Cappon (dg Rai): ''Non è ancora deciso se usciremo da Sky a Giugno''

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Fonte: ASCA

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Televisione
  giovedì, 05 febbraio 2009
 00:00
Non è ancora stata decisa l'uscita della Rai da Sky a giugno quando scadrà il contratto per i canali di RaiSat. Lo ha precisato il direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon, a margine di una conferenza stampa.
 
La Rai, ha però chiarito, si è messa nelle condizioni di negoziare al meglio ma le scelte verranno fatte nei prossimi mesi. «La competizione - ha osservato il dg - non è ostilità ma la massimizzazione delle opportunità dell'azienda. Noi cooperiamo e competiamo con Sky. E per negoziare al meglio servono scelte strategiche che verranno fatte, comunque, a tempo debito».
 
Al direttore generale ha fatto eco Nino Rizzo Nervo, consigliere d'amministrazione Rai, in un'articolo del quotidiano "Europa" in edicola domani: «E' falso che la Rai abbia deciso di uscire dalla piattaforma Sky. E' vero invece che ci sono degli accordi che scadranno a fine giugno e, quindi, è naturale che la Rai determini prima le migliori condizioni per avviare il nuovo negoziato».
 
«Il marchio Rai - ha aggiunto il consigliere - è un marchio molto forte: se sarà adeguatamente valorizzato non si capisce per quale motivo la Rai dovrebbe abbandonare quella piattaforma, né si possono liquidare frettolosamente i problemi derivanti dalla cosiddetta "neutralità tecnologica", cioè il rispetto del diritto di ogni consumatore di scegliere le modalità e la piattaforma da utilizzare per poter fruire dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo».
 
«C'è un ultimo aspetto del problema sul quale (forse da alcuni non senza interesse) si stanno versando sbrigativamente in questi giorni fiumi di inchiostro e sul quale, invece, mi piacerebbe - scrive Rizzo Nervo - che si aprisse un dibattito serio e libero da pregiudizi culturali e politici perché anche dalle scelte "industriali" della Rai dipenderà il destino del servizio pubblico. Il consolidamento di Sky e il digitale terrestre ormai alle porte ci consegnano finalmente il superamento del duopolio ed un sistema televisivo più aperto, più ricco nell'offerta e quindi più libero. Ho la sensazione che anche chi negli anni scorsi lo auspicava oggi si faccia prendere da timori, prudenze e paure. Eppure il rilancio della televisione può avvenire solo se si accetta con coraggio la sfida della competizione. Così ad esempio è avvenuto negli Stati Uniti dove lo sviluppo delle reti via cavo ha costretto i grandi network a rinnovare profondamente la qualità dell'offerta. Il rilancio della tv in Italia, anche di quella generalista che a dispetto delle tante cassandre avrà ancora nel nostro paese una vita lunga ed importante, ci sarà solo se questa sfida verrà raccolta con coraggio ed il ruolo del servizio pubblico non potrà che essere quello di competere sia con la televisione commerciale che con quella a pagamento, differenziandosi per la gratuità, la qualità, la varietà e l'innovazione della sua offerta editoriale. I dati dei primi tre mesi di digitale terrestre in Sardegna del resto sono molto interessanti. Ci dicono ad esempio che l'unico gruppo televisivo ad offerta free che cresce negli ascolti sull'intera giornata e in prima serata è la Rai (rispettivamente +1,72% e +3,74%). Ma ci dicono anche che la flessione (-1,21%) delle reti generaliste, di gran lunga inferiore comunque a quella registrata dalle reti Mediaset, è stata più che compensata dalle nuove offerte, Rai4 in testa».

«Competizione allora significa capacità di rimettersi in discussione (nei nuovi mercati la Rai non può essere più soltanto Rai1, Rai2 e Rai3), voglia e gusto di rischiare nell'innovazione. Fare cartello o addirittura "Sante Alleanze" con l'uno o con l'altro dei principali competitors, contro l'uno o contro l'altro, significherebbe per il servizio pubblico - conclude Rizzo Nervo - appiattirsi sulle logiche di sviluppo industriale di soggetti economicamente più forti, perdere la propria identità e quindi non avere futuro».

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