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Natixis lancia ipotesi su Fininvest-Vivendi. 2017 anno decisivo per Bollorè

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Fonte: RadioCor

Economia

 Natixis lancia ipotesi su Fininvest-Vivendi. 2017 anno decisivo per BollorèSeduta di prese di beneficio ma con volumi di scambio che tornano a farsi significativi per Mediaset: il titolo ha viaggiato in controtendenza per tutta la seduta accusando in chiusura un calo dell'1,2% mentre sono passati di mano 20 milioni di azioni (l'1,7% del capitale). In questa fase di transizione, tra l'improvvisa scalata pre-natalizia di Vivendi e lo stallo dovuto al fatto che sia i francesi sia Fininvest si trovano a detenere «quote limite» di titoli oltre alle quali scatterebbe l'offerta obbligatoria, gli analisti delle case di investimento principali sembrano poco inclini a credere a un'opa ostile in arrivo da Parigi ma sono anche titubanti sull'ipotesi che il nuovo socio voglia andare alla prova di forza in assemblea per ottenere una rappresentanza in cda.

In attesa di capire anche quali potranno essere le strategie industriali di Mediaset sia sulla tv in chiaro sia sulla pay, visto che tra qualche settimana dovrebbero essere presentate le linee guida triennali, prendono piede le valutazioni di una separazione delle attività attualmente in capo a Mediaset sia - come sottolinea Mediobanca Securities - in un'ottica di ridurre l'incidenza di Cologno Monzese nel Sistema integrato delle comunicazioni (ad esempio con la cessione di Premium) in modo da superare gli ostacoli di concentrazione nel caso di un asse Vivendi-Mediaset sia - come tratteggia uno scenario degli analisti di Natixis - nell'ottica di trovare un equilibrio tra le mire francesi e l'interesse di Fininvest.

In questo senso gli analisti Jerome Bodin e Pavel Govciyan di Natixis, ipotizzano un riassetto di Mediaset che passi da una doppia opa amichevole, sulla capogruppo e sulla controllata Mediaset Espana, e che porti successivamente a separare le attività della tv in chiaro in Italia e in Spagna da quelle di pay-tv e di produzione televisiva. In sostanza, dopo le due opa a Milano e Madrid, Vivendi terrebbe per sè il 100% di Premium e il 100% delle attività di produzione televisiva come Medusa e Taodue mentre la tv in chiaro finirebbe in un veicolo controllato al 51% da Fininvest e al 49% da Vivendi. Questo riassetto avrebbe come corollario un'opzione «call» che permetterebbe ai francesi di assumere il controllo anche di queste attività entro 3-5 anni consentendo a Fininvest di entrare nell'azionariato del gruppo francese come secondo socio alle spalle di Vincent Bollorè.

Questo scenario complesso avrebbe, secondo Natixis, due vantaggi:

'Consentirebbe in primo luogo alla famiglia Berlusconi di gestire le attività televisive in chiaro per diversi anni' permettendo a Fininvest di mantenere il controllo del core business, di aumentarne la presenza internazionale (per esempio assorbendo anche la free to air di Vivendi) e allo stesso tempo di testare la collaborazione con i francesi mantenendo comunque la via di uscita della cessione; il secondo vantaggio sarebbe quello di limitare il rischio regolatorio costituito dalle norme in materia di concentrazione tra tlc e tv su cui l'Agcom ha aperto un'istruttoria'.

Tutto il riassetto immaginato dagli analisti francesi rappresenterebbe per Vivendi un investimento da 2,8 miliardi di euro considerando due opa con un premio del 10% rispetto livelli attuali di Mediaset e Mediaset Espana, la cessione a Fininvest del 51% delle attività di tv in chiaro e la posizione finanziaria netta di Mediaset.

L'attesa per le prossime mosse di Vivendi e del suo numero uno Vincent Bollorè è molto forte anche in Francia e su più fronti. 'Il 2017 anno decisivo' per il finanziere ed industriale bretone e il gruppo dei media, titola oggi 'Les Echos', ricordando i tanti i capitoli aperti di cui si attende l'evoluzione (senza però fare alcuna menzione di Telecom Italia, di cui Vivendi è primo azionista con il 24%). Mediaset è 'il dossier più caldo' e l'interrogativo è 'se Vivendi voglia prendere il controllo del gruppo o spingere la famiglia di Silvio Berlusconi ad allearsi su nuove basì. Una risposta sarà 'probabilmente rapida' visto che nel frattempo la situazione di Mediaset Premium peggiora. C'è poi la vicenda Ubisoft, il produttore di videogiochi di cui Vivendi detiene il 25% in contrasto con la famiglia fondatrice, i Guillemot. Un'Opa in questo caso costerebbe più cara di quella lanciata con successo sull'altro gioiello dei Guillemot nel 2016, Gameloft, visto che Ubisoft capitalizza 3,8 miliardi. Un'altro ipotesi che tiene banco è quella del matrimonio tra Vivendi e Havas che Bollorè controlla al 60%.

Ma l'operazione 'clou' - su cui da tempo si esercitano le voci - sarebbe un'alleanza con Orange, con l'entrata dell'operatore telefonico nel capitale di Canal Plus. Oppure, secondo altre congetture più ardite, Vivendi potrebbe essere venduto a Orange, facendo diventare Bollorè azionista di riferimento del gruppo di tlc. Secondo alcuni - scrive 'Les Echos' - Bollorè potrebbe approfittare del periodo di incertezza per le elezioni presidenziali in Francia per giocare le sue carte. Oppure - è la conclusione dell'articolo - Bollorè potrebbe battere in ritirata su tutto il fronte intascando ricche plusvalenze. Nel qual caso non mancheranno di tornare a galla le accuse secondo cui Bollorè più che a costruire un impero nei media europei ha come obiettivo quello di massimizzare il suo patrimonio ed assicurane la trasmissione ai figli.

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