Come cambia la fiction dalla paleo-tv ad oggi, lo spiega Milly Buonanno

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Fonte: il manifesto

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Televisione
  giovedì, 23 ottobre 2008
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«La nostra televisione delle origini non fu l'unica a fare sceneggiati tratti dalla letteratura dell'Ottocento. Per esempio anche la Bbc ha cominciato con questo tipo di trasmissioni, ispirandosi molto ai romanzi di Jane Austen». A smentire «l'unicità pedagogica» di Mamma Rai, le parole di Milly Buonanno, ordinario di linguaggio televisivo all'Università di Roma «La Sapienza» nonché direttore dell'Ori (Osservatorio sulla Fiction Italiana).
 
Quando nasce l'adattamento letterario nella paleotelevisione?
Il primo sceneggiato, Il dottor Antonio è del 1954. La regia, di Alberto Casella, prevedeva attori come Edmonda Aldini e Corrado Fani. Ma la vera svolta si ebbe nel '55 con Piccole donne diretto da Anton Giulio Majano e con Alberto Lupo, Lea Padovani, Arnoldo Foà. Fu un vero «caso» nazionale in quanto, partito con due - tre puntate, fu portato a quattro dato il consenso di pubblico. Successivamente ci furono decine e decine di sceneggiati, tratti soprattutto dalla letteratura inglese e russa. Nello stesso tempo vi fu un vivaio di bravi registi, come Sandro Bolchi, Anton Giulio Majano, Daniele D'Anza.
 
La ventata di novità arriva con i '60, I'«Odissea», una coproduzione franco - Italo - tedesca a colori...
Questo fu il primo sceneggiato ad essere girato con tecnica cinematografica, con molti esterni, la macchina da presa mobile, che non aveva gli stessi movimenti della telecamera fìssa, come nei primi lavori in cui gli attori le si muovevano davanti come in una ripresa teatrale. La coproduzione richiese anche un cast internazionale, con Bekim Fehmiu (Odisseo) e Irene Papas (Penelope).
 
Con la neotelevisione (metà anni Settanta) la parola d'ordine è «catturare l'audience»?
Gli sceneggiati della televisione pedagogica facevano un'audience altissima, irripetibile al giorno d'oggi, ovviamente per l'aumento delle offerte. Prima c'era solo la Rai. In effetti anche nella società le cose sono un po' cambiate, e la televisione ha riflesso tali mutamenti. Ma pure nel passato c'erano cose pregevoli e altre no.
 
In questo periodo nasce anche il mélo, con tutti i pregi e i difetti di questo genere...
L'ingresso in forze del melodramma nella narrativa italiana televisiva avviene negli anni Ottanta. Intanto arriva quello straniero, con le telenovelas e le soap, e pertanto non ci sono molte fiction in costume. Quanto al melodramma, è tipico della cultura italiana (melodramma musicale, melodramma con Raffaello Matarazzo nel cinema degli anni '50, ecc.), ed è una struttura di sentimenti universale che ha una sua estetica, che nasce come contrapposizione al razionalismo illuminista. Poi il problema consiste nel farlo bene: attualmente stanno andando in onda pessimi melodrammi, ma la colpa non è del genere.
 
Quindi dal 1980 zoppica II romanzo In costume del Sette-Ottocento...
Nel periodo che va dagli anni '80 alla prima metà degli anni '90 c'è stata una presentificazione della fiction televisiva.

Poi ci sono nell'89 i «Promessi Sposi» diretti da Salvatore Nocita per la Rai...
Il Don Abbondio interpretato da Tino Carraio nell 1967 era migliore di quello di Alberto Sordi. Bisogna però tener presante che quella dell'89 è stata una coproduzione, e quindi frutto di compromessi, che hanno creato un'opera patinata.
 
Ci sono stati anche I Miserabili (Canale 5, 2000), che spesso non sono fedeli all'originale, come quando il protagonista (Jean Valjean) si dice Innamorato di Casette, la bambina che aveva praticamente adottato e che poi era diventata donna.
Si è trattata di una coproduzione, con inevitabili compromessi e attori anche stranieri, come Gerard Depardieu (Jean Valjeam).
 
Poi si arriva al 2004 con «Elisa di Rlvombrosa » (Canale 5) e «Orgoglio» (Raiuno).
Qui non siamo nell'adattamento letterario, ma nel melodramma. Dalla metà del 1990 al primo lustro del 2000 si è avuta poi una svolta verso il passato, anche prendendo da storie di grandi personaggi.
 
Ora le fiction in costume stanno diminuendo da ogni parte...
Questo avviene perché si è saccheggiato praticamente da tutto, la fiction italiana ha fatto questo perché ha qualche problema di racconto della realtà contemporanea.
 
Infine, si arriva a «Guerra e pace» per Raiuno (2007)...
Quest'opera, che ha messo insieme vari paesi per una coproduzione, ha avuto varie critiche: si è detto che la ragazza che interpretava Natasha aveva un'aria piuttosto smarrita, che la fiction era noiosa. Guerra e pace non è diventato l'evento mediatico sperato, ma ha anche avuto una media di sei milioni di spettatori a puntata, che attualmente è un successo di ascolti.
 
Maria Grazia Falà
per "Il Manifesto"
(16/10/08)

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