Ecco come potrebbe cambiare il calcio in tv dopo la nuova legge

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Fonte: repubblica.it

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Sport
  sabato, 10 novembre 2007
 00:00
Clicca per ingrandire - FONTE: QN Fatta la legge (sui diritti tv), adesso si sta pensando a come sarà il panorama futuro. I club sognano di portare a casa un miliardo di euro dal 2010: ma come?
(ingrandisci la tabella cliccandoci sopra - fonte: QN)
 
A giugno 2008 scade il contratto con Mediaset per gli "highlights" del campionato: la tv di Piersilvio Berlusconi ha pagato 61,5 milioni di euro all'anno, per tre anni. Merito dell'ex presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani, che di tv certo se ne intende. Sarà impossibile, in futuro, mettere in cassa le stesse cifre: basta pensare che Mediaset ha fatto causa alla Lega Calcio perché sostiene che a causa di Calciopoli i suoi diritti valgono molto meno (la causa finirà con una transazione, fra... dieci anni). La stessa Mediaset non ha utilizzato in pratica quei diritti: ha tentato di fare una trasmissione come "Direttissima" per cancellarla subito e i primi gol in chiaro vengono dati da Piccinini in Controcampo, dopo le 18 abbondanti.
 
La Rai potrebbe essere anche interessata a riacquistare quei diritti in chiaro che sono stati suoi per tanti anni, ma a che cifre? Basse, sicuramente. Per questo la Lega Calcio, su suggerimento di Adriano Galliani, sta pensando di vendere l'intero pacchetto alle pay tv, Sky e digitale terrestre, stabilendo che l'embargo per le immagini in chiaro, i gol, passerebbe dal pomeriggio della domenica alle ore 22,30. Questo significherebbe la fine di trasmissioni come "Novantesimo Minuto" e uno spazio enorme per le pay tv, che avrebbero il monopolio quasi totale. In cambio di che? In cambio di soldi, tanti soldi in più: il sogno dei club, come detto, è di arrivare ad un miliardo di euro complessivo dal 2010. Questo progetto potrebbe stare anche bene a Sky, anche se la legge attuale pone dei limiti. Che fare con i diritto di cronaca di tre minuti? Fa discutere anche il fatto che nel decreto Melandri-Gentiloni sia previsto che le squadre restano detentrici dei diritti della library: è illegittimo?
 
La serie B è ancora senza contratto tv. Ci sono state due riunioni segrete a Milano, presso uno studio di avvocati, per vedere se è possibile dare le partite di B in pay per view con i club che avrebbero il 70-80% dei ricavi dalle tessere. Le emittenti locali potrebbero essere interessate. Ma per questo ormai pare tardi. La stessa Coppa Italia è ancora senza copertura televisiva (ma da dicembre dovrebbe prenderla Sky).
 
Il decreto legislativo, appena presentato in consiglio dei ministri, fa ancora discutere. Eugenio Zamparini, n.1 del Palermo, attacca il ministro Giovanna Melandri con parole davvero poco garbate: "Fra un po' la Melandri ci dirà dove andare a fare la pipì e la popò. E' una delle più grandi schifezze in termini di diritto viste negli ultimi tempi. E' anticostituzionale", ha detto alla Gazzetta. Ma oggi, come gli succede sovente, ha cambiato rotta: "Il solito pasticcio all'italiana, ha vinto Galliani e la sua lobby. Non è colpa della Melandri...".
 
La rivolta della B invece è guidata da Lugaresi, presidente del Cesena: i 22 club cadetti potrebbe fare la serrata la prossima settimana quando la A riposa. Ha criticato l'operato di Lega Antonio Matarrese (sulla cui sfiducia posta dalla B l'assemblea discuterà il prossimo 22 novembre) e le dichiarazioni del ministro. "La Lega si chiama Lega nazionale professionisti: la sua assemblea è fatta di 42 società che decidono insieme come ripartire le risorse. Questo doveva essere lo spirito. E invece il presidente Matarrese non ha riportato a casa un accordo per i nostri diritti tv, e su quelli collettivi ha comunicato al governo solo informazioni provenienti dai club di A. Leggo dichiarazioni del ministro Melandri, devo pensare - anzi lo spero - che siano dovute solo a ingenuità. Perché il decreto così come è strutturato segna la fine della serie B. E il presidente Matarrese ne ha la responsabilità". La Melandri ha tenuto conto della B, un campionato che produce solo debiti e non può pensare di continuare a vivere grazie al governo o alla serie A.
 
Fulvio Bianchi
per "repubblica.it"

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