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Mediaset, Premium senza calcio ricavi -90%. Berlusconi apre ad accordo con Vivendi

• 3 min lettura
Fonte: RadioCor / Ansa | Condividi 📲

Mediaset, Premium senza calcio ricavi -90%. Berlusconi apre ad accordo con VivendiMediaset Premium senza calcio avrà un giro d'affari ridotto di circa il 90% a 80 milioni di euro con 600mila abbonati (dai 2 milioni attuali) e una spesa media mensile per cliente che passa da 24 a 8 euro. È questo lo scenario 2020 fornito dal gruppo - secondo quanto ricostruito da Radiocor Plus - nel corso della presentazione delle linee di sviluppo al 2020.

Il management di Mediaset, guidato da Pier Silvio Berlusconi, ha presentato agli analisti un nuovo modello di Premium che prevede una drastica riduzione dell'esposizione ai diritti del calcio, soprattutto per quanto riguarda la Champions League che non vedrà Mediaset in corsa per le licenze, e una generale «cura dimagrante» del business pay. Questo porterà il giro d'affari di Premium dagli attuali 600-680 milioni (tra abbonati e raccolta pubblicitaria) a circa 80-90 milioni con un abbattimento dei costi stimato in 800 milioni dal 2018, quando scadranno le attuali licenze Champions e Serie A: 700 milioni di risparmi riguarderebbero i diritti e i costi di produzione, 100 milioni altre voci di spesa. In questo scenario base, Premium raggiungerebbe il break even.

Secondo qualche analista presente al meeting londinese di ieri comunque, se sulla Champions League il management di Mediaset ha lasciato aperto pochi spiragli, Pier Silvio Berlusconi si è mostrato invece più possibilista sul fatto che la Serie A possa in qualche modo trovare spazio nei palinsesti di Premium. Il nuovo modello «aperto» di Premium prevede la possibilità di ospitare contenuti di altri gruppi media sulla piattaforma digitale terrestre nonchè di fornire ad altri canali non sportivi realizzati dal Biscione.

«Come Mediaset siamo aperti a qualunque proposta che possa creare valore e avere un senso industriale. Detto questo, non ci è arrivata nessuna proposta che vada in questa direzione. L'accordo vincolante che avevamo con Vivendi era il migliore possibile e questo è quanto: non sappiamo altro rispetto a quello che leggiamo sui giornali». Lo afferma in un'intervista alla Stampa Pier Silvio Berlusconi, ad di Mediaset.

Se i francesi chiederanno di convocare un'assemblea per avere posti in cda

«noi siamo costretti a concedere l'assemblea a qualunque socio abbia più del 5%. Poi quello che avviene dipende dai voti». «Il mio parere è che fino a quando c'è un azionista di maggioranza relativa ma forte come Fininvest non succederà un gran che. Le intenzioni nostre sono di andare avanti. Per quanto riguarda eventuali concessioni ai francesi, dipenderà dai voti in assemblea. Ma ci tengo a precisare che non è un problema, purché vada a favore di Mediaset. Il punto è se si lavora nell'interesse dell'azienda oppure di un solo azionista rispetto agli altri. Questo mai è avvenuto in Mediaset e mai avverrà».

Quanto a un accordo ancora o meno possibile con Vivendi, Pier Silvio Berlusconi precisa:

«Se ci sono possibilità e la volontà da parte dei francesi di trovare un accordo che crei valore e crescita per Mediaset, allora sì. Vero è che ad oggi dopo tutto quello che è successo, e avendo lavorato per mesi a ciò che era la migliore possibilità, un pò di scetticismo c'è, eccome».

In famiglia, aggiunge, tra fratelli sono tutti d'accordo: sull'ipotesi di vendere Mediaset è

«già stata smentita qualsiasi negoziazione possibile». «Personalmente non mi aspetto niente, dopo quello che è successo, perché di proposte non ce ne sono state. Anche nel mio incontro avvenuto per cortesia con Arnaud de Puyfontaine (ad di Vivendi, ndr) c'è stato solamente un vago accenno a un possibile accordo societario con Tim in Italia».

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