Giancarlo Leone lascia la Rai dopo 33 anni, il suo futuro è altrove

Giancarlo Leone lascia la Rai dopo 33 anni, il suo futuro è altrove

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Fonte: Ansa

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Televisione
  giovedì, 15 dicembre 2016
 23:21

Giancarlo Leone lascia la Rai dopo 33 anni, il suo futuro è altrove«Il mio futuro è altrove, ma il mio cuore resta in Rai». Con queste parole Giancarlo Leone ha annunciato, a sorpresa, il suo addio alla tv pubblica dopo 33 anni. Una lunga carriera, iniziata come giornalista a Televideo nel 1983 e terminata con l'incarico di direttore del coordinamento editoriale dei palinsesti. Sessant'anni compiuti il 14 marzo, il dirigente, figlio dell'ex presidente della Repubblica Giovanni, è stato tra l'altro per due volte vice direttore generale, amministratore delegato di Rai Cinema, capo dell'Intrattenimento, direttore di Rai1.

Oggi, nel corso della riunione del Comitato Editoriale, ha spiegato che: «è il momento per fare altre scelte. Mi attendono sfide professionali impegnative nel settore dei media». Come raccontato da Prima Comunicazione, il dg Antonio Campo Dall'Orto ha dato la notizia, parlando di «una vera e propria colonna che ha costituito per Rai un punto di riferimento fondamentale in questi trentatré anni di attività». Entrambi hanno poi spiegato che per un tempo limitato andrà avanti un rapporto di collaborazione. In particolare - si apprende - Leone contribuirà alla stesura del contratto di servizio, dopo il rinnovo della convenzione.

Dopo potrebbe ricoprire un nuovo incarico altrove. L'addio del dirigente, che guadagnava 360 mila euro l'anno, ha generato allarme a Viale Mazzini per possibili altri addii legati all'introduzione del tetto agli stipendi di 240 mila euro. Leone, interpellato sul tema, ha risposto che «si tratta di una scelta di vita e professionale e che il tetto non c'entra assolutamente nulla». Non mancano comunque voci di nuove uscite di manager, insieme a quelle di giornalisti legate al piano di incentivi per i pensionamenti: già 98 dipendenti hanno manifestato interesse e si stima che entro il 31 dicembre siano in 70 aderire, di cui 55 dalle redazioni regionali.

Diversi consiglieri sostengono dunque che il tema del limite ai compensi vada affrontato.

«Non vorrei che la scelta di Leone fosse stata accelerata anche dall'introduzione per legge del tetto - sostiene Franco Siddi -. La Rai rispetta la legge, ma dei correttivi che consentano di valorizzare merito e responsabilità appaiono opportuni».

«Il tetto agli stipendi rappresenta una forte limitazione per la Rai - aggiunge Guelfo Guelfi -. Le difficoltà, però, non devono però costituire un alibi per portare a termine il mandato che abbiamo ricevuto, che si propone la trasformazione dell'azienda da broadcaster in media company».

«Quanto sta succedendo era assolutamente prevedibile. Anzi, c'è da prevedere che di fronte a questi tagli di stipendi ci saranno dei contenziosi tra chi subisce il taglio e la Rai», afferma Arturo Diaconale.

«Mi sembra che l'unica cosa positiva che ha fatto il governo sia stata l'introduzione del canone in bolletta, tutte le altre misure sono contrarie al mandato ricevuto dalla Rai», è l'opinione di Carlo Freccero.

Di «dibattito lunare» parla il deputato Pd Michele Anzaldi.

«Davvero c'è chi vuole far passare la Rai e i suoi dirigenti per delle vittime? - afferma - Chi difende i super stipendi di certo non fa un favore all'azienda, che già non riscuote grande favore dai cittadini quando devono pagare il canone».

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