Il flop delle serie cult, ma in Italia c'è chi ci crede ancora...

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Fonte: Il Riformista

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Televisione
  venerdì, 23 febbraio 2007
 00:00

O.C. chiude i battenti con la disperazione di ogni adolescente degno di questo nome e che sogna la California. Pochi ascolti e gli americani lo cassano: l'ultima puntata è andata in onda questa notte negli States. The O.C. (prodotto da Warner Bros, College Hill, Pictures Inc., Wonderland Sound and Vision), ha debuttato negli Stati Uniti sul canale Fox il 5 agosto del 2003 totalizzando ben 10 milioni di telespettatori a puntata. In pochi anni il successo è evaporato. Esattamente come sta accadendo con i naufraghi di Lost e le Desperate Housewives.

In televisione quindi, anche i telefilm, esattamente come altri generi, alla lunga stancano il pubblico, e stancano gli stessi attori protagonisti che li realizzano, stufi di rimanere ingabbiati sempre nello stesso personaggio, di precludersi l'accesso al mondo sempre magico del cinema che, viceversa, consente interpretazioni diverse e successo spesso crescente.

La crisi del genere non è solo una questione di casting, anzi. E una questione di pubblico. Un pubblico sempre più esigente, sofisticato, che tradisce molto più facilmente che in passato divi e broadcaster. Se fino a qualche tempo fa una rete forte riusciva a tenere un numero di affezionati nonostante tutto, ora non è più così. Lo vediamo frequentemente anche in Italia dove negli ultimi mesi anche le reti più forti hanno pagato errori di palinsesto, oltre che di qualità dei programmi. Ricordate gli spostamenti di palinsesto delle "Casalinghe disperate"? La polemica - per lo stesso motivo - per Crimini?

Ma veniamo all'attualità: Mediaset crede ancora nella forza del genere fiction, tanto più se nel formato mini-serie e made in Italy. Ci avviciniamo ad uno dei periodi più caldi dell'anno per la guerra degli ascolti e nei prossimi giorni, quando verremo sommersi dalla valanga di notizie sanremesi, il Biscione metterà in cantiere una contro-programmazione proprio all'insegna di film e telefilm, ad eccezione del giovedì con i ragazzi rinchiusi nella casa del Grande Fratello. Per sottrarre il pubblico più giovane dal festival sanremese, Italia 1 punterà martedì su una puntata inedita del mitico Dr. House e canale 5 scenderà in campo mercoledì con Attacco allo Stato, la fiction con Raoul Bova sulle Br che uccisero D'Antona in una versione tv movie.

Ancora giovedì su Italia 1 debuttano la seconda serie di Csi: Ny e a seguire la quinta di The Shield. Ottimo il venerdì con una serata dedicata ancora a Dr. House, poi gli intrecci amorosi di Grey's Anatomy e infine con Nip/Tuck.

E a proposito di Grey's Anatomy, è certa la notizia della nascita dello spin-off voluto dalla Abc che si concentrerà sulle vicende della dottoressa Addison Mont-gomery-Shepherd, il chirurgo neonatale interpretato da Kate Walsh (già vista in Quello che gli uomini non dicono). [dettagli su Digital-Sat].

Sempre dagli States arriva la notizia che Gabriele Muccino sarà uno dei produttori per la Cbs e regista della serie tv Viva Laughlin, tratta a sua volta dalla serie della Bbc Blackpool, che racconta il sogno di un uomo che vuole aprire un resort nella Las Vegas degli spogliarelli. Le riprese cominceranno questa primavera.

Dal telefilm alla docu-fiction creata dalla regista e producer americana Patti Kaplan dal titolo Bordello! (CatHouse) che si ispira alla vita di una lussuosa casa chiusa di cui è disseminato il Nevada da quando nel 72 sono diventate legali. La storia è quella di Dennis Hot il titolare che ha cominciato a trasformare il suo ranch più di dieci anni fa accontentando clienti di ogni tipo. Una docu-fiction, girata in nove mesi, in cui viene mostrata, giorno dopo giorno, la reale vita all'interno del bordello.

Le telecamere nascoste nelle "party rooms" spiano le ragazze alle prese con i loro clienti, ma ci saranno anche le interviste al manager e alle ragazze che ci lavorano.

Con Muccino e la Kaplan anche Spike Lee al lavoro su un progetto televisivo ancora segreto (probabilmente per la Nbc), mentre il regista P.X Hogan, già dietro la cinepresa dei film Peter Pan e II matrimonio del mio migliore amico, dirigerà la serie Nurses.

Fin qui i telefilm di origine americana. Ma in Italia che succede? Succede che da tempo fiction anche a lunghissima serialità hanno invaso il day time togliendo fiato alle soap opera. E succede anche che le case di produzione e le reti si litigano soggetti e sceneggiature. Accadde con le fiction dedicate a Wojtyla tra Rai e Mediaset, ed è successo pochi mesi fa con la fiction dedicata a Pantani tra Rai e Sky Cinema, il cui primo esperimento è stato quello di tradurre in versione televisiva il Quo vadis Baby di Gabriele Salvatores.

Grande attesa anche per la Magnolia di Giorgio Gori, di nuova acquisizione da parte della De Agostini, che ha in serbo una produzione per Raidue e che punta a «consolidare le posizioni sul mercato italiano, far crescere il segmento della fiction rispetto a quello dell'intrattenimento».

Crisi quindi, ma non troppo, per un genere, quello delle fiction e dei telefilm che può ancora avere vita lunga e sana esattamente alla pari di un solido programma di governo; ma anche qui necessitano idee fresche e facce nuove.

Isabella Angius
per "Il Riformista"

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