Giovanni Minoli incontra Roberto Benigni: questa sera su Raidue alle 23.50

Giovanni Minoli incontra Roberto Benigni: questa sera su Raidue alle 23.50

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Fonte: Digital-Sat / Gente

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Televisione
  mercoledì, 10 dicembre 2008
 00:00
"Non ci resta che Benigni", è questo il titolo del faccia a faccia tra Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, e Roberto Benigni, cui è dedicata la puntata di questa sera de "La Storia siamo noi", firmato da Annalisa Bruchi e Silvia Tortora.
 
I ricordi e le testimonianze dei suoi amici, e di chi lo conosce profondamente. Fra gli intervistati, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, l’onorevole Massimo D’Alema, l’onorevole Walter Veltroni, Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali, Paolo Conte e Roberto Baggio. Ed ancora un repertorio inedito: da “Tele Vacca” a “Rockpolitik” per ripercorrere la storia di un genio comico, irriverente ma tenero, che incanta e sorprende continuamente le platee. E oggi, dopo gli Oscar e dopo i trionfi televisivi, Benigni è anche l’artista che riempie le piazze d’Italia e d’Europa leggendo Dante.

Questi alcuni dei commenti - Carlo Azeglio Ciampi: “è una persona straordinaria sotto ogni punto di vista. Roberto per conoscerlo a fondo bisogna praticarlo. Perche è un timido”; Massimo D’Alema: “una volta èvenuto a casa mia e c’era mia suocera che, intimidita dalla presenza del grande attore, si era chiusa in cucina. Lui è piombato in cucina e ha detto - Ninetta... sei timida! Anche io sono tanto timido, ed era la verità, e poi l’ha abbracciata"; Walter Veltroni: “Roberto è solare, ha questa energia e curiosità. Ha sempre le antenne aperte. E’ una persona con cui è piacevole stare”.

Quella che segue è una parte dell'intervista di Minoli, riportata dal numero di "Gente" in edicola questa settimana:

La leggenda racconta che da piccolo era talmente brutto che le sue sorelle volevano buttarla via e la mamma pensava addirittura che le avessero fatto una fattura...
«Non credo che mia mamma lo direbbe mai. Devo dire che a casa mia si mangiava poco e, quand'era incinta di me, mi disse che mangiava solo cocomero: "Per i primi mesi non avevo niente, quando venne luglio, trovai dei cocomeri e quanti ne ho mangiati!". Quindi sono figlio di un cocomero, zuppo di gioia come un cocomero. Ero nato tutto pelle e ossa, una specie di coniglietto. E le mie sorelle: "Non lo diciamo a nessuno che ci è nato un fratello, fa paura! Buttiamolo dalla finestra"».
 
Noi invece abbiamo scoperto che le donne sono pazze di lei, la sognano. Lei sapeva di piacere così tanto alle donne?
«Lo dice come fosse una cosa strana, un paradosso! Lei non ci crederà, ma c'è un mistero nelle donne che è senza fine, uno non sa capire cosa sia questa cosa».
 
Nicoletta è gelosa di tutte queste donne che la vogliono?
«No, lei mi fa un nome che davanti mi si apre una via di luce, spettacolare. Sì, un po' di gelosia fa bene, è il fatto di sentire che c'è una cosa che va protetta ed è una cosa bella, una passione. Poi nell'arte ci sono due passioni, l'odio e l'amore. E la gelosia quando è sana e bella è un aspetto dell'amore».
 
Mi hanno detto che lei aveva già cominciato a leggere Dante in seminario. È vero che è stato in seminario?
«Seminario è una parola grossa. Io andavo bene in religione e un pretone, un giorno, venne a casa mia e mi disse: "Senti qualcosa?". Ed io, per essere interessante, dissi "sì". I miei fecero un salto e mi portarono a Firenze, ai Campi di Marte, dove c'erano tanti preti».
 
Quanto è stato in seminario?
«Ci sono stato qualche mese».
 
È vero che papa Wojtyla ha voluto vedere La vita è bella con lei?
«Sì. È stata una cosa straordinaria. Se glielo racconto non ci crede! Sono andato negli Stati Uniti e, mentre ero a Los Angeles, una sera mi arriva una telefonata dal Vaticano "Giovanni Paolo II vorrebbe un faccia a faccia". Io pensavo fosse uno scherzo, ma poi ho ripreso l'aeroplano e sono tornato indietro. Giovanni Paolo II: una cosa spettacolare quell'uomo! Quando arrivava Clinton, lo teneva un'ora, a me m'ha tenuto tutto il pomeriggio. È venuto con le ciabatte, accompagnato da due persone, c'erano quelle suore polacche che si sono inchinate al suo passaggio e, dentro una chiesa, abbiamo fatto la proiezione! C'era quel cardinale polacco che prima della proiezione mi ha raccontato due, tre barzellette e mi ha insegnato delle parole in polacco. Quando il papa è entrato, io gli ho detto, benissimo, "Sia benedetto Gesù Cristo" in polacco e lui ha pensato che parlassi polacco, così mi ha preso sotto braccio parlandomi in polacco per un quarto d'ora. A un certo punto il papa mi si è messo seduto accanto, hanno proiettato il film e io ogni tanto mi voltavo e vedevo che era proprio lui accanto a me! Voltarsi e vedere che uno che vede il film accanto a te è il papa vero fa un'impressione spettacolare! Poi è stato bello anche perché il papa mi ha applaudito, si è alzato, mi ha dato il bacino e mi ha detto che era una cosa straordinaria, che lui l'aveva vissuta: che c'erano stati anche i cristiani, non solo gli ebrei. Mi ha ricostruito la storia di quel dolore».
 
Una grande emozione?
«Dire una grande emozione è anche un po' riduttivo, c'era qualcosa di più. C'era uno scintillio in quella giornata con lui. Poi mi ha ripreso a braccetto, abbiamo fatto il giro. Mi ha dato i suoi regali e io, che non avevo portato niente, gli diedi la mia biro. L'ha data a un cardinale che l'ha messa assieme ai suoi regali. A me ha dato un rosario, che ha benedetto, per la mia mamma».
 
Quando ha vinto l'Oscar, sul palco ha ringraziato i suoi genitori per averle dato il più grande dono: la povertà. Perché è il dono più grande?
«La povertà è la madre di tutte le ricchezze, parlo della povertà francescana, la scintilla divina. Sono grato ai miei genitori perché i poveri sono ricchi in umanità».
 
Lei ha detto che sua madre le ha insegnato i valori che contano, parlandole di Pinocchio e Dante. Chi preferisce fra i due?
«Sono due storie potenti. Dante credeva in quello che diceva e, proprio per la forza della sua credenza, ha preso l'anima di Dio e l'ha tirata giù. E Pinocchio è lo stesso, perché è una favola straordinaria che ci racconta che non si può essere felici. E, invece, Dante ci dice che si può essere felici: quindi, si compensano. E poi, c'era la storia del naso: io vedevo la statua di Dante, che aveva il naso come Pinocchio, e mia mamma mi diceva: "Attento che Dante ti mette all'inferno". E poi: "Se dici le bugie ti si allunga il naso" e io pensavo che Dante e Pinocchio erano la stessa cosa».
 
Ma lei crede nel Paradiso?
«La mia mamma ci credeva e il mio babbo no. Ed io qualche giorno sono come il mio babbo e qualche giorno come la mia mamma. Oggi sono come la mia mamma, ci credo!»
 
Ma alla fine: papà o mamma? Lei in Dio ci crede o no?
«Farei ingiustizia a nostro Signore a rispondere a questa domanda perché come si fa a dirlo... si vuole bene uguale al babbo e alla mamma. E proprio una predisposizione all'amore e alla giustizia divina stare lì nel mezzo, in quel dubbio, che è la base della nostra vita, la ricerca dell'amore e della conoscenza, come dice Dante».
 
Un suo difetto?
«Ne potrei dire una ventina».
 
Il peggiore?
«Cattivo, ignorante, ipocrita, lussurioso, uno che mente, un ladro tremendo, corrompo, un violentatore, mamma mia! Mi piace torturare... tutti questi difetti che in fondo sono veniali. Li ho detti perché volevo che lei che ha questi difetti si sentisse confortato!».



Alcune immagini della puntata di questa sera tratte da Tv Talk

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