Emilio Fede: '''Non sono fazioso ma tutte le notti sogno Berlusconi''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  mercoledì, 15 ottobre 2008
 00:00
Emilio Fede ferma l’intervista, ha in linea Flavio Briatore dal Giappone. «Mi aspetti un minuto». Poi riprende. Parla di Sipario notte, ogni sabato su Rete4. «Torno ai bei tempi di TV7. Raccontiamo una realtà che supera l’immaginazione. Senza parlare di politica».

Niente Silvio Berlusconi, quindi.
«Un non politico che si occupa del Paese come fosse la sua azienda. A Pratica di Mare ha messo la parola fine alla guerra fredda, l’Ue lo sta seguendo per uscire dalla crisi finanziaria, è stato decisivo per il conflitto in Georgia. La storia riconoscerà la sua grandezza».

Forse lei è un po’ di parte.
«Sono un saragatiano di ferro, se stimo Berlusconi è perché lo conosco. Dopo l’ultimo compleanno di sua madre, ci ha portato a passeggiare per Milano fino a tarda notte: ricordava i luoghi d’infanzia, parlava di fiori, sembrava un bambino. È generoso, onesto. Si stanca per noi».

Il Tg4, per molti, è un modo per suggestionare il segmento meno evoluto della popolazione.
«Io fazioso? Che frescaccia. Faziosi sono i Santoro, i Lerner. Sono giornalista professionista da 52 anni, sulla mia libertà non si possono avere dubbi. Veltroni lo conosco da bambino, ho ottimi rapporti con D’Alema, Diliberto, Bertinotti, Bersani, Rutelli, Napolitano. Chi non stimo affatto è Prodi. E Di Pietro: grida e insulta. Io non ho mai insultato nessuno».

Su Youtube c’è la testimonianza del giornalista Piero Ricca: la accusa di avergli sputato.
«Ricca è un villanzone, reo di un’aggressione sudicia. L’ho querelato e gli hanno chiuso il blog, o blob, non so bene. È questa l’Italia incivile. Di recente mi si sono avvicinati dei giovani tatuati. Ho pensato: adesso mi menano. Invece mi hanno detto: “Noi siamo comunisti, ma lei è un mito”. E sa perché? Perché sono libero e coerente. Gli altri, la coerenza ce l’hanno sotto le scarpe».

Com’è la politica in tv?
«Noiosa. Fanno i pastoni, si preoccupano dell’authority. Mentana vivacizza, non ha mai piegato la schiena. Lerner si è dichiarato prodiano e mal gliene incolse. Floris è bravissimo, schierato ma furbo, mai malvagio. Santoro era un grande professionista, adesso è solo un politico: un annaspatore che non sa più cosa da fare. Prima era Michele Santoro, ora Michelino detto Santoro».

E Travaglio?
«Ha un senso, fa quel che deve fare. Una volta l’ho chiamato, mi aveva criticato con toni inaccettabili. Ha chiesto scusa e da allora non mi ha più attaccato. Conosco vita, morte e miracoli di tutti: esigo rispetto. Quando Furio Colombo mi dette del “servo”, gli ricordai di quando lui era veramente il servo della Fiat. Sono siciliano, chi mi pesta i piedi mi dà fastidio».

L’ha infastidita anche Berlusconi che ha chiamato Vespa «dottor Fede»?
«Vespa era imbarazzato, gesticolava, non è stato molto carino con me. Perde spesso di vista il dibattito e il pubblico scappa. Quando ero in Rai qualcuno ci chiamava “Emilio Vespa” e “Bruno Fede”. Ci somigliamo fisicamente: economicamente no, è molto più ricco di me».

Lui non gioca d’azzardo, lei sì.
«Quella vicenda è stata la mia salvezza. Mi sono dimesso, sono stato assolto e sono passato a Mediaset. Fossi ancora in Rai, sarei un vecchio rincoglionito pensionato».

La Corte di Giustizia ruropea ha asserito che le frequenze usate da Rete4 sono di Europa7.
«Non conosco nei dettagli la vicenda giudiziaria, ma Mediaset è in regola».

Guzzanti, Grillo: spari pure.
«La famiglia Guzzanti è molto strana e Sabina ha fatto il suo tempo: si ritiri. Grillo? Prima faceva ridere, ora fa solo soldi: da Grillo parlante dovrebbe diventare Grillo ronfante, così non rompe più».

Secondo Moretti, lei è uno squadrista berlusconiano.
«Ha sostenuto che uso le parole come manganelli. L’ho querelato e ho perso, ma lo ringrazio. Per il giudice, in un dibattito politico si possono usare certe parole in senso metaforico: e allora, metaforicamente parlando, dico che Nanni Moretti è un imbecille, che i suoi film fanno schifo e che è un fallito: ormai i girotondi li fa da solo».

Non deve delle scuse a Biagi?
«Alt: Biagi è stato il direttore che mi ha fatto assumere. Per i suoi 80 anni scelse me come uno degli otto testimoni della sua vita. Gli avevo anche proposto una rubrica su Rete4. Avercene».

A Montanelli, nel ‘95, disse che era «un vecchio mal vissuto politicamente e un rimbambito».
«Doveva tutto a Berlusconi, lo ha pugnalato alle spalle. Ricordo Spadolini citarmi La Rochefoucauld: “La riconoscenza è per alcuni solo attesa di nuovi favori”. Montanelli era così».

Le danno fastidio i fuori onda di Striscia?
«Un po’. Cerco di trattenermi, ma non è facile».

Due flash: Vermicino e le bandiere sbagliate dopo le elezioni del ‘96.
«Vermicino è storia: l’idea, mia, era raccontare in diretta il salvataggio di un bambino. Si trasformò in tragedia, ma l’intuizione giornalistica rimane. Per le bandierine chiesi scusa subito, aggiungendo che presto gliele avremmo piazzate di nuovo in quel posto alla sinistra. E infatti».

Per curiosità, come chiama Berlusconi?
«Presidente. Mai chiamato “Silvio". Neanche in sogno, e lo sogno tutte le notti».

Andrea Scanzi
per "La Stampa"

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