Piroso imita Paolini parlando di Tortora, i commenti di Specchia e Grasso

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Fonte: Libero / corriere.it

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Televisione
  venerdì, 05 settembre 2008
 00:00
Vi proponiamo di seguito due commenti sullo Speciale di La7 "Dunque, dov'eravamo rimasti?" (andato in onda lunedì scorso alle 23.15) dove un Antonello Piroso in versione Marco Paolini ripercorre la tragedia giudiziaria di Enzo Tortora. Il primo, tratto da Libero di ieri, è di Francesco Specchia mentre il secondo, disponibile esclusivamente in versione video, è di Aldo Grasso. Per chi si fosse perso lo speciale, è possibile rivederlo dal sito di La7 cliccando su questo link.

Ci vuole un bel coraggio a scardinare il bon ton dell'informazione tv; e a riaprire il Caso Enzo Tortora, in una commossa e rabbiosa performance da teatro civile, in terza serata su La7; e fare 4.7% di share (con picchi del 7%); e ci vuole vaporosa follia specie se a farlo è Antonello Piroso il direttore dei tg della rete per una sera nei panni dell'affabulatore alla Dario Fo o - meglio - alla Marco Paolini.
 
Accade raramente, ma accade. L'altra sera il cronista s'è trasfigurato in un animale da palcoscenico; ha abbandonato il distacco dagli eventi e s'è buttato con furia contro il linciaggio che subì il quarto moschettiere della televisione, dall'84 fino all'88 (anno della "bomba atomica che mi è scoppiata dentro", il tumore che lo ghermì e se lo portò via). Il maxiprocesso per camorrismo e spaccio, i giudici che condannarono l'innocente -10 anni di carcere e 50 milioni di multa -, i Radicali, l'assoluzione quattro anni dopo l'arresto, le figlie di Tortora costrette a risarcire il pentito Gianni Melluso oggi condannato per rapina: il canovaccio sviluppato da Piroso è stato implacabile.
 
«Sono finito in mano alla furbizia dei pentiti», disse Tortora all'arresto; "fu cacciato due volte dalla Rai, non volle mai essere martire del palco, non come oggi che se non ti fanno lavorare c'è il regime e se lavori va tutto bene", ha detto Piroso che mescola alla cronaca nefasta di quegli anni la polemica coi presunti "censurati del video" Luttazzi e Guzzanti. E detto da un apostata veltroniano un po' sorprende.
 
Tecnicamente, su pause e recitazione, c'è stata qualche sbavatura. Piroso in completo nero da attore di Weimar non è del mestiere. Ma la narrazione dei fatti è stata inappuntabile. Il teatro-giornalismo non ha risparmiato nessuno degli accusatori di Tortora, da Cederna a Montanelli. Parte del monologo, poi, si è fissata sui servizi del Corriere di uno dei pochi innocentisti di allora, il cronista Vittorio Feltri, che descrisse i colleghi giudiziaristi esultare alla condanna di Tortora. Floris era in prima fila. Forse siamo alla nascita di un nuovo genere...
 
Francesco Specchia
per "Libero"
(04/09/08)

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