Marcuzzi: 'Sono innamorata del Grande Fratello'

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Fonte: Sorrisi.com

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Televisione
  mercoledì, 23 gennaio 2008
 00:00

Maglione grigio extra-large, fazzoletto a portata di mano, aria febbricitante. La «pacifica» ha contagiato anche Alessia Marcuzzi. Ma a dispetto del nome dell’influenza stagionale, la conduttrice si muove nell’immenso salone della sua casa romana come un leone in gabbia: lei non riesce a sopportare di dover stare lontana dal quartier generale di Cinecittà.

«Mi sfogo attaccandomi al telefono. Poveretti, gli autori non ne possono più. Li chiamo ogni 5 minuti». Già, perché appena si parla del reality l’adrenalina ricomincia a scorrerle nelle vene e lei sembra pronta a ritrasformarsi in quella sventola bionda dalla simpatia travolgente fotografata qui a lato. «C’è poco da fare. Per me il “GF” è fichissimo. Più vado avanti e più mi innamoro di questo programma».

È d’accordo anche sulla presenza di un transessuale tra i concorrenti?
«Non ci trovo nulla di strano: un transessuale è una persona che si è operata, tra l’altro con un intervento che in Italia è legale ed è rimborsato dall’assistenza sanitaria. Non capisco cosa ci sia di male. D’altra parte le persone vengono scelte in base al carattere, alle emozioni, alla forza comunicativa. Religione, sessualità, razza non c’entrano niente».

Anni fa sembrava stesse per entrare nella Casa un prete. Dopo varie critiche, non se ne fece più niente. E stavolta? Vi siete fatti condizionare al momento di scegliere i concorrenti?
«No. E se qualcuno dovesse sentirsi offeso per le scelte che abbiamo fatto mi sentirò offesa io per prima, perché io sto sempre dalla parte del concorrente».

È arrivata a condurre la sua terza edizione. Dica la verità: non si è stancata?
«Manco per niente. Il Gieffe non ti può far arrivare alla saturazione perché cambia completamente di anno in anno. Per un conduttore è il massimo. Tutti gli altri programmi che ho condottoli ho trovati molto meno impegnativi».

E perché?
«Hai tre ore e mezzo di diretta. E non puoi provare quasi niente. Al di là di una scaletta di massima, non puoi mai prevedere quali saranno le reazioni dei ragazzi. Tutto si gioca sui sentimenti, sulle sorprese, su momenti di vero spettacolo. Checché se ne dica, è molto complicato condurre un programma variegato come il reality show».

E magari qualche volta imbarazzante. Le è mai capitato di sentirsi a disagio tra effusioni troppo esplicite o tradimenti a favore di telecamera?
«Io mi affeziono realmente ai ragazzi e per i tre mesi di reclusione li seguo quasi in modo maniacale. Così quando nella sesta edizione Filippo ha lasciato la fidanzata per mettersi con Simona o nella settima Melita ha fatto lo stesso per stare con Alessandro, io parteggiavo per loro. E d’altra parte queste storie durano tuttora. Forse l’unico vero imbarazzo l’ho sentito per una frase volgare rivolta da Diana a Melita. In quel caso mi sono un po’ irrigidita».

E le parolacce?
«E basta con questi finti scandali... Francamente tutto ciò lo trovo un po’ bigotto. Ma voi ditemi chi non sente almeno una parolaccia parlando con un gruppo di persone? Fanno parte del linguaggio corrente. Non sopporto più che il Grande Fratello venga definito trash e volgare. I programmi volgari in tv sono altri».

Quali?
«Non mi va di fare nomi e di salire in cattedra a mo’ di maestrina. Però non mi va neanche questo atteggiamento un po’ bacchettone e puritano. Le concorrenti del Gieffe sono state criticate per come si vestono. E cosa volete che indossino? Il burqa? Io le vedo simili a tante altre ragazze che si incontrano per strada o nelle discoteche. Oggi tutte sono più moderne e provocanti. Semmai quello che mi scandalizza in tv sono le bestemmie e certi cartoni animati violenti. Quando mi accorgo che Tommaso, il mio bambino, ne sta guardando qualcuno faccio di tutto per fargli cambiare canale».

Lei dà l’idea di avere una duplice personalità. Un po’ testa sulle spalle, un po’ folle. È così?
«Sì, in effetti per alcuni aspetti sono un tipo tradizionale. Fin da quando ero ragazzina sono sempre stata promossa, non ho mai bigiato la scuola, mi sono diplomata a 16 anni e mezzo, ho imparato tre lingue, mi sono iscritta all’università (anche se non mi sono mai laureata). Insomma, sono sempre stata considerata, tra virgolette, la classica brava ragazza. E poi è vero che quando si diventa mamma si acquisisce un’altra testa. È stato proprio Tommaso il primo a prendermi in giro. Spesso mi chiama “mamma patatona” per la mia goffaggine, per esempio quando mi casca tutto dalle mani o quando, al supermercato, finisce che è lui a dovermi ricordare che cosa ci serve. È che ho questi atteggiamenti un po’ sbadati, un po’ eccessivi».

Anche in amore?

«Soprattutto in amore. Ogni giorno decido una cosa diversa. Carlo (Cudicini, ndr) è davvero un santo. È che ho un carattere passionale e imprevedibile. E anche se lui non me ne dà motivo, sono molto gelosa. Lo è anche lui, ma in modo più discreto. Io invece certe volte faccio delle vere e proprie sceneggiate napoletane».

Lui vive a Londra. Lei a Roma. Nessuno dei due ha in progetto un cambio di città?
«No, per il momento stiamo bene così. Vivere una storia a distanza ha il pregio di creare sempre una certa aspettativa per ogni incontro. Lo svantaggio è che manca la quotidianità».

Tommaso resterà figlio unico?

«Non so, non ci ho pensato. In ogni caso non lo direi mai. Certe cose troppo intime preferisco tenerle per me. Leggerle sui giornali mi fa stare male. E poi resto una fatalista, preferisco non fare programmi».

Tommaso è circondato da calciatori: suo padre e suo zio sono Simone e Filippo Inzaghi. E il suo attuale compagno è il portiere del Chelsea. Per caso lo ha già iscritto a qualche scuola calcistica?
«Sì, il padre lo ha iscritto all’Acquacetosa, una società molto seria e ligia alle regole. A Tommaso piace e credo che gli faccia bene anche dal punto di vista educativo».

E a lei, piace il calcio?

«No, nonostante le mie “frequentazioni” continuo ad avere difficoltà, per esempio, a capire un fuorigioco».

E cosa le piace fare?
«Andare in discoteca. Lo faccio sia a Roma che a Londra, ma so quando e dove andare per non farmi fotografare. A me quelli che dicono di vivere assediati dai paparazzi mi fanno ridere. Ma come? Vai in Costa Smeralda e pretendi di non essere beccato? Io comunque non sono mai stata attratta dalla vita mondana. Sai che noia l’idea di andare a queste feste dove c’è solo gente che fa il tuo lavoro o dove saluti persone facendo finta di conoscerle. Chissà, forse avrei potuto avere più copertine e maggiore visibilità, ma per me appena si spegne la lucina rossa della telecamera ricomincia la vita normale. Una cosa però mi fa arrabbiare davvero. E cioè tutte le interviste a quelle colleghe che dicono di non avercela fatta perché non si sono concesse agli uomini che contano. Ecco, quello è un modo indiretto per insultare tutte le altre. Lo sa cosa ho fatto io per lavorare?».

No. Che cosa?

«Miliardi di provini per anni e anni. Prima ci andavo di nascosto dai miei, poi accompagnata da mia madre, ma in ogni caso vivevo con la minigonna e i tacchi a spillo in borsa, pronta a cambiarmi per il provino quotidiano».

E qualche dirigente ha mai provato a sedurla?
«Mai, nemmeno mezzo. E anzi, a un certo punto mi sono perfino domandata: ho qualcosa che non va? Lo scriva: mi sarebbe pure piaciuto...».

A proposito, della Marcuzzi attrice che ne è stato?
«Recitare è la mia grande passione e i dirigenti di Mediaset, a cui sono legata per altri tre anni, lo sanno. Al momento non c’è nessuna fiction in vista. Ma resto fiduciosa e soprattutto spero che, dopo aver interpretato la poliziotta, la carabiniera e la magistrata, mi offrano un ruolo comico. A me piacciono film tipo “Tutti pazzi per Mary” o “I Tenenbaum”».

E il cinema?
«Nemmeno parlarne. Già c’è la discriminazione verso chi fa le fiction, figuriamoci se poi, come nel mio caso, si è pure conduttori. E dire, invece, che è pieno di attori che fanno il mio mestiere. Ma una cosa sui nostri giovani attori emergenti la voglio comunque aggiungere. Li vedo tutti cupi, pronti a prendersi sul serio, con un’aria perennemente impegnata ed emaciata. Come se la cupezza fosse indice di bravura. Ecco, da “grande sorella” mi viene da dire: ridete ogni tanto. Tranquilli, non fa male».

Cinzia Marongiu
per "Sorrisi.com"

 

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