Tv nordista, ma non piace neanche al Nord

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Fonte: Corriere Economia

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Televisione
  sabato, 02 giugno 2007
 00:00

La stagione televisiva 2006-2007 si concluderà in modo assai poco brillante. Il consumo di televisione è diminuito e tutte le reti generaliste hanno avuto risultati negativi nel confronto con la scorsa stagione.

Nella media quotidiana, dalle 7 del mattino alle 2 di notte, nel periodo tra il 1° ottobre e il 21 maggio, i consumatori sono diminuiti di 600 mila unità.

In prima serata l'ascolto delle reti generaliste è sceso di 1,1 milioni di persone, nonostante nella realtà Istat-Auditel la popolazione italiana sia cresciuta di un milione di individui, in gran parte ultra sessantaquattrenni.

In termini percentuali l'insieme delle reti generaliste ha perso in prima serata il 6,4% del proprio pubblico e nella media giornaliera il 7,1%. Si tratta di una caduta che è difficile giustificare con i cambiamenti del clima e l'inverno più mite.

E il futuro? E' molto probabile che la tv un futuro l'abbia ancora, un futuro digitale in cui le reti generaliste non saranno le sole protagoniste. Resta da vedere per quanto tempo i broadcaster riusciranno a frenare il cambiamento che dovrebbe portarli in un contesto più competitivo.

Causa della perdita di ascolto è una modalità di programmazione più attenta al risparmio che alla qualità dei prodotti offerti e alla trasformazione dei gusti del pubblico; ma un calo così vistoso chiama in causa anche l'operato e le scelte, sbagliate, del marketing strategico, la sua mancanza di visione. Si conclude una stagione che è stata la stanca ripetizione dell'offerta delle stagioni precedenti, ma senza più il mordente dei programmi di successo e senza la forza della novità.

Solo la piattaforma satellitare a pagamento respira, grazie a un ascolto cresciuto del 25,4% ma che tuttavia non basta a pareggiare la fuga dalla tv generalista. Nel complesso il medium tv perde il 5% dei propri consumatori. Ma il calo degli ascolti è diverso a seconda dei gruppi e delle le reti. Mediaset perde il 6% dell' audience sia nel giorno medio che in prima serata; la Rai il 7,2% in prima serata e l'8,9% nell'arco della giornata.

A trascinare verso il basso gli ascolti della concessionaria pubblica è la seconda rete. Con la sua programmazione di prima serata .

Rai 2 non riesce neppure ad arrivare, nella media, a una quota d'ascolto del 10% ed è stata superata non solo da Italia 1, il cui sorpasso è avvenuto nel 2002 quando l'attuale direttore iniziò la sua precedente direzione, ma anche da Rai 3.

In 4 anni la seconda rete Rai ha perso il 21% del pubblico maschile, il 18% di quello femminile, il 36% degli adolescenti, il 25% delle persone tra i 20 ed i 24 anni, ma anche il 32% degli over 64 anni. Nel confronto tra la stagione 2002-2003 e quella attuale non uno dei target contemplati da Auditel ha segno positivo.

Forse è stata la ricerca di un' identità settentrionale a spingere all'abbandono di Rai 2 il 41% dei calabresi e, in media, il 32% degli abitanti del Sud del Paese; forse è stata l'identità politica ad allontanare dalla seconda rete il 44% degli umbri, ma né le regioni di centrodestra né quelle del nord Italia hanno compensato le perdite: la Lombardia è a - 10%, il Veneto a - 8% e il Trentino a - 21%.

Chissà se i recenti sommovimenti all'interno del Cda Rai porteranno soluzioni alla diffìcile situazione della rete, se il merito e i risultati raggiunti saranno, come vorrebbe la regola, i criteri per valutare l'operato di chi guida un'impresa.

Clelia Pallotta
per "Corriere Economia"

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