Marano: da leghista ho detto no ad un Bossi

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Fonte: Panorama

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Televisione
  venerdì, 03 agosto 2007
 00:00
Antonio MaranoAntonio Marano è nato nel 1956 ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, ma da tempo risiede a Varese. Si è sempre occupato di televisione, iniziando come direttore esecutivo della Rete 55 per poi diventare direttore commerciale della Rete A del gruppo Peruzzo. In seguito, è stato consulente della Cecchi Gori Communications e ha partecipato alla fondazione di Italia 9 Network. Nel 1994 viene eletto deputato nelle file della Lega Nord, ed è nominato sottosegretario alle Telecomunicazioni nel primo governo Berlusconi. E' stato anche amministratore delegato della Stream News prima di approdare in Rai nel 2002 come direttore di Raidue al posto di Carlo Freccero. Carica che ricopre tuttora, dopo un breve passaggio come responsabile dell'acquisto dei diritti sportivi dell'emittente di Stato.

Scusi Marano ma come si permette di segare le ambizioni televisive di Riccardo Bossi, figlio primogenito del segretario del suo partito?

Ho detto a Riccardo: «Benvenuto nel mondo della tv, dove le cose prima si fanno e poi si dicono». Ha dichiarato ai giornali che partecipava all'Isola dei famosi senza che io ne sapessi nulla, poi di aver avuto il permesso dal padre. E tutto questo alla vigilia di un cda Rai dove si parlava del contratto del programma.

Suvvia, sono ragazzi. Il giovanil impeto li porta a sbagliare.
Ha sbagliato tutto. Anche i figli di qualcuno devono fare i passi giusti. Il reality non è il primo. Bisogna fare la gavetta. E sarebbe opportuno che Riccardo la facesse su un'altra rete, non sulla Due gestita da un direttore che fa riferimento alla Lega, il partito del padre.

Insomma, poveretto, voleva incominciare da dove gli pareva più facile. Se la rete è in quota Lega, per la proprietà transitiva è anche un po' sua...
E poi, scusi, cosa ci azzecca lui con i famosi? Lì ci va chi ha una carriera alle spalle: nello spettacolo, nella moda o nello sport.

Beh, un naufrago in più o in meno non faceva differenza. Poi non capisco la severità. Quel padre Umberto che, celticamente, voleva prendere Riccardino «a calci nel culo».
Guardi, il padre non voleva, ma alla fine avrà detto: sei maggiorenne, fa' quello che vuoi. Parliamoci chiaro, il ragazzo ha delle qualità, ma tutto a suo tempo. Rispettiamo l'abc della tv.
 
Non ci sarebbe qualche altro spazietto disponibile? Che so, all'Italia sul Due, o con Michele Santoro ad «Anno zero»?
Vedremo di dargli una mano. Ma alla fine gliel'ho detto: quel cognome ti dà dei vantaggi, ma anche un sacco di svantaggi. Insomma, qualcosa gii faremo fare.
 
Sarà contento lei, ormai si parla più di chi andrà sull'«Isola» che della corsa alla guida del Partito democratico. E pensare che il suo presidente, Claudio Petruccioli, detesta il programma.
Si, Petruccioli non è favorevole. Allora per accontentarlo abbiamo cambiato la formula: quest'anno i naufraghi saranno un mix di vip e di sconosciuti. Lo sa che ai vari casting si stanno presentando in decine di migliaia?
 
Alla fine vi toccherà fare più «Isole», divise per categorie. Con tronisti e veline l'«Isola dei formosi». Con quelli dei servizi deviati l'«Isola dei fumosi». E per i modaioli, l'«Asola dei famosi»...
Per carità, niente politici, inquisiti, veline o ex banchieri diventati protagonisti del gossip.
 
Allude a Gianpiero Fiorani? Mi permetto di perorarne la causa: balla e, come si è visto in procura, canta bene.
Ha detto che l'ho cercato. Ma quando mai? Secondo lei l'ho chiamato io o mi ha fatto cercare lui da qualcun altro? La regola è che chiunque è inquisito non può partecipare.

Scusi se insisto, ma perché il figlio di Bossi no e quello di La Russa si?
Lo vede? Passo più tempo a smentire presunte partecipazioni che a occuparmi del programma. Qui c'è troppa gente che usa l'Isola per farsi pubblicità. Ma chi è questo figlio di La Russa?

Si chiama Geronimo. Va bene, niente Bossi junior. Ma non ha pensato alla moglie Maruska, che tra tanti vip de noantri con quel nome darebbe un tocco di esotico?
Ma lasci perdere. Ho già tante gatte da pelare. Ma poi chi è questa Maruska, io non ne ho mai sentito parlare.
 
Paolo Madron
per "Panorama"

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