Mediaset, dopo il no di Vivendi a Premium le tappe che hanno portato a inchiesta

Mediaset, dopo il no di Vivendi a Premium le tappe che hanno portato a inchiesta

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Fonte: Ansa

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Economia
  venerdì, 24 febbraio 2017
 14:33

Queste le tappe che hanno portato la Procura di Milano ad aprire, dopo un esposto di Fininvest, un'inchiesta per aggiotaggio (manipolazione del mercato) sull'andamento del titolo del Biscione.

  • 10 FEBBRAIO 2014. E' ufficiale l'acquisizione per 605 milioni da parte di Mediaset Premium dei diritti in esclusiva in Italia per la trasmissione della Champions league 2015-2018, diritti storicamente in mano a Sky. Da tempo diversi gruppi televisivi guardano a Premium, compresi Al Jazeera e Canal+, controllata Vivendi, con accesso alla 'data room' della pay tv del Biscione

  • 13 NOVEMBRE 2014. Mediaset scorpora la pay tv: Mediaset Premium diventa indipendente con Telefonica (che aveva acquistato la quota al tempo della vicenda della spagnola Digital Plus) confermata all'11,11% e Rti (società del gruppo del Biscione) che controlla il restante 88,89%. Alla nuova società viene conferito il ramo d'azienda costituito dal complesso delle attività pay tv e in particolare 267 dipendenti tra dirigenti, impiegati, tecnici e giornalisti (circa 40). Più i debiti, mai conteggiati ufficialmente.

  • PRIMAVERA 2015. Pier Silvio Berlusconi, 'creatore' di Premium anche per contrastare il monopolio Sky, dice che sulla pay tv "non siamo venditori, siamo aperti a partnership di minoranza" mentre l'amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, dice che sulla vicenda "è troppo presto per fare commenti, anche se seguiamo la situazione in Italia". In maggio si vedono a Parigi Silvio Berlusconi e Vincent Bollorè, presidente del Consiglio di sorveglianza di Vivendi, della quale è maggiore azionista con il 14,3% delle quote. In precedenza Berlusconi aveva visto anche Rupert Murdoch, con il coinvolgimento anche dei rispettivi figli impegnati nelle aziende televisive.
  • FEBBRAIO 2016. Per mesi si sono rincorse voci di un maggiore interessamento di Vivendi, che in realtà prima doveva concludere il controllo e l'ingresso nel Cda di Telecom Italia, fino a che Pier Silvio Berlusconi afferma che con il gruppo francese "tutto è possibile", anche se "offerte ufficiali non ce ne sono state".

  • 8 APRILE 2016 - Dopo che da settimane le ricostruzioni giornalistiche danno per fatto l'accordo con Vivendi, arriva l'annuncio ufficiale, con uno scambio paritario del 3,5% tra le capogruppo Mediaset e Vivendi. Nel dettaglio, visto il diverso valore tra i due gruppi, il contratto prevede che il Biscione ceda il 3,5% in cambio dello 0,54% del capitale sociale del gruppo francese: contemporaneamente verra' ceduta a Vivendi il 100% di Mediaset Premium, compreso dunque l'11,11% ancora oggi in mano a Telefonica. Ne consegue una valorizzazione di Premium di circa 756 milioni, con un 'patto parasociale' che impedisce a Vivendi di salire oltre il 5% del capitale di Mediaset per tre anni (un segnale che Berlusconi non si fidava pienamente del potenziale alleato), ma anche l'ingresso incrociato di rappresentanti nei rispettivi consigli di amministrazione.

  • MAGGIO 2016 - I conti del primo trimestre per Mediaset Premium evidenziano una perdita mai emersa prima: oltre 56 milioni, che in proiezione indica un rosso di oltre 200 milioni l'anno. I vertici del Biscione da mesi indicano che la 'pay tv' ha superato i due milioni di abbonati, poco dopo da Parigi giungono le prime richieste di rivedere il contratto.

  • 21 GIUGNO 2016 - Bolloré invia una lettera ai dirigenti Mediaset su «divergenze significative nell'analisi dei risultati di Premium»: e' l'avvio ufficiale dello scontro mentre Berlusconi e' ricoverato per i postumi dell'intervento al cuore.

  • 26 LUGLIO 2016 - Vivendi comunica di voler rivedere il contratto firmato in aprile per l'acquisto di Mediaset Premium, che prevedeva uno scambio azionario paritetico tra il Biscione e il gruppo media francese del 3,5%, un accordo che preparava una forte alleanza industriale e anche azionaria. La proposta della società transalpina, della quale il primo azionista è ampiamente il gruppo familiare guidato da Vincent Bolloré, è ora di rilevare solo il 20% della pay tv e di salire in tre anni al 15% di Mediaset. Almeno da giugno Vivendi aveva fatto capire che non intendeva più onorare il contratto alle condizioni pattuite, ricevendo un sostanziale rifiuto a rivedere gli accordi. Il titolo Mediaset crolla subito in Borsa, chiudendo a fine giornata in calo del 10% a 3 euro.

  • 2 AGOSTO 2016 - Dopo sette sedute si conclude il trend di forte discesa del titolo Mediaset, che in tutto - dopo aver già perso il 22% nei giorni post Brexit - dall'emersione dei contrasti con Vivendi ha perso circa il 20% a un prezzo di 2,59 euro, sui minimi da quasi due anni. Nei mesi successivi il Biscione vive una fase di attesa e di progressiva debolezza, fino al 28 novembre, quando tocca il minimo da tre anni e mezzo a quota 2,236 euro. Il titolo Vivendi appare sostanzialmente neutro a tutta la vicenda.

  • Dall'1 al 9 DICEMBRE 2016  - Il titolo Mediaset comincia a muoversi in progressivo rialzo: sono probabilmente i giorni nei quali Vivendi concretizza, senza che apparentemente il Biscione se ne accorga, gli acquisti della azioni del gruppo televisivo italiano sul mercato, con il titolo salito del 20% a 2,75 euro.

  • 12 DICEMBRE 2016 - Vivendi esce allo scoperto e comunica di aver superato la soglia del 3% del capitale sociale di Mediaset «fino a diventare, ove possibile, il secondo maggiore azionista industriale con una partecipazione che, in un primo tempo, potrebbe rappresentare tra il 10% e il 20% del capitale». Fininvest definisce la scalata ostile. Il giorno dopo il titolo del Biscione in Piazza Affari decolla, tra continue sospensioni in asta di volatilità e il maggior rialzo dalla quotazione in Borsa: la giornata finisce con un aumento del 31% a 3,58 euro. Fininvest si difende e sale al 39,7% del gruppo televisivo.

  • 14 DICEMBRE 2016 - Emerge che la procura di Milano ha aperto un'indagine a carico di ignoti per manipolazione del mercato in seguito a un esposto presentato il giorno prima da Fininvest contro il gruppo francese. L'indagine è affidata dal procuratore Francesco Greco all'aggiunto facente funzione del pool reati finanziari Fabio De Pasquale e coordinata anche dai pm Stefano Civardi e Giordano Baggio. Gli accertamenti verranno svolti dalla Guardia di Finanza. Mediaset e Fininvest nei mesi precedenti avevano avviato cause civili per l'esecuzione del contratto su Premium e per danni, con la prima udienza fissata il 21 marzo prossimo.

  • 21 DICEMBRE 2016 - In Borsa si ferma la fase di boom del titolo del Biscione, che arriva a quota 4,56 euro, il massimo da un anno e tre mesi. Nei giorni precedenti erano giunte diverse dichiarazioni del governo critiche sulla scalata francese e una presa di posizione dell'Agcom sul possibile veto a detenere sia la quota di controllo di Telecom (Vivendi ne ha oggi il 23,9%) sia quella di Mediaset nella quale i francesi sono saliti progressivamente (oggi si trova al 28,8% del capitale e al 29,94% in diritti di voto). In totale Mediaset in sette sedute ha guadagnato il 67%.

  • 11 GENNAIO 2017 - Il titolo vive una fase di attesa, che prosegue tuttora poco sotto la soglia dei quattro euro, e il mediatore principale per la firma del contratto su Premium, Tarak Ben Ammar, consigliere di amministrazione di Vivendi e di Telecom, viene sentito per cinque ore dai pm titolari dell'inchiesta come persona informata sui fatti. Nella stessa veste viene riascoltato una settimana dopo. La procura si fa consegnare dalla Consob le carte delle audizioni di Mediaset e Vivendi ma è evidente che, se vorrà sentire i vertici del gruppo francese e poterne utilizzare nel caso i verbali, è necessario iscriverli nel registro degli indagati.

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