Gentiloni: «Riforma tv, si va avanti»

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Fonte: Il Giornale

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Televisione
  sabato, 03 marzo 2007
 00:00
Se qualcuno si aspettava se­gnali di disgelo, è rimasto deluso.

Fedele Conialonieri e Paolo Gentilo­ni, il presidente di Mediaset e l'au­tore del disegno di legge che terro­rizza il secondo polo tv italiano, si sono trovati fianco a fianco a discu­tere del futuro della televisione.

«Andiamo avanti, lo abbiamo pro­messo agli elettori» la dichiarazio­ne di guerra del ministro delle Co­municazioni. «Attenzione a dare le martellate in testa alle aziende» la replica di Confalonieri. Lo scenario che si prefigura non è certo inco­raggiante: «Se andasse in porto la decurtazione di un terzo, ci sareb­bero problemi di occupazione. E non è una minaccia. Non siamo ma­gliari, abbiamo presentato i conti con chiarezza. Spero che in Parla­mento prevalga il buon senso».

È lo stesso Carlo Rognoni, il diessino consigliere Rai. a fare previsioni fo­sche per il Biscione:

«Oggi la Rai ha il 37 per cento del mercato
, Mediaset il 34 e Sky il 29. Nel giro di pochi anni i dati si rovesceranno».
Così il dibattito che chiudeva il convegno «La tv e l'arte della mor­ra cinese» (ospitato al Pirellone, se­de della Regione Lombardia) si è presto trasformato in un braccio di ferro.

Gentiloni ha ribadito che in­tende andare avanti nel suo progetto, anche se la riforma del sistema radiotelevisivo, proprio come i tan­to contestati Dico, non rientra nei dodici punti del programma che Romano Prodi ha fatto sottoscrive­re alla sua maggioranza prima del­la fiducia: «Sulla riforma tv c'è inte­sa, non è un punto controverso e i calendari parlamentari conferme­ranno le mie valutaziom, fermo re­stando che il Parlamento può inte­grare il testo come meglio crede».

Molto preoccupato Confalonieri. «Se il digitale diventa una Caienna, un gulag o la Siberia in cui noi e Rai dobbiamo migrare, allora dico no» è saltato su il presidente di Me­diaset, allarmato dal fatto che non esistano tempi certi per il passag­gio dall'analogico al digitale e che il trasferimento di Retequattro, in un contesto simile, si riveli troppo penalizzante.

«La Gentiloni dimen­tica le aziende, la loro storia e il loro valore. Non si può pensare di azzerare tutto e ripartire ex novo come se la realtà non esistesse». Il presidente Mediaset contesta an­che la tesi del ministro che parla di scarso pluralismo sul mercato tele­visivo italiano e invita a «aprire il mercato» a altre aziende:

«Che mercato soffocato e asfittico è? Ci siamo noi, la Rai. Sky e Telecom media che si sta facendo largo. An­che in Gran Bretagna ci sono tre player e in Francia ancora meno».

Sabrina Cottone
per "Il Giornale"

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