Il tentativo è quello di politicizzare il flop d'ascolti e trasformarlo nel fallimento della satira di destra e, per riflesso, di tutta la destra, non solo di quella televisiva. La chiusura anticipata di Bellissima - il programma del Bagaglino tolto dal palinsesto di Canale 5 dopo appena tre puntate - diventa quasi il termometro dell'italiano medio, che ha ancora addosso la febbre influenzale (berlusconiana) ma che prova lentamente a smaltirne i sintomi grazie a una calibrata cura di aspirine.
Non è così. E Martufello, uno dei protagonisti storici del cabaret di Pingitore, lo sottolinea con forza: «Andiamoci piano con giudizi del genere, sarebbe paradossale». Siamo ancora convinti, nonostante i dati dell'Auditel e la scelta della chiusura anticipata, di aver messo in scena un programma bello, di ottima fattura, elegante. In queste ore stiamo riflettendo, ma non cambiamo certo opinione sul livello qualitativo della trasmissione. Siamo altrettanto convinti che il format funzioni ancora, non è possibile che tanta gente ci abbia voltato le spalle dopo un flirt col pubblico durato un'eternità.
Sì, però le cifre restano quelle, l'undici per cento non è certo un exploit, considerando che Canale 5 è la rete più importante di Mediaset...
Senza dubbio ci sono stati anche fattori negativi. In primis, la concorrenza. Si sa che fare un programma con i bambini come quello trasmesso da Raiuno (e ci tengo a sottolineare che è uno show convincente) significa anche godere, già ai blocchi di partenza, di un vantaggio negli ascolti. Questo era ampiamente preventivato. Peraltro, il nostro programma e quello della Clerici sono ambedue indirizzati alle famiglie, pescano nello stesso bacino. Poi siamo incappati in un sabato santo, c'è stato il terremoto, c'è stato il weekend del 25 aprile...
Ma la gente si è sintonizzata altrove...
Questo è un giallo. Sono ventidue anni che andiamo in onda in prima serata con successo, ottenendo sempre ascolti notevoli. Mi sembra davvero strano che, nel giro di otto mesi, due milioni e mezzo di spettatori abbiano deciso di darci il benservito. Tutti sanno, infatti, che il nostro zoccolo duro è ampio, che per tantissime persone siamo un riferimento. I tradimenti sono all'ordine del giorno, ma questo è davvero troppo.
Non griderà mica al complotto...
No, ma certi commenti apparsi sui giornali non fanno bene a chi ha lavorato per anni a spettacoli importanti, come restano quelli del Bagaglino...
Probabilmente, però, occorrerebbe rinnovare la formula, magari adeguandosi ai palati di un pubblico televisivo che oggi premia i talent show o gli sguardi impauriti di Ferdi, il vincitore del Grande fratello.
Tutto è migliorabile. Ma stavolta credo che siano i critici a non aver visto il rinnovamento. Abbiamo voluto un ritmo più svelto, poca politica e più satira di costume, in poche parole un programma snello, capace di dare un po' di tranquillità alla gente.
Forse la satira è stata poco pungente...
Anche qui c'è da riflettere. Berlusconi sta al governo, non ci sono stati episodi grossolani su cui fare battute, la sinistra è pressoché scomparsa. Con chi te la vai a prendere?
Le famose otto donne, però, davano l'idea di essere imbalsamate, anche quelle dei reality erano più spumeggianti. Non è sitato un boomerang?
So solo che con quattro di loro abbiamo mandato avanti uno spettacolo di successo: fino all'ultima serata il teatro ha fatto registrare il tutto esaurito. Alle due di notte la gente aspettava che uscivamo dai camerini per gli autografi e le fotografie... E adesso che cos'è successo? Non ci hanno guardato in tv? Mi sembra davvero strano...
E in futuro?
Ci penseremo, noi ci organizziamo volta per volta. Una cosa però è certa: siamo e restiamo il Bagaglino. E questa è una garanzia, comunque la si pensi.
per "Il Secolo d'Italia"
«Colpa della Clerici? No, è perché Oreste Lionello non c'è più: lui era la pietra miliare del programma. O forse è che il pubblico si è stancato. Quando ho iniziato il Bagaglino faceva nove milioni di telespettatori, poi negli anni è calato e anche ai tempi di Saloon i numeri non erano più gli stessi»: per Nathalie Caldonazzo, dal 1998 al 2001 primadonna del Bagaglino, la chiusura anticipata per flop d'ascolti di Bellissima - cabaret anticrisi «è un dispiacere».
per "Leggo"