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«Lo squallore di alcune trasmissioni tv mi sbalordisce - ha commentato il segretario generale del partito cristiano-democratico tedesco, Ronald Pofalla, come riporta oggi La Stampa -. Comunicare a una sedicenne nell'ambito di uno show televisivo che la madre è morta è cinico». Non manca di sollevare perplessità anche il quotidiano "Bild", che ogni giorno vende oltre tre milioni di copie grazie alla formula sangue-sesso-soldi: «Fino a che punto può spingersi la tv?», si è chiesto il giornale scandalistico. E c'è anche chi accusa senza mezzi termini ProSieben di aver orchestrato il tutto per far salire l'audience a spese di una sedicenne. Obiettivo mancato, visto che "Popstars" ha registrato la stessa percentuale di spettatori della scorsa settimana.
Non tutti si uniscono però al coro di critiche. «Non hanno mostrato il momento in cui la ragazza apprende la notizia della morte della madre, per cui forse la televisione ha capito che ci sono dei limiti», spiega Katrin Doveling, psicologa dei media alla Freie Universitat di Berlino. «Certo, le telecamere sono rimaste accese a lungo, perché questo format si basa sulle emozioni e sulla loro messa in scena drammaturgica, tuttavia sono state spente proprio al momento giusto - aggiunge Doveling, che studia il fenomeno dei reality sin dall'arrivo del «Grande Fratello» in Germania, nel 2000 -. C'è da sperare che il canale abbia imparato dal passato che ci sono dei confini nella messa in scena dei sentimenti».
Non è infatti la prima volta che la tv privata incappa in un caso simile. Nel 2006 Vanessa, una candidata di 18 anni, venne a sapere della scomparsa del padre durante le registrazioni di «Popstars». Allora le telecamere rimasero ferme sul suo volto sconvolto e qualcuno a ProSieben pensò di accentuare la carica emotiva del momento mandando in onda una canzone di Enya. Stavolta il caso è diverso, commenta l'autorevole «Frankfurter Allgemeine Zeitung», secondo cui «non si può parlare affatto di cinismo».
Scandalo o meno, la polemica giunge in un momento delicato per la televisione tedesca. Da una settimana, da quando il critico letterario Marcel Reich-Ranicki, rifiutando il «Deutscher Fernsehpreis» (nella foto a destra) - una sorta di Telegatto - ha definito la tv un ammasso di «sciocchezze», i mezzi di informazione non fanno che discutere della qualità della programmazione in Germania. Reich-Ranicki ha rinnovato ieri sera i suoi giudizi tranchant in un programma del canale pubblico Zdf. E alla fine è diventato luì stesso bersaglio di attacchi: «Critica qualcosa che vale anche per lui», ha commentato il premio Nobel per la Letteratura Gunter Grass. In «Literarisches Quartett», la trasmissione di Zdf che ha fatto di Reich-Ranicki un volto noto al grande pubblico tedesco, ha finito col «rendere triviale» la critica letteraria, ha spiegato Grass.
Sempre su La Stampa, che già la scorsa settimana si era scagliata contro l'avanzata della tv spazzatura, trova spazio un'intervista di Luca Dondoni ad Alessia Marcuzzi, che riportiamo di seguito nella sua essenza.
«In Italia non sarebbe mai successo - dice la Marcuzzi che insieme all' attrice Deborah Villa (già vista in Camera Cafè) sta girando appena fuori Milano sul set di una nuova sitcom «Nous les femmes», che andrà su Italia 1 -. I miei autori, e Andrea Palazzo (il capo progetto del «GF») in testa, non farebbero mai una cosa simile. Anzi. Noi siamo sempre attenti al modo in cui comunichiamo con gli inquilini della casa. Storie d'amore finite o presumibilmente finite fra fidanzati fuori e dentro la casa, piuttosto che questioni di lavoro, come quella della dottoressa Lina Carcuro, l'anno scorso. La madre era preoccupata perché pensava che i bacetti e le carezze sotto le coperte della figlia con il famoso "cummenda" Roberto potessero penalizzare la carriera della figlia, ci pregò di comunicare in diretta alla figlia le iniziative che l'Ordine dei Medici della Campania stava prendendo nei suoi confronti. Lo facemmo, ma era un'altra cosa».
Non sarà che la formula «reality show» si stia così logorando nella sua dimostrazione della normale vita fra quattro mura da dover spostare sempre più in là l'astina di ciò che si può o non si può fare?
«In Inghilterra la mettono molto sul sesso, ma il telespettatore di riferimento è più adulto del nostro. In Italia abbiamo tutte le associazioni di tutela dei giovani, delle famiglie e di qualsiasi cosa con la lente puntata sul "GF". Non possiamo sbagliare e non è nostra intenzione farlo».
Crede che in Italia potrà mai accadere una cosa simile?
«Sono sicura di no. Per certe cose nel nostro Paese dimostriamo di essere molto attenti e maturi. E, soprattutto, conosciamo i limiti della decenza».