Sesso, violenza, religioni. Così Camila Raznovich si fa in tre

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  giovedì, 25 ottobre 2007
 00:00

Camila RaznovichCamila Raznovich è cresciuta. E ci tiene a farlo sapere. Trentatré anni compiuti da poco e tanta voglia di scostarsi da quell’immagine di eterna ragazzina che oltre dieci anni di lavoro nella rete giovanilistica per antonomasia non possono non tracciare.

«Ancora oggi mi dicono che sono il volto giovane della tv — racconta quasi sconsolata mentre sorseggia un tè nella sua bella casa milanese —. So di avere ancora molto da imparare ma sento anche di essere profondamente cambiata rispetto alla diciottenne che faceva urletti presentando i Take That».

Un cambiamento che si riflette anche nelle scelte professionali di Camila.

Il primo dei suoi impegni sarà la conduzione della seconda edizione di Amore Criminale, il programma di Raitre che racconta le storie (vere) di donne uccise dai propri uomini. Sette puntate in seconda serata da sabato 3 novembre.

«È incredibile che si parli così poco di un fenomeno tanto diffuso — racconta appassionata —. Io dovrò raccontare la storia ma senza enfatizzare i toni».

Il 4 gennaio è previsto uno speciale in prima serata e ci sono già gli accordi per la terza serie, che inizierà a marzo del prossimo anno.
«Mi piacerebbe che partisse proprio l’8 marzo, in onore di tutte le donne».

Mentre sempre l’8 marzo, ma di quest’anno, su Mtv si è conclusa la settima edizione del suo Loveline. Ed è stata quella che ha registrato i migliori ascolti dal 2001.

L’ottava edizione partirà a metà gennaio e andrà in onda il martedì, mercoledì e giovedì dalle 22.30. Nessuna titubanza nell’accettare ancora una volta la conduzione?
«No. Credo di dover restituire almeno in parte tutto quello che questo programma "rivoluzionario" mi ha dato. Ho iniziato a condurlo che avevo 25 anni: ormai è una macchina che va da sola. Per me resta il piacere di ritrovarsi con il gruppo di lavoro e con il pubblico».

A questo punto il tè è finito e Camila, i lunghi capelli raccolti in una coda e nemmeno un filo di trucco, prima di proseguire la conversazione confessa di non essere ancora riuscita a disfare le valigie per i suoi molti impegni.

È appena tornata da 25 giorni passati «vagabondando» per l’India, zaino in spalla. E cameraman al seguito. Perché in realtà si è trattato del primo dei viaggi che registrerà per Camminando, il programma che il prossimo autunno andrà in onda su La7.

Un’esperienza faticosama interessante, come spiega lei: «Ogni viaggio serve per andare alla scoperta delle diverse religioni. Per carità, non c’è nessuna velleità antropologica, solo la curiosità di analizzare gli altri attraverso la spiritualità».

Insomma, Amore Criminale, Loveline e Camminando; tre progetti piuttosto diversi tra loro ma che, come precisa Camila, «approfondiscono tre tabù: la morte, il sesso e la religione».

Tre progetti che la vedranno protagonista su altrettante reti. Curioso per una che in casa non ha un televisore dal 2001.
Molto chic. «Non è per quello— giura lei —, è che in questa casa non c’era l’antenna e così mi sono accorta che senza tv dovevo reinventare il mio tempo. Sia chiaro, quando vado dal mio fidanzato o dagli amici, la guardo».

E cosa, in particolare?
«Adoro il programmadi Daria Bignardi e mi piacciono molto anche Fazio e Chiambretti ».

Programmi Mediaset?
Attimi di silenzio, sguardo raggelato, quindi: «Mi piacciono Le Iene ».

C’è dunque da credere che non la vedremo mai, come è già successo ad altri colleghi ex v-jay (Marco Maccarini, Enrico Silvetrin, Daniele Bossari), condurre il Festivalbar, giusto?
Anche qui un momento di smarrimento, e poi: «Per molti anni mi sono occupata di musica, ora vorrei esplorare altri fronti». Come il cinema, ad esempio. Perché, sempre nel 2008, parteciperà alla sceneggiatura del film tratto dal suo romanzo autobiografico (Lo rifarei, Baldini Castoldi Dalai editore).

L’Indiana Film ne ha acquistato i diritti. Sorpresa che qualcuno abbia deciso di portare la sua storia sul grande schermo?
«Certamente lusingata, anche se la primavolta che ho riletto tutto quello che avevo scritto mi sono detta: caspita, è la mia vita ma sembra proprio un film».
Chiara Maffioletti
per "Il Corriere della Sera"

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