Luca Tiraboschi: ''Macché tv educativa, io la faccio per spot''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 28 ottobre 2008
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TiraboschiDa giovane bergamasco amante di Drive In, dormiva davanti al poster di Carmen Russo. Poi s'è appassionato al Costanzo Show e un giorno ha risposto all'annuncio del master di Publitalia organizzato da Marcello Dell'Utri. Complice una laurea in architettura, ha iniziato la carriera nel gruppo fotocopiando cataloghi di mobili. Dal 2002

Luca Tiraboschi, 44 anni, è direttore di Italia 1 e, nonostante l'aspetto da palestrato incredibile Hulk, ha l'ufficio più colorato di Cologno Monzese. Come dice lui: «una specie di Sert».

Tiraboschi, è esagerato definirla un terminator culturale?
«Non mi sento tale. Ci sono molte critiche, benvolute. Ma i dati Auditel di sei anni superiori a dimensione e scopo della rete mi rallegrano».

Lei ha detto «Italia 1 è l'opposto di me».
«Ho detto che se costruissi il palinsesto sulle mie passioni per Calvino e fumetti farei un errore».

Ma tra quelle e "La Talpa" non c'è una via di mezzo?
«Bisognerebbe che qualcuno scrivesse un decalogo su cos'è qualità».

La sua è una rete rivolta ai giovani, lei si pone un problema educativo?
«No, qui si fanno trasmissioni in cui mettere pubblicità. Noi garantiamo agli investitori circa tre milioni di spettatori mentalmente giovani».

Lei che studia i giovani, non trova antistorica la battaglia legale per vietare l'uso di video Mediaset su YouTube?
«YouTube fa sciacallaggio e Mediaset cerca di rallentare la colonizzazione del mercato da parte di internet, assai indietro sui contenuti. Con la tv generalista per 20 anni in Italia si faranno ancora affari».

Canale 5 le ha scippato Zelig, Amici, Dr. House, La Fattoria e le ha dato indietro Crimini bianchi. Chi decide le strategie?
«C'è un comitato d'azienda coi dirigenti di rete e Piersilvio. Ma qui c'è un tam tam, detto radio moquette, per cui le notizie arrivano prima, ci si prepara e si evitano delusioni. Poi a volte fa piacere che i propri programmi funzionino tanto da passare alla rete ammiraglia».

Anticipiamo i nuovi progetti allora.
«Nel 2009 Mammuccari sarà protagonista di una fiction. E Chiambretti condurrà tre seconde serate sul tema dei numeri uno, ma potrebbe fare incursioni anche su Canale 5 o inziare su Italia 1 e dopo sei mesi cambiare . Enrico Ruggeri torna a Quello che le donne non dicono. Giorgio Mulé condurrà Borders, approfondimento del sabato di Studio Aperto su casi di cronaca italiani ed esteri. Poi vorrei un programma di news per giovani tipo Annozero».

Richiamerebbe Santoro per farlo?
«Subito! Abbiamo fatto tentativi in passato con L'Alieno di Mario Giordano, L'Incudine di Claudio Martelli e una puntata de Il senso della vita di Bonolis sui giovani, ma la sfida è inventare qualcosa di nuovo».

Gli Invisibili di Marco Berry sui barboni chiuse perché non gradito agli sponsor. E Alessandro Sortino ha ricominciato ora su La 7 dopo la censura a Le Iene per un servizio sulla moglie di Mastella.
«La prima questione va rivolta ai dirigenti di Publitalia. Berry faceva ascolti, ma molte aziende non volevano associare il loro nome alla disperazione di chi vive per strada. Sortino invece aveva torto: il suo era un servizio a tesi».

Anche Davide Parenti, ideatore de Le Iene, la pensava così?
«Non lo so. Abbiamo un rapporto maschio con scambi d'opinione accesi, ma Le Iene rimane il programma più rappresentativo di Italia 1. E Fabio De Luigi lo sta conducendo benissimo. E poi vorrei che tornasse Fabio Volo: siamo amici ma, raggiunto il successo, preferisce non confrontarsi con realtà competitive».

 

Francesco Rigatelli
per "La Stampa"

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