Cappon: ''Non esiste Rai-set, il sospetto di accordi anti-Sky infondato''

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Fonte: L'Unit

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Televisione
  sabato, 07 febbraio 2009
 00:00
«Insomma, sì dice tanto che la politica mette troppo le mani sulla Rai e poi ogni scelta compiuta in una logica aziendale viene letta come una scelta politica?.

In modo pacato come sempre, ma quantomeno stupito, il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, non accetta la lettura che è stata data dalla politica su «Tivu-Sat», la piattaforma satellitare gratuita e comune per Rai, Mediaset e Telecom con La7.

Al settimo piano di Viale Mazzini il direttore uscente è nel suo ufficio, tra i ricordi di quel «mondo normale» delle imprese come Fintecna e di quella galassia Iri della quale ha fatto parte come manager. La Rai è meno normale, forse, stretta fra politica e necessità di competere. «Ma la Rai è una grande azienda, con qualità superiori a quelle che le vengono normalmente attribuite, è uno spaccato di società».

Nel palazzo è scattata la girandola del totonomine, crescono le quotazioni di Mauro Masi come nuovo Dg, le possibilità che resti Petruccioli presidente o che entri Calabrese. Cappon è sereno, pronto a ricominciare altrove: «Sono stato molto fortunato a lavorare alla Rai», per due volte come Dg, «E' una esperienza intensa. Si fa una corsa senza respirare e solo alla fine si apprezza ciò che si è fatto».

Per la piattaforma satellitare si è parlato di Raiset, che ne dice?
«Noi siamo concorrenti di Sky e Mediaset, ma per alcune cose collaboriamo con entrambe, si fa l'accordo con l'uno e si compete con l'altro. La Rai non ha un'offerta pay, nel piano industriale abbiamo puntato molto sul digitale per tutti, inesistente fino a due anni fa. Ora è una scelta vincente come si vede dagli ascolti in Sardegna. L'idea di Tivusat nasce otto mesi fa per assicurare la copertura del segnale su tutto il territorio nel passaggio al digitale, anche nelle valli di montagna più sperdute. A giugno scade il contratto con Sky per RaiSat e abbiamo già dato la disdetta del sistema di criptaggìo Nds utilizzato da Sky e che privilegia i loro telespettatori. A questo punto la Rai è libera di negoziare quel che più le conviene con tutti gli operatori e dunque anche con Sky».

Ma è stata Mediaset a proporre questa piattaforma comune?
«È stato il consorzio per il digitale, Dgtv (Telecom Italia Media, Rai, Mediaset, le locali della Frt e di Aeranti Corallo). L'Unione europea ha fissato per il 2015 lo switch off, il cambio di interruttore fra tv analogica e digitale. In Italia partirà adesso la Val D'Aosta, poi il Trentino e a fine anno il Lazio con Rai2 e Rete4. La piattaforma satellitare non è un accordo editoriale, ma tecnologico e promozionale».

La scelta la farà chi verrà dopo, ma lei toglierebbe i canali Rai da Sky?
«Noi abbiamo impostato le condizioni strategiche, economiche, tecnologiche perché la questione possa essere affrontata al meglio dal nuovo vertice Rai per un cambiamento che si prospetta enonne dopo 50 anni».

Allora nessuna Raiset?
«Ho rispetto per Mediaset ma è il nostro competitore, così come Sky, con la quale abbiamo fatto un accordo conveniente per i mondiali: li avevamo pagati 350milioni, ne abbiamo rivenduto i diritti pay a Sky per 175 e abbiamo pagato 45 milioni per due olimpiadi. Ecco, il sistema tv ha tariti attori, non ha senso pensare a un soggetto amico e a un altro nemico».

CapponIl Pd propone di cambiare i criteri di nomina del Cda Rai per rendere la governance della tv pubblica meno legata alla politica. È d'accordo?
«Il sistema di govemance per me deve cambiare, perché non corrisponde alle necessità dell'azienda. Ma non parlo tanto dei criteri di nomina, quanto dell'insieme delle regole aziendali. Nel complesso queste sono pensate soprattutto per mantenere un equilibrio di poteri nella rappresentanza. Ma sono regole statiche, non al passo con il cambiamento del panorama tv».

Come vedrebbe un amministratore unico, al quale pensa Veltroni?
«Io credo nelle normali regole di impresa ma spetta al legislatore trovare la formula giusta. Il problema è un altro: la Rai è un'azienda in competizione o un'amministrazione pubblica? I nostri processi sono troppo lenti, si rischia sempre un ricorso al Tar o una denuncia alla Corte dei Conti. Possibile che i poteri del direttore generale siano fìssati per legge? La Rai corre il pericolo di essere emarginata rispetto alla grande tv. Insomma, se voglio tenere Fiorello devo poterlo trattare come gli altri: tutti chiedono alla Rai qualità, ma questa si paga».

Fiorello se ne è andato per questo?
«È un artista libero, vuole sperimentare forme televisive diverse dalla generalista e certo l'offerta Sky è importante».

Il bilancio del 2008 è in rosso il 2009?
«Il 2009 sarà un anno difficilissimo con una previsione di perdita al momento di 29 milioni per il calo della pubblicità, in flessione dal 2000. Il bilancio 2008 non è ancora chiuso: saremmo stati in pareggio o in utile senza la crisi. Ma abbiamo certo contenuto drasticamente la perdita con interventi sui costi. Il canone, la risorsa pubblica, è modesta, la più bassa d'Europa, per tutti i servizi che offre la Rai, dalla radio al web al digitale. O si punta sulla risorsa pubblica, oppure, se il nostro introito è costituito per metà dalla pubblicità, dobbiamo fare dei programmi che l'attraggano»

Come ha contenuto i costi?
«I budget delle reti sono gli stessi di due anni fa, si è contenuto il costo del personale, ridottoli costo dei diritti intemazionali e sportivi, salvaguardando nuovi programmi. "Buongiorno Regione", per esempio, è un successo».

E le sacche di precariato?
«Un problema annoso dovuto a una gestione impropria. Abbiamo chiuso i rubinetti a monte: c'è un accordo per assorbirli dai bacini esistenti, ma senza creare nuovi precari. Sono molto orgoglioso di aver indetto il primo concorso pubblico dopo 20 anni. Ho persino nominato un dirigente di 32 anni, bravo. Ho guardato alla competenza, non all'età o ad altro»

Natalia Lombardo
per "L'Unità"

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