Enrico Mentana: ''La mia tv? L'opposto di quella di Santoro''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  domenica, 10 agosto 2008
 00:00

Il luogo non è dei più accessibili. Rifugio Capanna Tondi, 2.300 metri. Per raggiungerlo devi arrivare a Cortina, prendere la funivia fino al Faloria e poi la navetta-jeep. Enrico Mentana preferisce arrivarci a piedi, dopo ore di scarpinata.

Con lui c'è la moglie Michela Rocco di Torrepadula, ex Miss Italia (1987). I loro figli, Giulio (2 anni) e Vittoria (10 mesi), compaiono a fine giornata. Giulio sta imparando ad andare in bici, il padre armeggia sul pedalino difettoso, sedendosi sull'asfalto del Palaluxor. Al Rifugio ci sono gli altri due figli, Stefano di 21 anni e Alice di 16, avuti da madri diverse. Alice inciampa su una grappa al lampone che definisce «ributtante», il padre la sbugiarda davanti alla proprietaria e Alice arrossisce.


Il prossimo che Matrix sarà?
«Dovessi cominciare adesso, affronterei il caso Saccà, tornerei su Brunetta e inviterei Del Turco».

Ci crede all'inciucio Rai-Mediaset?
«Al lunedì ho contro Vespa, Isola dei Famosi e Dandini. L'inciucio è solo un titolo giornalistico».

Perché uno dovrebbe guardare lei e non Santoro o Vespa?
«Sono curioso, smaliziato. L'approccio contrario a quello di colleghi, che pure stimo, come Santoro. Lui sceglie il tema che più suscita scalpore e lo tratta nella maniera più partigiana possibile, in modo da creare un fortissimo impatto. È la necessità di chi fa prima serata: anche Floris non abbonda di chiaroscuri. Io non parteggio, sono disinibito e non ho l'ufficialità estrema di Vespa. Posso sfottere il personaggio, usando tutta la tavolozza».

Però Berlusconi lo sfotte poco.
«A maggio non è venuto perché sapeva che gli avrei chiesto delle intercettazioni. L'ultima volta, in campagna elettorale, non sono riuscito a tenerlo a freno. Però bisogna intendersi: un conto è l'intervista, altro l'interrogatorio. O il para-travagliesco del "Chi era Mangano?" o il "Quanto è bravo lei". Con Berlusconi devi essere pugile, danzare come Ali e cercare la guardia scoperta».

Scusi, ma lei vota?
«Ho cominciato a non votare dal '94, da allora l'ho fatto quasi sempre. Mai votato Berlusconi».

Lo sa che Luttazzi l'ha inserita tra i «parac..i» d'Italia?
«Luttazzi non aveva un altro lavoro, Biagi sì e anche Santoro ha trovato un'uscita al Parlamento europeo. Luttazzi si è esposto, ha pagato. È giusto che possa satireggiare su tutti, me compreso. Se uno non si schiera, può passare per paraculo».

Sua moglie dice che lei è come i cinesi, aspetta che i cadaveri dei nemici li porti la corrente.
«Parlava della mia rimozione dal Tg5. Rossella e Mimun sono amici, ma il lavoro è il lavoro. Nessuno è indispensabile ed è inutile fare i Masaniello o i mitomani. Capisco mia moglie, ma il giornalismo non si fa con la passionalità».

E il conflitto d'interessi?
«Non fa piacere. È dal '92 che mi dicono che sono la foglia di fico di Berlusconi e che sputo sul piatto in cui mangio. Detto questo, la sinistra si è uccisa da sola, basta pensare al caso Mastella. Che c'entra Mediaset? Come politica, Sabina Guzzanti non mi dice assolutamente niente. Ritiene che metà italiani siano scemi e l'altra metà, quelli come lei, illuminati».

Ma la tv italiana è libera?
«Certo: nulla non è stato detto. Viviamo un cortocircuito tra informazione, la cui élite non è berlusconiana, e opinione Dubblica a maggioranza berlusconiana. Travaglio, "la spina acuminata del potere", lavora in tv e vende migliaia di copie, magari usando anche istruttorie archiviate. Fa breccia su persone già dalla sua parte, non aiuta a capire». Le sue interviste migliori? «Ricucci, Consorte, Fiorani, Corona. I perdenti».

Qual è il suo ospite dei sogni?
«Beppe Grillo. Più ancora di Travaglio, Gomez e Barbacetto, Grillo traccia un confine tra sé e gli altri. Non lo abbiamo ancora raccontato bene».

Forse perché chiamate urlatori come Facci e Sgarbi.
«Facci viene da me perché è l'unico polemista di destra. Sgarbi è stato usato da Santoro come antagonista urlante. Grillo è la spina nel fianco della sinistra riformista. Solo che la sinistra riformista, da Santoro, a parlar male di Grillo non va. E allora si butta tutto in caciara con Sgarbi».

Lei è entrato in Rai nell'80, in quota socialista. Craxi come lo ricorda?
«Come uno che ha tentato, con ogni mezzo, di sottrarre la sinistra all'egemonia comunista. È stato angelo e diavolo non meno di Berlinguer: una persona generosissima al servizio della causa sbagliata».

Quanto si è divertito, da interista, con Matrix a Matrix?
«A dirla tutta, pochissimo. Materassai non è una cima né come retorica né come simpatia».

Andrea Scanzi
per "La Stampa"

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