Aspettando Rete4, Di Stefano (Europa7) fa trading

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Fonte: Corriere Economia

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Televisione
  martedì, 26 febbraio 2008
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Di StefanoLa tv che non c'è è stata salvata dai giudici europei e dalle televisioni italiane potenzialmente concorrenti, oltre che da una serie di operazioni commerciali e finanziarie costruite ad hoc da Francesco Di Stefano.

In particolare, al fianco dell'attività televisiva seppur sotto forma di service per Rai e Sky, il patron di Europa7 per procurarsi le risorse per tenere in vita la struttura in questi anni nove anni di ricorsi per ottenere le frequenze avute regolarmente in concessione nel 1999, ha sfruttato il boom immobiliare e valorizzato le tenute agricole e il patrimonio di famiglia, ha riesumato il marchio Voxson con il quale commercializza prodotti elettronici del Sudest asiatico, ha venduto le emittenti locali e la precedente syndacation Italia7 e, soprattutto, punta quotidianamente sul trading finanziario e valutario.

Se alla fine il calvario di Di Stefano e di Europa7 grazie ai risarcimenti chiesti (dagli 800 milioni di euro per non aver avuto le frequenze fino ad oggi ai 3 miliardi di euro, nel caso che in cui le frequenze, non gli venissero assegnate comunque) potrebbe rivelarsi un affare, fino ad oggi, tra cause milionarie in ogni grado e livello, per un totale di 85 ricorsi e megastrutture da tenere pronte all'avvio, Di Stefano dichiara di aver speso circa 100 milioni di euro, una decina di milioni all'anno. Uno sforzo non da poco per un imprenditore che dopo aver gestito il circuito di emittenti locali Italia7 si è dedicato quasi esclusivamente al suo sogno.

Nei progetti di Francesco Di Stefano al momento dell'ottenuta concessione, nel 1999, c'era l'idea di fare una televisione tutta nuova. Una tv che sfruttava tutte le potenzialità delle nuove tecnologie e che doveva proporre, spiega Di Stefano, «molta informazione, indipendente dalla politica e dai grandi interessi, con programmi intelligenti, molta satira e buoni film. Ho già il palinsesto pronto e se mi danno le frequenze potrei incominciare a trasmettere in pochi giorni e sfruttare l'avviamento delle frequenze di Rete4 partendo già da un 10% di ascolti».

Il piano del 1999 prevedeva 700 assunzioni, 35 di queste sono state fatte e tengono in vita gli studios. Anche la library fu allestita con un catalogo di 3000 ore di film, cartoon e telefilm acquistati subito dopo la concessione e bruciati per scadenza dei diritti. Oggi di quella library Europa7 dispone ancora di 600 ore.

Cuore del sistema della nuova tv erano gli studios, definiti dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung nel 2002, i più avanzati d'Europa e ancora oggi, tra i migliori del continente: 22 mila metri quadri di spazi attrezzati in otto studi dotati delle più moderne tecnologie, regie digitali, telecamere ad alta definizione, climatizzazione elettronica e quant'altro, realizzati all'interno dell'ex stabilimento romano della Voxson in via di Tor Cervana, acquistato per l'occasione dal fondatore di Europa7.

E sono proprio questi studi la punta di diamante del sistema che ha consentito a Di Stefano di tenersi allenato alla tv nonostante l'impossibilità di farla e di recuperare una parte delle risorse per sopravvivere in questi anni. Dall'ultimo bilancio disponibile, quello del 2006, i ricavi del Centro Europa7 sono stati di 3,5 milioni di euro con l'attività di service evoluto per alcune delle più importanti trasmissioni Rai degli ultimi anni. Da «Scommettiamo che» a «Notti sul ghiaccio».

Gli altri 6,5 milioni di euro necessari alla struttura provengono da asset molto lontani dal core business. Innanzitutto il patrimonio personale, dove spiccava il circuito di 14 emittenti, locali, Italia7, e le due emittenti locali di proprietà, la laziale Tvr Voxson e la toscana Teleregione: venduto tutto, poi, una grande tenuta agricola nel bacino del Fucino è stata trasformata in asset immobiliare e valorizzata insieme ad alcuni immobili personali in Lazio e Abruzzo sfruttando il boom del mattone di questi ultimi anni. Queste operazioni permettono a Di Stefano di smobilitare circa 1,5 milioni all'anno da destinare alla struttura di Europa7.

Una cifra equivalente deriva dal rilancio del marchio Voxson, tra i leader di mercato di tv e autoradio negli anni '70 e acquistato da Di Stefano insieme alla fabbrica dismessa. Oggi attraverso quel marchio vengono venduti nella grande distribuzione tv lcd, dvd, navigatori satellitari a basso prezzo prodotti nel Sudest asiatico. Una parte di questi ^traverso un contratto di esclusiva con un distributore cinese, viene distribuita nella stessa area di produzione.

Il resto, dai 3 ai 4 milioni di euro, proviene dal trading finanziario e valutario e da partecipazioni bancarie come Unipol e Tercas (Cassa di Risparmio di Teramo) che si sono rivelate particolarmente fortunate. «Al trading — conclude Di Stefano — dedico giornalmente una buona parte del mio tempo. Mi occupo di valute, azioni e titoli e fino ad ora ho sempre guadagnato».

Antonio Di Calitri
per "Corriere Economia"
(25/2/08)

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