Baldassarre: 'Il decreto sui diritti tv del calcio a rischio incostituzionalità'

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Fonte: Libero Mercato

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Sport
  martedì, 13 novembre 2007
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Antonio Baldassarre«II decreto legislativo che ha stabilito la riforma della contrattazione collettiva sui diritti televisivi del calcio è a rischio di incostituzionalità: lede i principi del libero mercato e della concorrenza dell'Unione europea». Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale e docente ordinario di diritto costituzionale presso l'Università Luiss, in questa intervista esclusiva rilasciata a Liberomercato boccia il decreto legislativo emanato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, voluto dal Ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri. Baldassarre lo ha messo nero su bianco e lo ha spiegato in un suo dettagliato parere.
 
Professore, chi gliel'ha richiesto?
«Alcuni mesi fa la Juventus mi ha incaricato di redigere uno studio sul decreto legislativo e la legge delega sui diritti tv della Lega nazionale professionisti».
 
E quale conclusione ha raggiunto?
«Il decreto, e in parte anche la delega, presentano diverse perplessità in materia costituzionale e riguardo ai principi dell'Unione Europea sulla libertà di concorrenza. È da ricordare infatti che le società di calcio hanno ottenuto lo scopo di lucro con la legge del 1996».
 
Quindi si può dire il decreto ha un importante vizio di fondo?
«Il provvedimento parte dal principio opposto a quello della nostra costituzione e dei trattati dell'Unione Europea: tutto è soggetto a regolazione pubblica. Lo Stato interviene sulla libertà di concorrenza tra le società di calcio e indebolisce le società più forti economicamente della Serie A, a vantaggio dei piccoli club. Esso viola l'articolo 41 della costituzione e le norme comunitarie che fanno riferimento alla libera concorrenza».
 
A questo punto cosa potrebbe succedere?
«Tutto e nulla. Dipenderà dalle iniziative che decideranno di assumere i singoli club: se ad alcuni può andar bene il decreto con la contrattazione collettiva, non accadrà nulla. L'accordo raggiunto in Lega potrebbe aver attenuato in parte il profilo di incostituzionalità, che però resta intatto poiché l'intesa discende dalla legge».
 
Altrimenti?
«Alcune società, in modo particolare l'Inter, il Milan e la Juventus, potrebbero adire il giudice ordinario per far rilevare l'eventuale incostituzionalità, decisa dalla Corte Costituzionale. Inoltre, potrebbero rivolgersi alla Corte di giustizia dell'Unione Europea».
 
Passando ai cadetti. Anche le società di serie B avrebbero convenienza a impugnare il decreto legislativo?
«Possono fare causa se ritengono di aver ricevuto un danno: è un principio stabilito direttamente dalla Costituzione».
 
Cosa si sarebbe dovuto fare, per evitare questo pasticcio?
«Si sarebbe dovuto introdurre un criterio di solidarietà. Ogni società dovrebbe gestire in modo autonomo i diritti tv. Al tempo stesso la Lega potrebbe stabilire un contributo, destinato a un fondo comune, che potrebbe colmare il divario esistente tra le grandi e le piccole società di calcio».
 
Intervista di
Marco Liguori
per "Libero Mercato"

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