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Rai, Campo Dall'Orto: ''Alfabetizzazione digitale e discontinuità  culturale''

Rai, Campo Dall'Orto: ''Alfabetizzazione digitale e discontinuità  culturale''

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Fonte: Adnkronos

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Televisione
  mercoledì, 02 settembre 2015
 12:51

Rai, Campo Dall'Orto: ''Alfabetizzazione digitale e discontinuità culturale''Discontinuita' 'culturale', sperimentazione, riorganizzazione e alfabetizzazione digitale. Sono queste le parole chiave della Rai nell'era Campo Dall'Orto. Nel giorno del primo Cda a Viale Mazzini, il nuovo direttore generale della Rai parla apertamente di come sara' il nuovo servizio pubblico sotto la sua direzione in un'intervista a 'Il Foglio'. E lo fa utilizzando diverse metafore calcistiche, tirando in ballo Arrigo Sacchi, Gullit e Van Basten.

«Avete presente Arrigo Sacchi? - esordisce Campo Dall'Orto - Quando era al Milan diceva che senza organizzazione il talento rischiava di non essere determinante. Vorrei partire da qui, dalla missione. Quando parlo di discontinuita' per la Rai intendo dire che sembra rimasta indietro rispetto alla societa', tende a ragionare basandosi solo sullo schermo».

E sulla logica degli ascolti, il dg e' netto:

«La Rai non e' una televisione commerciale, ma un servizio pubblico e prendere qualche rischio con gli ascolti non e' un'opzione ma parte della propria missione, quasi un dovere morale. Dobbiamo trasformarla da broadcast a media company e portare avanti un grande progetto di digitalizzazione culturale affinché diventi un riferimento rispetto a comportamenti e linguaggi contemporanei». «Oggi su 13mila dipendenti in Rai non abbiamo una direzione che si occupi della distribuzione del prodotto digitale - spiega il nuovo direttore generale - Mi piace dire che la priorita' di una televisione come la Rai e' sperimentare un nuovo tipo di linguaggio capace di essere al passo con i cambiamenti della societa'. Non si puo' pensare che il compito centrale del servizio pubblico sia affermare e diffondere un linguaggio primario, ma anticipare una nuova forma di alfabetizzazione. Quello che dobbiamo cambiare, prima di pensare a palinsesti, nomine delle reti e dei tg, e' la mentalita' di chi lavora nella nostra azienda»

L'ex ad di Mtv, la parola che sintetizza quello che intendo e' 'pop'

«Non si tratta di mettere in campo una discontinuita' di tipo tecnologico ma di tipo culturale - sottolinea Campo Dall'Orto - La parola che sintetizza bene quello a cui mi riferisco e' 'pop', che vuol dire essere in sintonia con la contemporaneita', pensare che la Rai debba parlare anche a chi ha deciso di non seguirci più. L'azienda deve entrare in un'ottica inclusiva, sperimentare un nuovo racconto popolare. Per evitare che parli sempre alle stesse persone e' necessario uno scatto di reni generazionale. La parola giusta per la Rai e' 'riattivare' non rottamare».

Per quanto riguarda la spending review, l'ex ad di Mtv spiega a 'Il Foglio' che continuera' a muoversi «nel solco tracciato da Gubitosi».

«Ogni soldo risparmiato sara' investito nell'azienda per sviluppare nuovi contenuti - dice il direttore generale - Investiremo più soldi nel prodotto. Dobbiamo trattare i contenuti di valore con una formula premium. Essere efficienti non e' un capriccio di un capo aziendale, ma una necessita' assoluta. Efficienza significa emanciparsi dagli errori del passato e il mio mandato ha senso anche per questo».

Riguardo all'organizzazione dei palinsesti, Campo Dall'Orto ricorre ancora una volta a una metafora calcistica:

«Mi sento come quelli allenatori che arrivano a inizio stagione con una squadra gia' messa in piedi da qualcun altro. Da qui a fine anno il Prime Time e' programmato. Tra marzo e maggio ci sara' spazio per iniziare a disegnare una Rai più simile a quella che immagino. Inizieremo a sperimentare da subito, come il 6 settembre, nel giorno del compleanno di Andrea Camilleri, con un piccolo omaggio. Per i talk show, mi interessa che lascino un pensiero in più a quelli che lo guardano, poche persone che parlano, molti punti di vista differenti, un unico fil rouge: fare informazione». «Se la mia missione ha un senso - conclude il nuovo direttore generale di Viale Mazzini - e credo ce l'abbia, e' far affiancare la nave della Rai a quella della nostra societa'. Non si tratta di educare ma capire quello che succede. E vedrete che se lo schema funziona, in qualsiasi momento possono spuntare i Gullit e Van Basten».

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