Antonio Ricci vince il premio ''La Ginestra'' a Recanati

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

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Televisione
  martedì, 26 agosto 2008
 00:00
"Il segreto di un successo così lungo e costante nel tempo risiede nel mio essere perennemente un bambino che si diverte e riesce, pertanto, a far divertire la gente”. E’ quanto ha dichiarato Antonio Ricci, il ‘papà’ di Striscia la Notizia, a Porto Recanati nel ricevere il premio “La Ginestra, colloqui leopardiani dell’anima”.

Affermazione, quella del famoso autore, supportata dalla testimonianza di Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e membro della commissione permanente che attribuisce il premio: “E’ vero, perché entrare nell’ufficio di Ricci a Mediaset è come visitare la stanzetta di un bimbo, colma di pupazzi e giocattoli. Niente a che vedere con le stanze che puzzano di potere. Eppure – ha sottolineato il sociologo – il tg satirico di Ricci ha precorso i tempi perché ha conferito alla società civile un potere di denuncia, caratterizzante la globalizzazione, che si colloca al di là delle istituzioni. Infatti, è più facile trovare gente pronta a telefonare al Gabibbo piuttosto che alla Polizia”.

“Se ci fate caso – ha osservato Ricci a proposito dell’ormai mitico pupazzo – i rimbrotti più pesanti li facciamo fare proprio al Gabibbo, perché convinti che nessun uomo può arrogarsi il diritto di levare in alto l’indice contro un suo simile”
.

Presidente onorario del premio, giunto alle terza edizione e in precedenza conferito a Magdi Cristiano Allam e Federico Moccia, è il senatore a vita Francesco Cossiga.

Nell’antico cortile di un Palazzo Lucangeli stracolmo di spettatori, Ricci ha ricevuto una pregevole statuetta in argento raffigurante “l’abbraccio della solidarietà e il graffio della satira”, consegnatagli dal senatore Salvatore Piscitelli.

Secondo lo psichiatra Alessandro Meluzzi, presidente effettivo della giuria: “La creazione televisiva per eccellenza di Ricci, Striscia la Notizia, denuncia i misfatti sociali senza la pretesa di ergersi a strumento di gratuita moralizzazione, tanto da risultare più efficace delle notizie riferite dai telegiornali ufficiali”.

Il dibattito che ha preceduto la consegna del premio, intercalato dall’esecuzione di brani musicali e versi leopardiani, ha registrato momenti di riflessione e di fortissima ilarità soprattutto quando Ricci ha svelato i retroscena della sua geniale trovata di forgiare il motto “Siamo tutti veline” facendola scorrere più volte in sovraimpressione ed attribuendola a tal ‘U. Eco’: “Ugo, nelle mie intenzioni, un romito che vive sopra Cosio D’Arroscia ed il cui vero nome è Ugo Cagna, ma nella valle conosciuto con l’appellativo di ‘Eco’ per il vezzo di ululare i suoi pensieri al vento.
La frase venne ben presto attribuita al professor Umberto Eco, nel tempo destinatario – per sua stessa ammissione – di complimenti da parte di giornalisti, amici e conoscenti”.
 
Nel corso del dibattito sono intervenuti il responsabile della Sezione Leopardiana Carlo Trevisani, il magistrato Benito Melchionna, Donatella Donati del Centro Mondiale di Poesia di Recanati e Giacomo Regnicolo, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Recanati.

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