Mister Satira - Intervista a Maurizio Crozza: ''Io non appartengo a nessuno''

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  sabato, 15 novembre 2008
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«Lei Crozza non lo sa, ma io faccio mia la sua imitazione di Veltroni. E pacatamente, serenamente, mi diverto». Maurizio Crozza rivela la telefonata che Silvio Berlusconi gli fece poco prima del discorso di insediamento del nuovo governo: «E poi in effetti mi ha citato». La parodia del ma-anchismo disturbò un po' Walter Veltroni, ma poi chiamò. «Telefonò per dirmi che il ma-anchismo è l'unica politica che si può fare in Italia: tu mi prendi in giro, ma si deve parlare con tutte le parti».
 
Il comico di Crozza Italia Live vive un momento di grazia, il suo programma di domenica sera porta La 7 al 6 per cento di share (1 milione e 200 mila spettatori) e accetta di parlare del suo modo di concepire la satira, passando in rassegna alcuni dei suoi trofei, compreso il recente e riuscitissimo ministro Renato Brunetta.
 
Domenica vedremo il ministro anti-fannulloni?
«È sulla poltrona rossa che replica alle critiche dell'Espresso. Colto in fallo, si chiede: L'Espresso cos'è? un treno o un caffo? La gente non capisce. Il Giornale si sa cos'è, ma L'Espresso? Poi va alla lavagna e spiega il volo low cost (50 curo) rimborsato con 800 euro. Si morde le mani, si fa le stigmate».
 
La satira risorge in tv. Ma Berlusconi dice che è a senso unico...
«Berlusconi vede i sondaggi negativi e se la prende con la satira. Sì, siamo in tanti a farla in tv, ma è divertente. A me piace che ci sia tanta varietà: i Guzzanti, la Dandini, Marcorè, la Cortellesi. Berlusconi parla di ''dileggiatori", di "appecoronati"? Io non appartengo a nessuno. Sono solo un povero guitto che fa ridere. Non sono iscritto a nessun circolo (neppure quello del tennis) e mi fa piacere quando per strada uno mi dice "Uè Crozza sei forte, perché bastoni sia a destra che a sinistra" , Nello show mia moglie Carla (Signoris, ndr) e Ambra Angiolini scherzano su Red, la tv di D'Alema, poi si ride del governo. La satira deve colpire le ipocrisie che si annidano nel potere».
 
Cosa ha prodotto questa volta contro il governo?
«Rido del premier che invita a casa sua i leader sindacali Bonanni e Angeletti, allo scopo di spaccare l'unione sindacale. La chiave? Quella del musical Aggiungi un posto a tavola di Dorelli: il ritornello a un certo chiude con "Se sposti un po' la seggiola Epifani cade giù". Io penso che si possa far satira su tutto, anche sulla ministra Carfagna, come si è visto nella scorsa puntata: Claudia Gerini era La donna che visse due volte (da Hitchcock), come la Carfagna che dimentica il passato, ma io la incalzavo mostrandole il suo calendario. Ecco, sono contento di stare a La 7, una rete piccola ma che mi rende libero».
 
Non teme la censura del ministro Bondi, che ha bollato come "ributtante" il varietà di Bertolino?
«Lo trovo sconcertante. Dovrebbero occuparsi d'altro. Ma fossi in Bertolino gioirei. Quando feci l'imitazione di Papa Ratzinger (dalla finestra di San Pietro chiedeva quanta gente ci fosse in piazza: erano di meno che quelli in piazza al Primo maggio così pretendeva gli autori di Fiorello) stavo a casa di Dario Fo, mi telefonavano dalla Bbc e dalla Cbs per l'attacco che subivo dal Vaticano e lui ridendo disse: "che culo hai avuto!". Sì, in quei casi capisci che hai colto nel segno».
 
Altra accusa che vi muove il Palazzo: questa tv mette angoscia...
«Noi mettiamo sempre angoscia, però ridendo! Alla prof. Signoris questa volta comunichiamo che la sua scuola non è più intitolata a Sandro Pertini. Non ci sono soldi, per avere la lavagna luminosa si ricorre alla sponsorizzazione della Toyota 4x4. Io non faccio comizi, neppure nei 7 minuti dell'editoriale che Floris mi concede a Ballarò, ma credo sia giusto far capire alla gente che si cerca di screditare il pubblico per aiutare il privato: dalla scuola, all'acqua alle televisioni. Berlusconi dirà che sono schierato? I miei valori stanno da quella parte lì, io vado sulla forza delle idee. Non dimentico che mio padre faceva l'elettricista in porto, mia madre era casalinga, stavamo in sei in una casa di sessanta metri quadrati».
 
Lei è amico di Beppe Grillo. Esclude di seguire il suo esempio?
«Grillo ormai fa un altro mestiere. Ma è, in assoluto, quelle che mi fa più ridere. E' il più bravo, non scende a compromessi. Rido quando vado a mangiare a case sua, rido nelle gite in barca. In lui l'aspetto politico è preponderante, si è esposto, ma riempie i Palasport, usa bene la Rete, le tv Io seguono: ha la forza per farlo. Io ho 49 anni, due bambini, e attraverso il Crozza Italia Live mando messaggi politici. Perché ogni gesto quotidiano è politica. Basta vedere cosa chiedi al tuo commercialista: se gli chiedi di aiutarti a pagare le tasse con il 740 o se gli chiedi di fare il possibile per non pagarle».
 
Leandro Palestini
per "La Repubblica"

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