Nei Tg Rai, la politica Ŕ presente il doppio rispetto alle altre tv dell'Ue

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Fonte: Apcom /Agi

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Televisione
  luned├Č, 17 novembre 2008
 00:00

La presenza della politica nei telegiornali della Rai non ha paragoni in Europa. I Tg del nostro servizio pubblico infatti dedicano piu' di un terzo della loro durata alla pagina politica, piu' del doppio di quelli inglesi, francesi, tedeschi e spagnoli.

E' quanto emerge da un'indagine condotta dall'Osservatorio di Pavia su 'Politica e giornalismo nei telegionali Rai, commissionata dalla stessa azienda pubblica, secondo la quale Tg1, Tg2 e Tg3 dedicano ciascuno almeno dieci minuti alla politica in ogni edizione. Mentre gli altri tg dell'Europa Occidentale (quelli dell'ingelese Bbc One, di France 2, della spagnole Tve e della tedesca Ard) se mancano notizie rilevanti di politica non parlano proprio. Nei tg Rai la percentuale media dedicata alla pagina politica e' del 34,8% mentre negli altri quattro tg europei e' del 16,5%, meno della meta'.

Ma non e' solo un problema di tempi: nei Tg Rai lo spazio della politica e' caratterizzato per lo piu' da esternazioni: il 55 per cento contro il 25,4 delle testate europee, che invece privilegiano le azioni dei politici anziche' le intenzioni dei politici. Nei tg Rai - dice ancora la ricerca - le esternazioni si concentrano nel resoconto in esterna, nelle dichiarazioni e nei discorsi: il 64,2 per cento contro il 21,2 delle testate europee.

C'e' poi il dato sulla controversialita', cioe' 'la presa di posizione a favore o a sfavore di', 'il rispondere a', 'la polemica': i tg Rai la premiano con il 41,6 per cento, mentre all'estero solo per il 20,7. Quanto ai protagonisti della politica nel resoconto giornalistico, in Europa non esiste la cronaca parlamentare costituita da resoconti in esterna davanti a Montecitorio, ne' interventi direttamente dalle Camere, ne' tantomeno interviste e dichiarazioni nel Transatlantico. E poi in Europa sono presenti in video solo i leader politici di partito o di governo, i portavoce invece no e neppure tutto il resto, e Parlamento e governo vengono descritti quasi del tutto nelle loro funzioni deliberativa ed esecutiva.

Come rispondono i diretti interessati, i direttori dei tre tg di viale Mazzini: Gianni Riotta per il Tg1, Mauro Mazza per il Tg2 e Antonio Di Bella per il Tg3, hanno provato a rintuzzare le problematiche emerse dall' analisi chi chiamando in causa la 'par condicio' e definendola una sorta di 'gabbia', una 'prigione', una 'cosa assurda' (Mazza); chi parlando delle novita' di recente introdotte, come le 'Morning news' regionali o la Nightline' del Tg3 (Di Bella) e chi dicendo "devo prima studiare la ricerca e capire quali siano i campioni presi in esame, e poi dobbiamo intenderci sulla semantica" (Riotta).

A non essere sorpreso e' stato il direttore generale della Rai, Claudio Cappon: "I dati non sono sorprendenti. Questa e' solo la prova scientifica di alcune cose che intuivamo". Per il dg pero' esiste un problema reale di regole nazionali, come quelle dettate dalla legge sulla 'par condicio' e dalle normative della commissione parlamentare di Vigilanza e dall' Autorita' per le Comunicazioni: "Se ci comportassimo come altri paesi, saremmo censurati. In Italia ci sono diverse priorita' e diversi parametri.Se facciamo un'informazione unipolare, non possiamo fare il contradditorio: dobbiamo metterci d'accordo su cosa si vuole dal servizio pubblico".

Chi invece ha parlato di necessita' di cambiare e di "mettere a punto novita' strutturali nell' offerta informativa" della Rai, e' stato il presidente Claudio Petruccioli. Per il presidente "va capito da parte di chi informa, come si esercita il ruolo del politico: oggi succede pochissimo che ci sia il 'mediatore' stile Vittorio Orefice nel fare informazione politica" e diventa quindi importante "il modo di 'montare' un telegiornale", e allo stato attuale si procede come se si trattasse di posizionare "i mattoncini del Lego".

Poi, in un altro passaggio del confronto ha auspicato che "non si arrivi al limite che le uniche ricerche valutabili siano solo quelle che facciamo per noi", il che e' suonato come una specie di replica a Gianni Riotta, direttore del Tg1, che in precedenza aveva detto di avere necessita' di studiare la ricerca in tutti i suoi aspetti, compresi i campioni presi in esame dall'Osservatorio di Pavia, prima di pronunciarsi sui risultati della stessa.

E a una domanda sul come mai ad una semplificazione del quadro dei partiti che il Parlamento di oggi presenta non sia seguita un'altrettanta semplificazione dell'affollamento politico nei telegiornali Rai, Petruccioli ha risposto sostenendo che "il processo di semplificazione e' piu' apparente che reale. Chi e' uscito dal Parlamento ha protestato fortemente, ottenendo nuovo spazio".

Infine, una sottolineatura a difesa della televisione e dei tg Rai a proposito della 'controversialita', ovvero la caratteristica narrativa dei tg quando si tratta di toccare i temi politici: per Petruccioli, "la controversialita' come rappresentazione dei pupi sul teatrino pubblico e' stata inventata dalla carta stampata..."

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