Fondazione Rosselli: da Rai a Cologno 500 milioni alle fiction

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  sabato, 15 dicembre 2007
 00:00

Rai e Mediaset investono 780 milioni nel prodotto televisivo italiano, di cui quasi 500 nella fiction e 250 nell'intrattenimento. Ai documentari vanno meno di 20 milioni, cifra investita per l'animazione. L'Istituto di economia dei media della Fondazione Rosselli ha presentato a Roma il suo rapporto annuale, nell'ambito del quinto Summit sull'industria della comunicazione. Su 5,5 miliardi di ricavi delle tv terrestri, circa la metà viene spesa nella programmazione. Rai vi investe tra 1,5 e 1,8 miliardi, compresi i costì del personale e i diritti tv.

Il gruppo di Cologno Monzese, spende circa 1,2 miliardi. Telecom Italia Media investe nella programmazione appena 120 milioni, «che, però, sono una cifra maggiore del nostro fatturato - sottolinea Piero De Chiara - mentre Mediaset investe in programmi metà del suo. Non basta rafforzare i produttori indipendenti con una quota di diritti. Ci vuole più concorrenza tra le tv». Giorgio Gori, di Magnolia, sottolinea come i programmi d'intrattenimento siano spesso delle coproduzioni, in particolare con la Rai, «quindi il valore dei 250 milioni per i produttori esterni va quantomeno dimezzato».

La struttura del mercato della produzione, inoltre, ha cambiato faccia negli ultimi mesi. Mediaset - dopo le operazioni su Endemol, Medusa-Taodue, Fascino e Media Vivere - «controlla quattro delle sette maggiori società di produzione italiana, che valgono il 46% delle ore trasmesse» aggiunge Gori.

Per Giovanni Modina, vicedirettore generale per i contenuti di Mediaset, gli investitori «sono sempre più interessati alla prima serata» e meno al resto della giornata. E così Mediaset è tornata ad acquisire i diritti dalle major, per tutte le piattaforme: «Una soap opera d'acquisto costa uno rispetto ai venti di una autoprodotta», commenta Modina.

E i nuovi media? Valerio Zingarelli, a.d. di Babelgum Tv, spiega che la Rete, nel mondo, «permette di offrire i contenuti di nicchia dei produttori indipendenti, scavalcando distributori e tv, grazie alla condivisione dei ricavi e alla gratuità per l'utente finale». L'Italia rischia però la «disintermediazione» per le carenze nella banda larga.

Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore"

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