Telediario - Il Tour de France è dopato e RaiTre parla d'altro

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Fonte: Il Giornale

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Televisione
  martedì, 22 luglio 2008
 00:00
Premesso che il ciclista che taglia il traguardo per primo e alza le mani al cielo dà ormai l'impressione di volersi arrendere fin da subito al successivo arresto della gendarmerie o dei carabinieri, a seconda che stia correndo da dopato il Tour de France o il Giro d'Italia, resta da capire come debba essere interpretata una tale corsa ciclistica da chi la deve commentare.

Come accade anche quest'anno, i nostri Auro Bulbarelli e Davide Cassani sono in affannosa difficoltà nella telecronaca quotidiana su Raitre del Tour de France.

Qualcosa hanno registrato nel loro approccio alla competizione dopo le infinite delusioni patite dai loro aggettivi spesi in passato per celebrare i vari truffatori succedutisi sul podio, ma pare comunque che si siano divisi i compiti con la fedele Alessandra De Stefano cui spetta il ruolo più infelice: mentre la coppia maschia di conduttori fa buon viso a cattivo gioco e finge di prendere ancora sul serio l'ordine di arrivo di ogni tappa, alla loro collaboratrice spetta l'ingrata mansione di rivisitare le nuove classifiche con interviste ai reietti, come è capitato con Ricco, oppure sfornare all'ora di cena, per il notiziario di Raisport, accigliati elzeviri contro i malvezzi di uno sport (se è ancora lecito chiamarlo così) sempre più prossimo a un reality piuttosto che a un concentrato di valori umani e agonistici condivisi.

Il risultato è una cronaca schizofrenica, il cui esito finale è sempre "sub judice", nella quale ogni ricorso all'epica descrittiva, perfettamente consona alle imprese sofferte e piene di fascino del ciclismo, risulta ora compromesso se non addirittura vanificato dalle troppe delusioni patite dagli appassionati.

Togli a una telecronaca ciclistica il diritto e il dovere di essere immaginifica, roboante, romanticamente enfatica, che rimane?

Rimane un Auro Bulbarelli che, pur di non doversi compromettere troppo nell'esaltazione della corsa, si butta su Wikipedia e quest'anno più che mai ci investe di particolareggiate e sfiancanti notizie anche sul paesino più insignificante attraversato dal Tour.

Rimane un Davide Cassani che, appena può, cambia discorso e la butta sull'aneddoto personale o sul colore piuttosto che gettarsi nelle sabbie mobili di giudizi tecnici che potrebbero essere smentiti all'alba del giorno dopo.

Che sia cambiato molto se non tutto anche nelle telecronache del ciclismo lo capisci quando Bulbarelli spende accenni commossi quando vede un gruppo di ragazzi che disegnano con i loro corpi una grande scritta: «W il Tour». Fino all'altro ieri Bulbarelli si emozionava per un'impresa sportiva. E noi con lui.

Roberto Levi
per "Il Giornale"

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