Attilio Romita: ''Le mie pazze giornate di lavoro in Rai''

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Fonte: Diva & Donna

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Televisione
  giovedì, 07 agosto 2008
 00:00
Tutti i week-end dedicati alla sua rete, Rai Uno.

Per Sabato&Domenica estate, la trasmissione che, dalle 6,45 alle 9,30, accompagna il risveglio Romita rinuncia a molte delle sue vacanze e anche a tanti momenti del suo privato.

Ma era importante che quello spazio mattutino, basilare nel palinsesto della giornata, avesse il volto e l'appeal di uno dei giornalisti più popolari del Tg di punta della rete ammiraglia di Viale Mazzini. Un volto familiare, abituato a dialogare con il pubblico a casa e in grado di porgere le prime stavolta gravi, notizie in arrivo.

«E cosi, infatti», dice lui stesso. «Da che siamo partiti, ci siamo già occupati di molti, rilevanti casi d'attualità, legati agli ultimi avvenimenti di maggior interesse. Potrei citare, per esempio, l'intervista in esclusiva a Pietro Orlandi, il fratello della povera Emanuela, ad appena qualche ora di distanza dalle nuove presunte rivelazioni su quel giallo trentennale. Al mio fianco ce Elisa Isoardi, che i telespettatori hanno imparato a conoscere meglio come conduttrice del pomeridiano Effetto Sabato. Una bella e brava collega. L'intento (riuscito secondo lo share che è arrivato anche al 40%) era quello di creare una coppia credibile per quel che riguarda la parte informativa e di cronaca. E con un pizzico di ironia, come si è visto».

S'è visto dove?
«Nel programma di Gene Gnocchi Artù. La scorsa stagione con un piccolo ruolo, la prossima, pare, con un peso maggiore. Ho accettato persino di esibirmi in veste di cantante in "I Raccomandati", nonostante sia uno stonato irrecuperabile. Mi sono molto divertito, forse più io che chi sé dovuto, per colpa mia, tappare le orecchie. Però va bene. E utile. Diventa anche un modo per tenersi con i piedi per terra, per non montarsi la testa, per bilanciare quella specie di esaltazione che può colpire chi appare tanto in video. Come giornalisti, pratichiamo un mestiere che ci regala una notevole visibilità, senza per questo essere persone speciali. Mi diverto pure, è nel mio carattere solare, giocoso: sai che noia altrimenti la vita!».

Com'è iniziata la sua carriera televisiva?
«Dalla sede regionale della Rai di Bari. Mi chiamò a Roma Luca Giurato che era allora il direttore del Gr uno, dandomi l'opportunità di compiere il grande salto dalla provincia alla capitale. Ricordo che l'accompagnai all'inaugurazione degli snidi di Saxa Rubra per i Mondiali di calcio»

Il giornalismo è stata la sua vera, unica passione?
«Sì. Mio padre avrebbe desiderato che come lui, facessi l'agente di commercio, e, infatti, subito dopo che ebbi preso la laurea, tentò di avviarmi a questa attività, Resistetti due mesi, poi partii per Parigi con una scusa. Da lì, ben consapevole di dargli un dolore, lo chiamai per comunicargli che sarei stato solo un giornalista. Non fu facile cominciare: a Bari esisteva La Gazzetta del Mezzogiorno e basta. Per fortuna, in quel periodo, nacque Puglia, il giornale di Mario Gismondi. Vi entrai, ma era un giornale fatto in cooperativa che mi richiese anni di sacrifici: 20  ore di lavoro quotidiano, e pochi soldi. Mi servì come una gavetta, e fu una scuola straordinaria»,

Poi divenne conduttore del Tg?
Merito della mia abilità nell'usare il 'gobbo". Il gobbo è una specie di suggeritore elettronico, su cui scorrono e si possono leggere le varie notizie del Tg. Accadde così. Un giorno mi fu affidata una nota politica da riferire in studio, e Mimun notò che, al contrario di altri colleghi, non avevo foglietti, né appunti. Molto sorpreso, mi domandò se per caso non avessi imparato a memoria quel testo. "No" risposi. "Riesco a servirmi del gobbo senza che nessuno se ne accorga" Ciò mi valse la promozione e diventai "mezzobusto" del Tg2, Quando poi Mimun fu nominato direttore del Tg1, lo seguii. Qui mi capitò un nuovo colpo di fortuna. Lilli Gruber fu eletta parlamentare europeo e la sostituii alla conduzione delle 20».

Sposato?
«Da 15 anni. Mi sono sposato a 40 anni con Angela, e ho una bambina, Alessia, dodicenne. Confesso; ero un single convinto. Mia moglie l'avevo avvertita, infatti. Staremo insieme, le spiegavo, però non pensare al matrimonio. Lei stette al gioco e, contro ogni previsione, fui proprio io a proporle le nozze. Prima di conoscerla, avevo il guardaroba sparso qui e là, e spesso, al mattino, ignoravo dove sarei andato a dormire la sera».

Un'unione felice quindi?
«Felicissima. Anche se le donne mi piacciono molto, la sola idea di dover raccontare bugie è ormai totalmente scoraggiante. Mi voglio godere ciò che la vita mi ha regalato, ed è davvero tanto. Se ho due ore libere, vado a correre o faccio sport. Tornare a casa e vedere Alessia felice e mia moglie serena è una grande gioia».

Ernestina Miscia
per "Diva e Donna"

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