Sanremo, Benigni ci sar! In cambio all'attore i diritti sui vecchi programmi

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 10 febbraio 2009
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C’è una buona notizia per il festival di Sanremo: Roberto Benigni ci sarà. Ma come in tutte le «storielle» ce n’è anche una cattiva: l’attore toscano per partecipare alla kermesse nella città dei fiori avrebbe chiesto alla Rai (o meglio il suo agente Lucio Presta, lo avrebbe fatto, lo stesso che «gestisce» artisticamente Paolo Bonolis e Maria De Filippi) di riavere in esclusiva i diritti per lo sfruttamento commerciale dei «suoi» materiali (filmati, sketch, partecipazioni varie, spettacoli e altro) in possesso della tv pubblica. Insomma, altro che sconti o saldi di fine stagione.
 
La richiesta è seria e impegnativa. In ballo c’è il «cuore» della stessa azienda di servizio pubblico che in questi anni ha costruito la sua storia proprio sulle teche, sull’archivio di cui solo l’azienda di viale Mazzini dispone. E, infatti, non è un caso (lo si racconta nei corridoi di viale Mazzini) - che l’ex direttore generale Rai, Agostino Saccà (a meno di un mese dalla sua «uscita» per sopraggiunti limiti di età), alla lettura della proposta abbia fatto un vero e proprio sobbalzo dalla poltrona. E nemmeno a torto, mormorano ai piani alti.

Insomma, se l’idea di Benigni a Sanremo piace, e piace anche al direttore artistico della rassegna, Paolo Bonolis, c’è il rischio però che la Rai paghi un prezzo elevato. Anzi salatissimo.

Ora, che il comico toscano sia una sorta di icona per la Rai, una star da sempre presente nel palinsesto della tv pubblica, e anche per questa ragione da trattare con riguardo è chiaro a tutti, così come è semplice immaginare che la sua performance nella imminente edizione sanremese possa giovare agli ascolti, ma tra il valore della sua prestazione e la richiesta avanzata la differenza è enorme.

Benigni, infatti, nella sua ultima performance Rai (2005, «Rockpolitik» il duetto con Adriano Celentano è ricordato e osannato come una tra le più straordinarie prove artistiche della televisione italiana - nella foto) strappò un compenso di circa 450mila euro. Oggi, visti anche una serie di precedenti, la Rai pensa che per una sua partecipazione in tv si possa tirar fuori circa 350 mila euro.
 
C’è da chiedersi, allora, quanto possano valere, invece, i 691 minuti di «repertorio» artistico dell’attore. Tantissimo. E comunque molto di più dell’ingaggio proposto. Tanto è vero che la direzione commerciale nella prima contro-proposta all’artista ha rilanciato dicendosi pronta a concedere una parte di quei diritti ma solo per l’Italia e per tre anni, quantificandone il valore commerciale in 900 mila euro, prezzo tre volte superiore al compenso stabilito.

Insomma, la partita tra l’attore premio Oscar e la Rai è aperta. E coloro che non ritengono l’operazione un buon affare non esitano a rimarcare come la Rai, già nell’operazione «Paradiso» della Divina commedia (home video distribuita in edicola) nel concedere a Benigni i diritti sia rimasta così danneggiata da non ricavarne nemmeno uno spicciolo di euro.

«Di certo, però, c’è solo - conferma una autorevolissima fonte Rai - che Benigni a Sanremo ci sarà. Anche perché - si precisa - ha chiesto solo una parte dei diritti e la sua richiesta non è condizionante per la sua partecipazione. Inoltre, il suo «staff» ha fatto sapere che, eventualmente, sono pronti a riacquistare anche quei diritti». Insomma, niente esclusive mondiali né diktat per Sanremo, anche se qualche numero sull’operazione, seppur approssimativo, si può fare.
 
E, infatti, 691 minuti sono circa 11 ore di prodotto televisivo. Se solo si utilizzasse il cinquanta per cento di quelle immagini, avremmo cinque ore di spettacolo. Ora in base al prezzo di «copertina» e alle copie vendute arrivano anche i ricavi finali. Se un dvd si acquista al prezzo di cinque euro e si moltiplica per il totale si arriva alla cifra: cento mila copie valgono 500 mila euro, con 200 mila siamo già al milione. Se il tutto si protrae per anni è facile intuire chi guadagna e chi rimette in questa trattativa.

Ma si sa, la Rai al «suo» artista ci tiene, e per nulla sarebbe disposta a perderlo. E per questo è pronta a fare qualunque sacrificio. «Benigni, del resto» - assicurano dai vertici dell’azienda - «rappresenta un valore artistico fortemente strategico per l’azienda». Alla fine un elemento è chiaro: dopo il disco verde ad un’operazione di questo genere anche molti altri artisti - considerati ugualmente strategici da viale Mazzini (prospettando di passare alla concorrenza come Fiorello con Sky) - potrebbero chiedere lo stesso trattamento. E, allora, come si comporterà e cosa succederà alla Rai?
 
Paolo Festuccia
per "La Stampa"

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