Insinna: 'Divento uno sbirro, non dar mai pacchi alla Rai'

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Fonte: Il Venerd - Repubblica

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Televisione
  sabato, 23 giugno 2007
 00:00

Uno come Flavio Insinna che, di questi tempi, afferma «il principio di appartenenza, di riconoscenza e di rispetto verso la Rai» fa sempre un po' impressione. Soprattutto quando, dall'altra parte, farebbero carte false per averlo.

Flavio InsinnaMa Insinna, campione di ascolti di Affari tuoi e di modestia, per dirla con parole sue, è «un uomo da tivù in bianco e nero».

E, anche in virtù di questo, continua a rimanere sull'elenco del telefono. «E' stata una decisione di mio padre che ha sentenziato: "Non sono un latitante, non mi levo dalla rubrica"».

A 42 anni continua a vivere in casa dei genitori a Roma in quel quartiere San Giovanni in cui è cresciuto  e dove viene venerato, malgrado il suo understatement, come Rocky Balboa.

C'è chi chiama a casa solo per sentire la sua voce. O fare gli auguri. «Macchessò, Montale? Come diceva il mio maestro Proietti questo mestiere non è uno scherzo, ma un gioco».

La notizia, invece, è che sta finalmente cercando casa. Rigorosamente non lontano da quella dei genitori. «Non foss'altro per ridare pace ai miei. Il telefono squilla in continuazione».

Così, mentre madre e sorella vedono case, «perché io non ci capisco niente», lui, finito Affari Tuoi è tornato a recitare. Sul set di Ho sposato uno sbirro, fiction che andrà in onda su RaiUno la prossima stagione.

Nonostante il grande successo, dice di continuare a vivere nell'ansia.
«Lo so, potrei dormire sereno, ma non posso farci niente: mi sento sempre inadeguato, ho sempre paura di non essere all'altezza. Non volevo fare il provino di Affari tuoi proprio per questo. E continuo a non dormire per il senso del dovere Se fossi un giocatore di calcio e avessi il dieci mi sentirei sempre un nove e mezzo».

Ma, uno psicologo?
«Si sono arresi».

La malinconia del comico?
«No, dell'essere umano. Non mi sento un comico, cerco di essere buono un po' per tutto».

Si sente più a suo agio nel brillante o nel drammatico?
«A mio agio, come diceva Bukowski, non mi sento mai. Ma quando sento ridere le persone, e  sono io a farle ridere, divento l'uomo più felice sulla terra».

Affari tuoi è un format Endemol. Cosa ha pensato, lei, così fieramente targato Rai, quando è stata acquisita da Mediaset?
«Se Affari tuoi si trasferisse a Mediaset non lo farei più. Auguro alla Rai che ritrovi la voglia di autoprodurre. I format non sono un problema, ma si deve ritrovare la voglia di sperimentare con autori chiamati direttamente dall'azienda».

Difficile con la Rai paralizzata.
«Bisognerebbe ritrovare spirito di squadra».

A proposito. La squadra al governo come le pare?
«Li ho votati, ma vorrei che la politica recuperasse il rapporto con la gente, che sì facesse un'operazione simpatia. E non per raggirare gli elettori, ma per avere di nuovo la percezione che stanno lavorando per noi. Come Don Pappagallo sono un po' cattocomunista».

Che programmi guarda in tivù?
«Sono un fan di Omnibus di Piroso, mi piace la Bignardi e adoro i programmi di storia. Tra le serie americane, Six feet under, Nip/Tuck, I Sopranos. Hanno delle sceneggiature meravigliose. Dolemmo imparare da loro ad osare un po' di più».

Elena Martelli
per "Venerdì - Repubblica"

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