Teche Rai: 'Abbiamo 500 idee, ma nessuno le usa'

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Televisione
  mercoledì, 04 luglio 2007
 00:00

Rai TecheQual è la situazione in Rai per ciò che riguarda i format interni e quelli 'appaltati'? E' vero che il rapporto è di 20 a 80?

No, non è così. Complessivamente parliamo di meno del 50% ma è comunque tanto. Non solo per ragioni quantitative, ma soprattutto di genere. Quasi tutta la percentuale è relativa all'intrattenimento, che era e rimane il genere principe della tv ma soprattutto il modello sociale del paese. L'omologazione dei contenuti nell'intrattenimento è grave tanto quanto l'omologazione nell'informazione.

Qual è il suo atteggiamento verso la prassi di acquistare fuori format che porrebbero essere prodotti internamente?

Non sono contro il mercato. L'apertura può accettarli a scatola chiusa bensì essere sinonimo di maggiore libertà, ma tutti i format che vengono dall'esterno la Rai non può imprimere su di essi il proprio marchio editoriale.

Il manico deve essere in casa Rai, e questa necessità la sì è vista soprattutto a proposito dei reality, un genere che non mi piace ma di cui capisco il successo. La Rai deve fare in modo che ciò che acquista venga modellato su quello che essa è, servizio pubblico, e sulle aspettative di qualità che sempre ci si aspetta da lei.

Nel suo intervento ha parlato di 250 format della Rai depositari ma che nessuno tocca.

Le dirò di più. Con le Teche, abbiamo passato in rassegna i titoli di varietà in Rai dagli anni '50 fino ai primi anni '90. Sono venuti fuori 500 titoli di cui la Rai detiene la proprietà totale, format che i giovani autori potrebbero riprendere e 'ringiovanire'. Festa di compleanno ad esempio è il clone di Terza B, facciamo l'appello condotto da Enzo Biagi nel '71, e Colpo di genio è stato una rielaborazione dei Cervelloni, a sua volta ispirato a Portobello di Enzo Tortora.

Solo questo dico: almeno non paghiamo i format. Abbiamo anche realizzato un dvd mandato ai vertici dell'azienda per capire cosa fare di questi materiali, se era possibile fame prodotti multimediali, utilizzarli su internet, sulla banda larga, sul telefonino, ma non è successo nulla.

Perché? Volontà politiche, economiche o semplice distrazione?

Per colpa di un impoverimento culturale, che affligge la Rai da almeno 15 anni. E soprattutto per l'adozione di una logica che si riteneva industrialmente vincente e che ora svela tutte le sue falle, quella del make or buy. Mediaset ad esempio ha sempre perseguito la strategia del meno make e più buy. La Rai ci è andata dietro e siamo scivolati miti verso i livelli bassi che ci sono oggi. Si tratta di un gioco a ribasso che alla fine danneggia più Mediaset che la Rai.

Se l'azienda di servizio pubblico continua ad avere più  successo di quella commerciale, è perché questa ha verificato che senza sostanza, i format acquistati non vanno da nessuna parte. Se a Mediaset levi Antonio Ricci, Maurizio Costanzo e la De Filippi, a prescindere che costoro piacciano o meno, quell'azienda entra in crisi.

Che cosa pensa del diritto d'autore?

Mi piacerebbe che fosse trovato il modo per tutelare l'idea ma garantirne al tempo stesso la circolazione. Lavorando alla Rai e in modo particolare alle Teche, ho scoperto che esistono 180 tipi diversi di diritto d'autore. Se volessi mettere questi materiali su Internet e farli girare per contribuire ad accrescere la conoscenza in questo paese, metà di quelli non potrebbero andare on line. In un'era di libera circolazione delle idee come quella promossa dalla rete, una tale situazione è ridicola e anacronistica.

Paola Manduca
per "Off"

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