L'intelligente Littizzetto accusa il colpo e si autocensura

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Fonte: Libero

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Televisione
  giovedì, 31 gennaio 2008
 00:00
Da due settimane, Lucianina non è più la stessa. Si è fatta taciturna, glissa la stretta attualità politica e dei guai del governo preferisce non parlare. Persino il grido «Eminence» (che ha influenzato persino la segretaria di Ruini) si leva con meno frequenza. La situazione, capirete bene, è quantomeno strana: cosa sarà mai successo alla Littizzetto-mattatrice, i cui discorsi sono da sempre il piatto più prelibato della fascia domenicale di Raitre? È diventata buona tutta d'un colpo?
 
La virata di stile, per Luciana Littizzetto, risale a quindici giorni fa, con la "cacciata" papale dall'Università La Sapienza di Roma. La polemica era esplosa a ridosso della messa in onda di "Che tempo che fa" e tutti, ormai abituati e avvinti dalla "premiata scuola di satira" Beppe Grillo, ci aspettavamo un'arringa della comica sull'argomento. E invece, niente: silenzio.
La Littizzetto tace, dribbla l'argomento e si butta a discettare sul David di Michelangelo. La statua, sostiene Luciana, ha un attributo troppo piccolo. E via ad argomentare sullo sgorbio artistico, spacciato per genitale maschile. Fabio Fazio la segue nella disquisizione, la incalza, pone domande. Lascia che lei si arrampichi sul suo tavolo. Come al suo solito, come se nulla fosse. Solo alla fine Fazio si fa portavoce della sorpresa che ha (verosimilmente) colto il pubblico a casa: a ridosso della sigla, il conduttore la punzecchia sulla questione del Papa.  «Non vuoi dire niente? Sei proprio sicura?», chiede. La Littizzetto non raccoglie la provocazione, sventolando un sorprendente no comment.
 
Roba da fare accapponare la pelle ai colleglli Daniele Luttazzi, Maurizio Crozza, Beppe Grillo e company. A memoria d'uomo, infatti, saranno trascorsi almeno dieci anni dall'ultima volta che un comico italiano ha fatto autocensura di sua spontanea volontà. Oggigiorno, il silenzio artistico è un gesto considerato quantomeno poco igienico. Basti pensare che per l'ultimo degli depurati, alias Daniele Luttazzi, la censura è un male talmente terribile che va messo sotto contratto. Solo così, a suo dire, ci si può tutelare da restrizioni artistiche.
 
Il bello è che la performance edulcorata della Littizzetto si è ripetuta anche la domenica successiva. Come si ricorderà, la notizia della settimana era la disfatta del premier Prodi, insieme alla conseguente caduta del governo italiano. Un tema ghiottissimo sul quale, ancora una volta, ci si aspettava uno sketch al vetriolo. In Italia, d'altronde, si sa: difficilmente un    comico non cavalca le cause di attualità. All'occorrenza alcuni si prestano addirittura a fondare movimenti politici. Ebbene, annunciata da Fazio, Luciana entra in studio camminando su tacchi a spillo, per sfidare anche lei la crisi da caduta libera.
 
Da un tale ingresso, quindi, c'era da prefigurarsi una sessione di intensa satira politica, magari con tanto di pistolotto finale sulla povera sinistra rovesciata dal trono. Niente. Un'insperata, apprezzatissima sorpresa. Ancora una volta, la Lucianina (per dirla alla Fabio Fazio) non inciampa nel Parlamento. Qualche battuta, giusto sullo sputo e sulla mangiata di mortadella. Insomma, nulla di paragonabile alle sferzate politichesi di un qualsiasi "Crozza Show" o agli annunci dei Vaffa Day.
 
Chissà cosa ha fatto cambiare registro alla Littizzetto. Magari la voglia di smarcarsi dal copione già scritto di tutti gli altri colleghi. Scartata l'ipotesi che un improvviso afflato di bontà abbia intaccato lo smalto della comica Rai, c'è solo una spiegazione plausibile: l'intelligente autocensura. Nonostante la portata degli eventi, la Littizzetto ha deciso che era meglio tacere. Evidentemente è una dei pochi comici a non avere scambiato il palco per un pulpito, dal quale dispensare ispirati consigli di saggezza.
 
Cosi, sulla polemica papale, la mattatrice di "Che tempo che fa" non ha voluto infierire, evitando di sovrapporsi all'ospite della puntata Pier Ferdinando Casini, intervenuto poco prima di lei sull'argomento. Sulla crisi di governo, la nostra ha forse pensato di non dover aggiungere più di tanto.
 
Avrebbe potuto inventare, certo. Per alcuni la bugia è una licenza artistica. Luciana invece, essendo una professionista di livello, ha preferito non accampare scusanti: ha accusato il colpo e, con molta eleganza e presenza scenica (resta meravigliosa l'idea dei taccili a spillo), ha tirato dritto. Il che fa molto onore alla Littizzetto. Oltre ad essere dannatamente simpatica, si affranca da un certa satira che non conosce né pudore né remore.
 
Francesca D'Angelo
per "Libero"

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