La Rai disdice il criptaggio NDS sul satellite: preparativi di addio a Sky?

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Sky Italia
  mercoledì, 04 febbraio 2009
 00:00
La partita delle piattaforme televisive è apertissima. Un primo atto lo compie la Rai, dando a Sky la disdetta, con i sei mesi di anticipo previsti dal contratto, per l'uso dello standard di criptaggio Nds, quello della News Corp di Rupert Murdoch utilizzato dai canali trasmessi sulla piattaforma satellitare.
 
A luglio scade il contratto siglato dalla Rai con l'allora Tele+, controllata dai francesi di Canal Plus: un'intesa che ha permesso di produrre il bouquet satellitare di RaiSat, distribuito da Sky in cambio di circa 45-50 milioni annui riconosciuti al servizio pubblico. Insieme a quell'accordo ne è stato siglato un altro, con il quale la Rai s'impegnava a criptare i suoi programmi satellitari con lo standard Nds di Sky. Un accordo che, al contrario di quello sul bouquet di RaiSat, non ha una scadenza temporale ma viene rinnovato tacitamente, a meno che non venga disdettato con sei mesi d'anticipo. Cosa che la Rai ha fatto, per arrivare con le mani libere, e a parità di condizioni, alla trattativa sul rinnovo dell'accordo per il bouquet di RaiSat.
 
Fin qui, sembra solo una vicenda contrattuale. Che assume però valenze strategiche nell'attuale fase di transizione al digitale e di concorrenza tra le piattaforme tv. Proprio a giugno partirà Tivù Sat, la piattaforma satellitare che ha in Rai e Mediaset i principali azionisti (Telecom Italia Media ha il 4%). Se la Rai non sarà soddisfatta dall'offerta di Sky, non criptera più i suoi programmi in Nds: vale a dire che, allora, gli abbonati alla pay tv non potranno più vedere gli eventi Rai (sportivi, cinematografici o altro) come avviene oggi, grazie al criptaggio dei programmi in Nds. Rai che, ad esempio, non cripta nello standard Conax di Conto Tv, piattaforma alternativa a Sky: sul caso ha aperto un'istruttoria l'Antitrust.
 
Ancora: un possessore di parabolica non abbonato a Sky non può vedere tali eventi. In certe zone di montagna, d'altronde, senza parabola non si può vedere la tv; ma il canone Rai si deve pagare. La posta in gioco riguarda in particolare Rai1, Rai2 e Rai3, i quali, insieme alle tre reti analogiche di Mediaset, costituiscono una buona fetta degli ascolti di Sky (quale non si sa, perché i dati relativi vengono resi noti cumulati agli ascolti delle sei reti su tutte le piattaforme).
 
Nelle regioni che spengono il segnale analogico, a partire dalla Sardegna, l'ascolto di Sky cresce, perché chi ce l'ha vede tutta la tv o quasi. Dall'estate le sei reti generaliste saranno disponibili anche su Tivù Sat, gratuitamente, pagando il costo di produzione di una scheda con standard Nagravisìon, quello usato da Mediaset Premium. Mediaset sta valutando rischi e vantaggi di un'eventuale "discesa" dei suoi canali generalisti da Sky, come ha spiegato Pier Silvio Berlusconi a II Sole 24 Ore del 30 gennaio. Lo farà, in caso, solo se altrettanto farà la Rai. Oppure i sei canali generalisti potrebbero restare su Sky senza criptare in Nds, riducendone l'appeal della piattaforma satellitare nelle regioni "digitali".
 
Se Sky proponesse alla Rai un'alleanza organica, sulla scia dell'accordo su Olimpiadi e Mondiali, infine, sarebbe tutta un'altra partita.

 

Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"

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