Ci sono tante tv, il telespettatore si fa il palinsesto da sŤ

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Fonte: Il Giornale

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Televisione
  venerd√¨, 25 gennaio 2008
 00:00

TelecomandoDiscutere oggi di televisione √ɬ® pi√ɬĻ complesso rispetto a solo pochi anni fa. √ɬą mutato il panorama dei media con l'evoluzione di Internet, della free-press, dei primi tentativi di editoria mobile...

In definitiva, stiamo assistendo a un incremento dell'offerta di prodotti di intrattenimento e di informazione che non ha eguali rispetto al passato.

√ɬą mutato anche il rapporto che il pubblico ha con questi strumenti: la rappresentazione della televisione come nuovo focolare domestico e quella della casalinga di Voghera come idealtipo della telespettatrice, appartengono anch'esse alla preistoria. Non si pu√ɬ≤ pi√ɬĻ parlare di pubblico e di televisione, ma di pubblici e di televisioni.

Affronto alcune delle questioni in discussione.

- Lo sviluppo delle piattaforme distributive ha permesso la moltiplicazione dell√ʬĬôofferta. Se con l'analogico ogni famiglia poteva vedere circa dieci canali nazionali e diverse emittenti locali, satellite e digitale terrestre hanno aumentato in maniera quasi esponenziale, questo numero. Il processo ineluttabile di switch-off dall'analogico al digitale terrestre (previsto per il 2012 ovvero tra cinque anni, non decenni) consolider√ɬ† questa situazione, rendendo tra l'altro preistoria anche le vecchie polemiche sulla impossibilit√ɬ† di accesso in tv di nuovi editori. La questione si √ɬ® spostata ormai dall'aspetto tecnologico a quello dei contenuti.

- E infatti l'ampliamento dell'offerta √ɬ® impressionante. Un esempio freschissimo. L'altroieri, mercoled√ɬ¨ 23 gennaio, la serata televisiva in Italia offriva: Inter-Juventus su Raiuno, Atalanta-Milan in pay tv (Premium Calcio e Sky Sport), due film in free tv (Monna Lisa smile Raidue, La sonnambula su Iris), pi√ɬĻ di dieci film in pay (sul satellite: Effetti collaterali, The sentinel, Intrigo a Parigi, Pirati dei carabi; su Premium Gallery: Al cuore non si comanda e Mr nice guy).

E ancora: tre prodotti di informazione (Raitre Speciale Ballarò sugli anni di piombo, Rete4 Top Secret dedicato alla cronaca nera, L'Infedele di La 7 sulla crisi italiana), un programma di intrattenimento su Canale 5 (Aldo Giovanni e Giacomo), tre telefilm in free (Csi su Italia 1, Kebab for breakfast su Mtv, The flying doctor su Sat2000) e quasi una decina in pay (da Dr. House su Joy di Premium Gallery a Desperate Housewife su Fox Life). Un mix incredibile di generi, piattaforme distributive, modalità di accesso.

- Eppure ancor oggi, e immaginiamo per lungo tempo, la televisione generalista rimarr√ɬ† al centro dell'ascolto, quasi come collante delle varie esperienze personali. Non √ɬ® un caso infatti che a fronte della proliferazione dei canali, la produzione di materiale originale per la televisione generalista sia in aumento rispetto al passato. Si potr√ɬ† discutere della qualit√ɬ† di questa produzione (il velinismo...) ma non certo della quantit√ɬ†. E se la quantit√ɬ† √ɬ® oggettivamente misurabile, la qualit√ɬ† √ɬ® soggettiva. Mi limito a sottolineare che il successo di un programma dipende dalla quantit√ɬ† di √ā¬ęveline√ā¬Ľ pi√ɬĻ o meno vestite o dai decibel delle urla: esistono programmi √ā¬ęurlati√ā¬Ľ di scarso successo ma anche programmi di qualit√ɬ† e di successo, giudizio personale naturalmente, con parecchie urla (Ballar√ɬ≤ di marted√ɬ¨ scorso).

Queste considerazioni sulla qualità sono ribaltabili anche alla questione format diventata oramai quasi una parolaccia. Ricordo solo che il mitico Lascia o raddoppia si rifaceva a un format francese: Quitte ou double.

- Un serio discorso sulla televisione dovrebbe liberarsi da una quantit√ɬ† di false tesi ripetute con tanta ostinazione da diventare verit√ɬ†. Un esempio: il rapporto tra calcio e televisione. Cito testualmente: √ā¬ęSecondo i dirigenti sportivi sono le trasmissioni televisive delle partite a far spopolare gli stadi. Calano gli spettatori negli stadi, diminuiscono le entrate, crescono le spese√ā¬Ľ. Nessuno si sorprenderebbe di leggere queste considerazioni su un quotidiano di oggi, invece si tratta di un articolo della Domenica del Corriere del 1967. Dunque: o i mali vengono da lontano (e allora la tv di oggi quantomeno non ne √ɬ® responsabile) o, tutti questi mali, forse, non esistono.

Marco Paolini
Direttore Marketing strategico Rti
per "Il Giornale"

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