
Scudo Anti-Pirateria Italiano sotto la lente, le preoccupazioni sollevate da CCIA Europe
News inserita da: Simone Rossi (Satred)
Fonte: Digital-News (translate)
In una mossa che sottolinea le crescenti tensioni tra l'industria tecnologica e le autorità di regolamentazione in Europa, la Computer & Communications Industry Association (CCIA Europe) ha espresso serie preoccupazioni riguardo allo scudo anti-pirateria italiano, noto come "Piracy Shield". In una risposta formale del 3 aprile 2025, indirizzata all’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) in merito alla consultazione pubblica sulle modifiche al Regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, CCIA Europe ha sollevato dubbi significativi sulla sua implementazione e sui suoi potenziali impatti.
CCIA Europe, un’associazione internazionale senza scopo di lucro che rappresenta un ampio spettro di aziende del settore delle comunicazioni e della tecnologia, si è fatta portavoce di numerose aziende del settore digitale, sia italiane che europee ed extraeuropee, che guardano con apprensione agli sviluppi legislativi e regolamentari italiani riguardanti la responsabilità dei fornitori di servizi internet (ISP) in relazione a possibili violazioni del copyright commesse online da terzi. L’associazione, attiva nel policy making europeo dal 2009, mira a favorire un processo decisionale equilibrato e ben informato nel continente.
Il fulcro delle preoccupazioni di CCIA Europe risiede nello stesso "Piracy Shield", uno strumento che AGCOM ha adottato per emettere ordini di blocco di siti internet con una tempistica estremamente ridotta di soli 30 minuti. Secondo CCIA Europe, queste richieste vengono effettuate dai titolari dei diritti senza un giusto processo o possibilità di ricorso, ponendo significativi rischi ai principi di libertà d’impresa ed espressione, sanciti dal diritto europeo e italiano.
L’associazione evidenzia come il meccanismo del "Piracy Shield" sia stato sviluppato da una società affiliata alla Lega Serie A, una delle poche entità autorizzate a effettuare segnalazioni tramite la piattaforma. Inoltre, le caratteristiche tecniche della piattaforma non sono mai state rese pubbliche e sono state decise da un comitato tecnico a cui è stato invitato a partecipare solo un numero ristretto di operatori del settore digitale.
Il funzionamento complessivo della piattaforma è considerato "estremamente problematico" da CCIA Europe. La finestra di 30 minuti per l’implementazione degli ordini di blocco esclude la possibilità di verifica degli ordini di AGCOM da parte dei fornitori a monte e, inoltre, non viene tecnicamente rispettata dagli operatori a valle.
Ancora più allarmante è il fatto che questo sistema abbia portato al blocco di numerosi siti e servizi internet legittimi, come Google Drive, per utenti in tutta Italia. Questo è avvenuto perché tali siti e servizi erano protetti da attacchi informatici tramite un servizio di proxy-server che condivideva lo stesso indirizzo IP con siti web contro i quali il "Piracy Shield" aveva emesso un ordine di blocco.
Sebbene CCIA Europe abbia preso atto che le modifiche attualmente in consultazione propongono di utilizzare il "Piracy Shield" come strumento per la gestione dei reclami degli stakeholder, senza alcun obbligo legale per i fornitori di servizi internet di registrarsi sulla piattaforma, l’associazione ritiene che ciò rimanga altamente problematico. Le loro osservazioni si concentrano principalmente sulle preoccupazioni derivanti dal nuovo articolo 10, che delinea il funzionamento del "Piracy Shield".
L’associazione ha inoltre incluso alcune proposte di modifica all’articolo 8, paragrafo 3 bis della bozza di regolamento, che conferisce ad AGCOM il potere di emettere ordini di rimozione di contenuti da server ospitati in altri Stati membri dell’UE, basandosi su un riferimento a disposizioni non specificate del Digital Services Act (DSA). Data l’importanza di questo sviluppo e le questioni emergenti riguardanti la giurisdizione di AGCOM, CCIA Europe ha proposto di includere un riferimento specifico alle normative che si ritiene stabiliscano questo potere extraterritoriale.
In alternativa, CCIA Europe suggerisce di specificare come questo nuovo potere si coordini con la continuing authority di AGCOM (articolo 8, paragrafo 4 della bozza) di ordinare ai fornitori di connessione internet operanti in Italia di interrompere la connessione ai presunti siti illeciti. Quest’ultima, precedentemente prevista proprio in riferimento all’ipotesi di server situati oltre i confini nazionali, era intesa come un sostituto dell’ordine diretto di rimozione.
In conclusione, CCIA Europe incoraggia AGCOM a riconsiderare il suo approccio basato sul blocco e a concentrare invece i propri sforzi sul targeting degli effettivi host e distributori di contenuti piratati e sulla protezione dei contenuti alla fonte. L’associazione sostiene che il blocco a livello di rete non rimuove i contenuti da internet, può essere facilmente aggirato ed è in definitiva inefficace nel combattere la pirateria, nel ridurre i contenuti illeciti o nel dissuadere tattiche di pirateria sofisticate.
Data la complessità e la rilevanza delle questioni in consultazione, CCIA Europe ha richiesto la possibilità di illustrare la propria posizione ad AGCOM durante un’audizione dedicata, preferibilmente in inglese. L’associazione ha allegato alla sua risposta un documento contenente le proprie proposte di modifica e i principi sottostanti.
La risposta di CCIA Europe alla consultazione pubblica sull'evoluzione del "Piracy Shield" rappresenta una presa di posizione netta e articolata, che mette in luce le criticità di un sistema considerato invasivo, opaco e potenzialmente dannoso per l’intero ecosistema digitale europeo. L’associazione denuncia la mancanza di trasparenza nella progettazione del sistema, sviluppato sotto il controllo di una società affiliata alla Lega Serie A e definito da un comitato tecnico ristretto, senza reale inclusività né confronto con tutti gli operatori del settore. Viene poi messo in discussione il principio stesso alla base del "Piracy Shield", ossia la possibilità di bloccare l’accesso a un sito web in soli 30 minuti, su segnalazione unilaterale dei titolari dei diritti, senza alcuna possibilità preventiva di verifica o contraddittorio.
Secondo CCIA Europe, questo approccio non solo lede i diritti fondamentali delle imprese digitali e degli utenti, ma non si dimostra efficace nel contrasto strutturale alla pirateria, poiché agisce su sintomi (i siti raggiungibili) e non sulle cause (i veri host e distributori dei contenuti). Le conseguenze sono già evidenti: numerosi blocchi hanno colpito anche servizi legittimi, come Google Drive, generando disagi estesi a utenti che nulla avevano a che fare con le violazioni contestate. Il problema è tecnico, ma anche normativo, perché si agisce su indirizzi IP condivisi, senza distinguere con precisione tra contenuti illeciti e legittimi.
Non meno rilevanti sono le preoccupazioni giuridiche, in particolare sul nuovo potere attribuito ad AGCOM di ordinare la rimozione di contenuti ospitati in altri Paesi UE, un’azione che secondo CCIA necessita di un inquadramento più chiaro nel contesto del Digital Services Act e delle normative europee sulla territorialità e sul principio di proporzionalità. A questo proposito, l’associazione propone modifiche specifiche all’articolo 8 del regolamento e sollecita una maggiore chiarezza normativa sull’estensione extraterritoriale dell’azione dell’Autorità.
La richiesta di un’audizione formale da parte di AGCOM non è solo un passaggio formale, ma un segnale forte dell’intenzione di CCIA Europe di portare il dibattito a un livello più tecnico e costruttivo, chiedendo che la regolamentazione evolva in modo coerente con gli standard europei in tema di libertà digitale, proporzionalità e trasparenza. In sintesi, il documento ribadisce che la lotta alla pirateria non può sacrificare diritti fondamentali, né essere delegata a strumenti automatizzati privi di verifica, e che il vero contrasto passa da interventi mirati sulla filiera illegale, non da blocchi indiscriminati e opachi.