e sa cambiare stile di recitazione. «In fondo l’ho fatto per questo il mestiere: per non annoiarmi e non annoiare il pubblico, alternando teatro, cinema e televisione.

Una prassi che oggi è diventata comune alla maggioranza dei miei colleghi perchè, oltre al Muro di Berlino, è caduto anche quell’altro muro che con gran stupidità ci divideva in categorie non comunicanti tra loro». Lei ci riesce particolarmente bene, comunque. «Confesso è la cosa di cui sono più fiera. Se penso che tra Orgoglio e I Cesaroni ho interpretato anche il ruolo di Francesca Morvillo, la moglie di Giovanni Falcone, e quello della protettrice di Caravaggio nel film-tv di Longoni, mi congratulerei con me stessa a costo di apparire ridicola».

Che comporta fare la madrina del festival della fiction?
«Esser presente alla serata di inaugurazione e a quella di chiusura con dei bei vestiti addosso per rispetto della gente che viene a vederti».

Dunque anche lei è alle prese con gli stilisti.
«E’ giusto così. Nella vita mi compro le magliette che sbrilluccicano sulle bancarelle, ma nel lavoro devo essere impeccabile e quindi un modello sarà di Franco Ciambella e uno di Mariella Burani. Per una volta, mettersi in tiro è divertente».

Le toccherà anche presentare le serate?
«Per carità, non lo so fare. A questo ci penserà Fabio Fazio che è bravissimo».

Quante fiction riuscirà a vedere?
«Pochissime. Ci starò solo quando verranno presentate le mie. Amiche che ho appena finito con Margherita Buy, Luisa Ranieri, Cecilia Dazzi, una storia di donne con problemi di donne. E I Cesaroni 3 che finiremo di girare a fine febbraio, dopo mesi di impegno ininterrotto. Non avrei il tempo di stare al festival. Le figlie, la grande e la piccola, le ho mandate nella nostra casa al mare vicino Roma dove vado a trovarle appena posso. Mio marito, Stefano Mainetti, sta con un braccio col tutore e per lui che è un mucista non poter suonare è un guaio. Io passo la giornata negli studi di Cinecittà dividendomi come posso qua e là. Per fortuna quest’anno non ho avuto neanche un raffreddore».

Non c’è troppa roba in questo festival?
«Vero. C’è tutto. Ma è la tv che per sua natura ammucchia: è democratica e deve dar spazio ai gusti di ognuno».

Sua madre è stata una scenografa importante, il compagno di sua madre è il regista Passalacqua, lei ha esordito a vent’anni in teatro con Scaccia: si sente una raccomandata?
«Sono cresciuta sui set che allora, quando si facevano le ricostruzioni, erano davvero fascinosi, ma a casa mia degli attori si parlava malissimo: venivano considerati una razza terrificante. Quando ho fatto l’esame per entrare all’Accademia con il mio cognome vero, Barrucchieri, non mi conosceva nessuno e forse anche per questo mi hanno scartata. Ma parliamone di queste benedette raccomandazioni! Io sono una che le fa».

Davvero?
«Le faccio e le difendo. Io segnalo. Tutti i ragazzi che mi sembrano bravi, se posso, li segnalo. E insisto perchè vengano messi alla prova. E’ giusto. E’normale sia così. Diverso è lo scambio di favori che ruota intorno a questo sistema. Se uno che non vale niente viene preso al posto di uno capace, è un danno non solo per quello che è eliminato ma per il risultato complessivo dell’opera e per il pubblico».

L’ha mai rinfacciato ai suoi di non averla aiutata?
«M’è andata talmente bene la carriera che non ce n’è stato bisogno. D’altra parte a casa mia sono gente molto seria. Pino Passalacqua, che per me è stato un padre, mi ha voluto protagonista della sua fiction sullo stupro, Contro ogni volontà, solo dopo che avevo già vinto due Nastri d’argento e un David di Donatello. Che devo aggiungere? A me mi ha raccomandato il pubblico».

Simonetta Robiony
per "La Stampa"
(07-07-08)

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