Mediaset elabora il 'Progetto 8 canali' a pagamento

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  sabato, 03 marzo 2007
 00:00
Manca chiarezza. E' questa la critica principale rivolta a Mediaset dagli analisti, che nell'incertezza hanno rivisto al ribasso le raccomandazioni sul titolo, ieri in caduta libera a Piazza Affari.
Jp Morgan, che ha corretto il suo giudizio da overweight a neutral, ha individuato quattro incognite sul futuro di Mediaset: l'impatto della nuova legge sul riordino radiotelevisivo; l'ingresso sul mercato italiano di un terzo player con le spalle larghe nei prossimi 12 mesi; una flessione nella crescita dei ricavi pubblicitari nel 2007; e un'acquisizione che distrugga valore per gli azionisti.

Certo, il momento non è favorevole alla tv generalista, che perde audience a vantaggio del satellite e di Internet. Mediaset, però, soffre più della Rai

Secondo un recente rapporto di It Media Consulting, se fra il 2003 e il 2006 la Rai ha ceduto l ' 1,3% di share nel giorno medio, la tv del Biscione è scesa del 3,6%, mentre Sky, la pay-tv satellitare di Rupert Murdoch è cresciuta del 4,4%.

Ecco perché è proprio intorno al digitale terrestre che Mediaset sta organizzando la sua strategia.

Il nome in codice è «Progetto 8 canali»: 8 canali a 8 euro al mese (un euro a canale). Un mix? Cinema, cartoni animati e canali dedicati specificamente alle donne.

In altre parole, una piccola Sky per far concorrenza al «nemico» Murdoch. Il principale ostacolo, però, è dato dalla legge, che per ragioni di antitrust impone al gruppo di Co
logno Monzese di trovare alleati, soprattutto stranieri  E, possibilmente, con la capacità di fornire contenuti.

Sui contenuti si gioca l'altra direttrice della strategia del Biscione. Ieri l'amministratore delegato di Publitalia, Giuliano Adreani, ha con;ermato che Mediaset resta interessata a Endemol, la società produttrice di celebri format come «II grande fratello», di cui Telefonica è in procinto di vendere il 75%.

L'advisor è già stato scelto: sarà Mediobanca. Ora «è una questione di tempo e trattative», ha spiegato il manager. L'amicizia tra Pier Silvio Berlusconi (vice presidente operativo di Mediaset), e John de Mol, uno dei due fondatori di Endemol, è nota e non è nemmeno escluso che l'affare lo possano fare assieme.

L'acquisizione porterebbe Mediaset, oggi presente soltanto in Italia e Spagna, attraverso Telecinco, automaticamente sui 22 mercati dove opera Endemol.

La prospettiva, in ogni caso, non piace agli analisti, che pur essendo favorevoli a un rafforzamento nei contenuti, preferirebbero società con un profilo più basso e, quindi, meno costose.

C'è poi la carta della telefonia mobile, un settore che Mediaset vorrebbe esplorare in veste di operatore virtuale, per fornire voce e altri servizi, come ha rivelato lo stesso Pier Silvio Berlusconi.

Quanto al fronte della raccolta pubblicitaria, Adreani ieri ha ricordato che nel 2006, «per la prima volta in Italia, Publitalia ha raggiunto degli accordi di lungo termine con tre grandi operatori internazionali per la cessione di spazi che verranno utilizzati per un lungo periodo di tempo». E ha poi anticipato che nel mirino di Mediaset c'è la Cina. L'obiettivo più ambizioso: entrare nel capitale di una tv cinese.

La controllata Publieuropa, ha spiegato il manager, «sta trattando con un canale cinese, per esempio per la concessione della pubblicità per tutto il mondo, Cina esclusa, in vista delle Olimpia;di di Pechino nel 2008. E stiamo negoziando anche la possibilità di acquisire una partecipazione nel capitale».
 
Giuliana Ferraino
per "Il Corriere della Sera"

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