PubblicitÓ, la tv perde i colpi

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  mercoled├Č, 13 giugno 2007
 00:00

Dai fasti del Carosello alla mezza crisi. I pubblicitari ├é┬źscaricano├é┬╗ la tv e i soldi degli investitori fuggono altrove.

Per la prima volta negli ultimi vent’anni, nel 2007 l’ormai ex tubo catodico assorbirà meno del 50% degli investimenti pubblicitari destinati ai grandi mezzi di comunicazione. Certo, secondo i dati di Assocomunicazione (l’associazione che riunisce pubblicitari e uomini di comunicazione) l’elettrodomestico-totem degli italici salotti resta il mezzo principale per raggiungere le masse dei consumatori, ma per la prima volta deve davvero fare i conti con la crescita impetuosa delle nuove tecnologie digitali (+41,5%) su cui gli investimenti a fine anno sorpasseranno quelli diretti alla vecchia radio (+2,5%).

La quale, spiega la ricerca, ├â┬Ę comunque ├é┬ź in ottima posizione per beneficiare della possibile fuoriuscita di investimenti da una televisione sempre pi├â┬╣ costosa├é┬╗. In generale, per gli investimenti pubblicitari l├ó┬Ç┬Öanno in corso si annuncia positivo: +4,1%. Buoni i dati per la stampa quotidiana - trainata da free press e dalla rivoluzione full color - che attrarr├â┬á maggiori investimenti per un 2,4%, mentre la periodica salir├â┬á del 2%. Del resto, peggio della televisione e del suo misero +0,7% fa solo il cinema, a crescita zero.

Alla base della crisi della tv ci sono la mancanza di eventi di spicco, l├ó┬Ç┬Öaudience in calo e i costi in aumento. Al Centro Studi fanno due calcoli: i listini nei primi sei mesi hanno avuto un ritocco fisiologico all├ó┬Ç┬Öins├â┬╣ di circa il 3%, a cui ├â┬Ę corrisposto un calo di telespettatori del 7%. Totale: un 10% di rincaro che sta creando pressione sul mercato. Chi paga?

Non Sky, dove i flussi crescono del 10% (a quota 220 milioni). Altro discorso per le generaliste. Con l├ó┬Ç┬Öeccezione di La7 (+7,6% a quota 113 milioni), la Rai va avanti piano con un +0,4%. Quanto a Mediaset, gli investimenti diretti sono previsti a 2,95 miliardi, cio├â┬Ę a crescita zero. Sono inclusi pure i 90 milioni fatturati dal Biscione nel 2006 attraverso contratti con alcuni centri media ma contabilizzati per l├ó┬Ç┬Öanno in corso. Senza quei milioni - che comunque si riferiscono a spot in programmazione per quest├ó┬Ç┬Öanno - l├ó┬Ç┬Öandamento sarebbe negativo di un 6% circa.

Nel frattempo, proprio in casa Mediaset ieri ├â┬Ę andata in onda una ristrutturazione nell├ó┬Ç┬Öassetto organizzativo del gruppo. E├ó┬Ç┬Ö il primo effetto dei maggiori poteri attribuiti al vicepresidente Pier Silvio Berlusconi dal Cda ed ├â┬Ę pure una strategia per accrescere l├ó┬Ç┬Öintegrazione tra la holding e le societ├â┬á operative. Spicca la nomina di Marco Giordani, direttore finanziario del gruppo, come amministratore delegato di Rti, il braccio televisivo del gruppo.

Societ├â┬á di cui Gina Nieri, responsabile divisione affari istituzionali, legali e analisi strategiche, diviene vicepresidente. Mauro Crippa, invece, guider├â┬á la neonata direzione generale ├é┬źinformazione├é┬╗. Sul fronte Publitalia (pubblicit├â┬á), Niccol├â┬▓ Querci diventa vicepresidente, carica che mantiene anche in Rti.

Dentro Mediaset nascono tre nuove direzioni: ├é┬źpersonale e amministrazione├é┬╗, affidata a Querci, amministrazione e controllo partecipate estere, in mano ad Andrea Goretti, oltre alla ├é┬źcomunicazione e immagine├é┬╗, alla cui guida va Paolo Calvani. A Rete4, infine, Giancarlo Scheri lascia la direzione e passa alla Fiction.

Francesco Spini
per "La Stampa"

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