Grande Fratello in crisi: sospeso in Australia per scarsi ascolti

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  giovedì, 17 luglio 2008
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Negli ultimi dieci anni ha affascinato il pubblico televisivo in tutto il mondo (si calcolano due miliardi e mezzo di spettatori), ha imposto un nuovo modello di tv e rivoluzionato i confini di ciò che è lecito e morale di fronte a una telecamera; ha anche provocato dibattiti accesi, diviso il pubblico e i commentatori, suscitato le ire del Vaticano. Eppure oggi il Grande Fratello è un gigante che mostra di avere i piedi di argilla.
 
Il padre di tutti i reality show è in crisi e in alcuni casi la situazione è talmente grave che il crollo è già avvenuto: in Australia il pubblico dell'ultimo BigBrother si è più che dimezzato rispetto alla precedente edizione (da 2.4 milioni a meno di un milione) e Channel 10, il canale che trasmette il reality, ha deciso che dopo la finale prevista tra una settimana, il Grande Fratello non si farà più.
 
In Italia, pur confermandosi uno dei programmi più visti del prime time, il Grande Fratello è sensibilmente sceso negli ascolti rispetto alle prime edizioni (da una media di 9.848.000 spettatori dellaprima edizione nel 2000 si è passati ai 5.503.000 di quest'anno).
 
«Ci sforziamo di inventare sempre qualcosa di nuovo» ha ammesso David Mott, dirigente dell'emittente australiana Channel 10, «ma i concorrenti, e ormai anche il pubblico, sanno esattamente come funziona». Il meccanismo del gioco, insomma, mostra la corda, e a poco è valso spendere una fortuna per fare entrare a sorpresa nella casa dei reclusi l'attrice Pamela Anderson («Mi pagano molto più di quello che valgo, in pratica sono stata costretta a venire qui» ha confessato l'ex bagnina di "Baywatch" «Non posso dire quanto mi danno, ma è davvero molto»).
 
Un segnale preoccupante che non è però così isolato: in America domenica scorsa è partita la decima edizione del reality e il debutto ha ottenuto il peggior risultato di ascolti di sempre: 6.3 milioni di telespettatori contro i 7.4 milioni della scorsa estate. Ma la Cbs lo considera ancora un buon affare visto che BigBrother vince nel prime time della rete.
 
In Italia si prepara la nona edizione su Canale 5, e in questi giorni stanno partendo i casting nelle diverse città. Il direttore di rete Massimo Donelli riflette sulla crisi: «Non affermeremmo mai che se una fiction va male allora le fiction sono finite. Per noi il Gf è uri prodotto sano, anzi direi che è vivo e lotta insieme a noi» dice Donelli. «Sicuramente in termini di performance il dato non è lo stesso del primo anno, ma resta un successo nel prime time di rete e l'assestamento degli ascolti è normale. Tanti altri reality nati sull'onda del successo del Gf nel frattempo sono scomparsi».
 
Per Alberto Abruzzese, sociologo della comunicazione, la crisi del Gf, e dei reality in genere, andrebbe letta incrociando i dati con quelli che descrivono l'aumento delle community su Internet: «È la diffusione di blog, chat e social network che corrode il terreno del Big Brother» spiega Abruzzese. «L'ingrediente che soddisfa lo spettatore del reality è infatti legato alla curiosità per le relazioni e nella rete questo ingrediente è non solo più accessibile ma anche nel diretto controllo degli utenti. Il più grande pregio del Gf è stato proprio quello di rompere con la tradizione della tv generalista puntando sull'incontro tra diverse piattaforme - tv, telefoni e Internet - ma è un pregio che gli si è ritorto contro, provocandone la crisi proprio perle possibilità di relazioni offerte dalla rete: un effetto molto più evidente all'estero dove Internet è più diffuso e il declino della tv generalista è più avanzato che da noi, ma credo sia solo questione di tempo».
 
In Australia i produttori dello show, che come nel resto del mondo rispondono alla Endemol proprietaria del format, sono convinti che, come accaduto in altri paesi, ad esempio in Argentina, per risolvere la crisi del Big Brother sarà sufficiente una sospensione per qualche stagione e il programma potrà tornare su un altro network più forte che prima. Di diverso avviso il professor Abruzzese: «È la vecchia regola, sospenderlo costa meno che produrlo in perdita, ma la crisi della vecchia serialità televisiva è stata superata puntando a nuovi prodotti come "Lost" e "24", i titoli della Fox per intenderci, e puntando su un target di pubblico limitato, quasi di nicchia. Non credo che il Gf possa tornare senza inventarsi una nuova formula, perché quella che replicava l'universo della tv generalista, un gruppo isolato in una casa, è stato spremuto e replicato in tutti i sensi possibili».
 
Per Daria Bignardi, conduttrice delle due prime edizioni del Gf, quelle con i dati d'ascolto stratosferici, «la "normalità" dei dati d'ascolto di oggi è del tutto fisiologica dopo tanti anni, ma anche se altalenanti» osserva «si tratta sempre di dati alti, non parlerei di crisi. Ovvio che nella prima edizione i concorrenti fossero spontanei e freschi e il pubblico rapito da ciò che vedeva. Già nella seconda edizione i concorrenti avevano piena coscienza di essere guardati».
 
 Carlo Moretti
per "La Repubblica"

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