Rai 1 - Lo smemorato di Collegno, miniserie tratta dallo storico caso di cronaca

Rai 1 - Lo smemorato di Collegno, miniserie tratta dallo storico caso di cronaca

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Fonte: Digital-Sat (com. stampa)

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Televisione
  domenica, 29 marzo 2009
 00:00
Una vicenda che ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, ha ispirato grandi scrittori come Sciascia e Pirandello e, dal 1926, si puo’ dire, sconvolge l’ Italia. Sono passati ben  83 anni e, il grande enigma de Lo smemorato di Collegno, l’ uomo che perse la memoria, non ha ancora una soluzione. La sua storia appassiono’ tutta Italia. Raiuno ripropone quest’ affascinante enigma domenica 29 e lunedi’  30 marzo in prima serata con la regia di Maurizio Zaccaro.

Due famiglie se lo contesero: quella veronese dei Canella , certa che lo smemorato fosse il professore Giulio, insigne filosofo cattolico disperso in Macedonia e quella di Mario Bruneri, un impostore pregiudicato che, forse, finse l’ amnesia per sfuggire il carcere. Un complesso caso giudiziario terminato in Cassazione nel 1931 e una grande storia d’ amore perche’  due donne si contesero lo stesso uomo e marito.

I protagonisti sono Gabriella Pession nella parte di Giulia Canella, Johannes Brandrup in quella dello smemorato. Lucrezia Lante della Rovere e’ Rosa Bruneri, Franco Castellano, il dottor Rivano, direttore del manicomio, Giuseppe Battiston e’ Astolfi, il giornalista della Domenica del Corriere che rivela l’ esistenza del malato.

Liberamente ispirato all’ omonimo romanzo di Lisa Roscioni, scritto da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti con la collaborazione di Maurizio Zaccaro, “Lo smemorato di Collegno” e’ una produzione Rai Fiction prodotto da Susanna Bolchi e Aureliano Lalli-Persiani per Casanova Entertainment.   

LE PAROLE DALLA CONFERENZA STAMPA:

"Mi ricordo che quando ero al liceo a Torino il professore ci raccontò la storia dello smemorato di Collegno - ha raccontato in conferenza stampa Fabrizio Del Noce - io poi la proposi a Saccà e la fiction è stata realizzata quando io sono diventato direttore anche di Rai Fiction".

A curarne la regia è Maurizio Zaccaro, che ha raccontato come la vicenda sia sempre attuale confrontandola con la storia di Matteo Caccia, un trentatreenne che vive a Milano ed è protagonista di un programma su Radio2, 'Amnesia', in cui ogni giorno cerca di ricostruire la sua vita. "E' una storia che si ripete sempre - ha commentato il regista - proprio in questi giorni c'è il caso su Radio2 di Matteo Caccia. In un concerto quest'uomo ha perso la memoria. Ogni giorno alle 12 racconta qualcosa in un quarto d'ora. La storia ha analogie con quella di Collegno. Il furto dell'identità poi oggi è una pratica che cresce, c'è gente che fruga nelle cassette della posta altrui e si costruisce un'altra identità, anche attraverso i furti di carte di credito e di carte d'identità può succedere la stessa cosa".

La fiction è stata prodotta da Susanna Bolchi e Aureliano Lalli-Persiani. "Anche io ho avuto la suggestione che ha avuto Del Noce - ha raccontato la Bolchi - lui tra i banchi di scuola, io leggendo un articolo scritto da Pietro Citati su 'La Repubblica'. Citati recensiva il libro scritto da Lisa Roscioni. Il giorno stesso ho comprato il libro e ho proposto l'idea".

Nei panni dello smemorato si è calato il tedesco Johannes Brandrup. "Io non sapevo nulla dello smemorato - ha raccontato l'attore - il regista mi ha detto di non leggere nulla per mantenermi innocente. Forse per questo mi ha scelto: perché non avevo un'opinione. Mi sono concentrato molto sul momento dell'arrivo in manicomio del protagonista, quando tenta il suicidio. Io ho impersonato Canella e Bruneri: per il primo ho tanta compassione, del secondo mi fa paura la furbizia. Su questa esperienza ho creato un blog, una sorta di diario di lavoro".

Nei panni di una delle donne contendenti c'è Lucrezia Lante della Rovere. "Io ho avuto un ricordo di mia nonna che mi diceva, dato che ero sbadata e con la testa per aria, 'Madonna mi ricordi tanto lo smemorato di Collegno'. E io ne ignoravo la storia. Questa è stata un'occasione per scoprirla. Susanna Bolchi quando mi chiamò mi disse di presentarmi al regista senza trucco, dimessa, 'sdrucita' perché il ruolo di quella bella lo avrebbe fatto la Pession. E infondo un attore deve avere la capacità di sapersi trasformare. Io sono andata da Zaccaro dopo la palestra, quasi maleodorante e in pessime condizioni. Mi guardò e mi disse: 'Sei perfetta'. Il mio personaggio è pieno di dolore e ha una grande dignità. Non avrebbe mai voluto tirar fuori la storia di suo marito. Adesso una donna con una storia del genere andrebbe al Grande Fratello".

Interprete dell'altra donna, che poi avrà tre figli dall'uomo e che andrà con lui a vivere in Brasile c'è Gabriella Pession. "Essendo metà piemontese la storia la conoscevo. Se lo smemorato soffre di mancanza di memoria, il mio personaggio non ne soffre ed ha un percorso psicologico interessantissimo. Anche a me il regista ha consigliato di leggere il meno possibile e di immaginarmi di essere un pendolo: oggi in un modo e domani in un altro. E' immersa in un alone di ambiguità ed estraniamento, e le sue contraddizioni la rendono umana, nonostante i dubbi andrà avanti fino alla fine. Forse è psicolabile, forse dopo 10 anni di solitudine arriva a credere che davvero quell'uomo sia suo marito e poi se ne innamora, oppure davvero era lui. Alla fine la storia non prende mai una posizione. La mia opinione oscilla, a volte ho pensato che lo smemorato fosse Bruneri e, in questo caso, mi piace la sua forza di volontà nel ricrearsi un nuovo nucleo familiare".

Lisa Roscioni, scrittrice del saggio da cui è tratta la fiction, si avvicinò alla vicenda da giovane. "A Roma si diceva lo 'scemo' di Collegno. A sedici anni mio padre mi regalò 'Il teatro della memoria' di Sciascia, in cui c'era la storia dello smemorato. Mi appassionai. Sono andata a Collegno, luogo gotico e abbandonato, e ho trovato la cartella clinica. Sono partita 'bruneriana' e non so come sono tornata. Anche se fisicamente era Bruneri, e lo testimoniavano le impronte digitali, lui è diventato un'altra persona, ha assunto un'altra identità. 'Uno che vuole essere un altro', è qui che sta il fascino della sua vicenda. Che inoltre fu uno scandalo sessuale, rosa, nell'epoca del regime fascista e del concordato da firmare con la Chiesa. Mussolini fece aprire un fascismo su di lui alla polizia politica. La Chiesa si scaglia contro questa storia nel momento in cui, durante il processo, nascono due bambini che vengono dichiarati 'figli di padre ignoto'".

A contestualizzare la vicenda in conferenza è stato Pino Corrias, capostruttura Rai Fiction. "Era il secolo di Freud, dell'uomo che si interroga sull'inconscio e sull'identità - ha commentato Corrias - la storia dello smemorato venne seguita dal pubblico sui quotidiani come un prodotto seriale. Oggi un caso del genere verrebbe risolto in 48 ore con il Dna. All'epoca si trattò di un racconto collettivo. Secondo me si trattò sicuramente di Bruneri, ma è più bello pensare che si trattò di Canella".

A chiudere la conferenza è l'autrice Laura Ippoliti, che ha lavorato alla sceneggiatura al fianco di Andrea Purgatori. "Da autore è impossibile non prendere una posizione - ha spiegato - a me principalmente intriga l'idea alla 'Sliding doors', il chiedersi cosa farebbe ognuno di noi se gli fosse concessa un'altra opportunità di reinventarsi. Quest'uomo era all'ultimo gradino della scala sociale ed è come se avesse vinto alla lotteria".  

LA SINOSSI:

Prima puntata

Nel 1926, un barbone viene arrestato mentre sta rubando un vaso nel cimitero israelitico di Torino. Quando lo portano in Questura, dà segni di squilibrio e dichiara di non sapere chi sia. Lo ricoverano nel manicomio di Collegno, nella speranza di fargli tornare la memoria.

Un anno dopo, il dottor Rivano, direttore del manicomio, rivela l’esistenza dello Smemorato a Luigi Astolfi della Domenica del Corriere, che pubblica un articolo corredato da una fotografia. Da quel momento la storia diventa un caso che appassiona l’Italia e centinaia di persone si dicono certe di intravedere una somiglianza tra l’uomo misterioso e un parente scomparso. Ma la famiglia che sembra più convinta del riconoscimento è quella del professor Giulio Canella di Verona.

Sua moglie Giulia, una bella donna che non ha mai perduto la speranza di rivedere il marito disperso in Macedonia durante la guerra mondiale, si reca in manicomio dopo che il cognato e alcuni amici hanno già effettuato una serie di confronti sorprendenti. Perché anche se con molti buchi neri, l’uomo parla correntemente il francese e il latino e i suoi modi ricordano in maniera impressionante quelli del professor Canella.

Messa a faccia a faccia con lui, Giulia rimane senza fiato. Ma anche lo Smemorato scoppia in lacrime. Il loro abbraccio è talmente emozionante da convincere i medici e anche il commissario Finucci, che si sta occupando del caso. Astolfi scrive un articolo memorabile. Il giorno dopo, l’uomo viene dimesso e affidato a Giulia perché possa ricongiungersi a lei e ai loro due figli. Ma quello che sembra un lieto fine è solo l’inizio di un enigma che ancora oggi non è stato risolto.

In pochi giorni lo Smemorato si ricuce perfettamente addosso i panni del professor Canella, lasciando di stucco parenti e amici. Ma è soprattutto con Giulia che scatta una scintilla speciale. Nel primo momento di intimità che consumano insieme, la donna si rende improvvisamente conto di essere finita nelle braccia di un uomo che dieci anni prima non l’aveva mai baciata né accarezzata in quel modo. Ma invece di fare un passo indietro, decide di lasciarsi completamente andare.

Gli articoli sullo Smemorato che ha ritrovato un’identità ed una famiglia si moltiplicano. Astolfi e tutti i cronisti italiani inseguono la coppia. Ma è in agguato un colpo di scena. Alla vigilia del rientro a casa a Verona, il commissario Finucci si presenta con l’ordine di riaccompagnare l’uomo in manicomio. Ufficialmente per il disbrigo di alcune formalità. In realtà, per metterlo a confronto con una proletaria torinese che una lettera anonima ha indicato come la sua vera moglie. Lo Smemorato non sarebbe affatto il professor Canella, bensì Mario Bruneri: tipografo, simpatizzante socialista e soprattutto truffatore incallito. Giulia è sconvolta, ma non vuol credere a una parola di quella lettera. E decide di seguirlo a Collegno.

Il confronto tra Rosa Bruneri e lo Smemorato è drammatico. L’uomo insiste a dichiarare di essere il professor Canella persino quando la donna lo mette di fronte al figlio Giuseppe. Ma ormai le parole non bastano più, la magistratura vuole vederci chiaro. Anche perché l’Osservatore romano ha cominciato a porre in prima pagina un dubbio etico non da poco: se lo Smemorato fosse Bruneri, chi dovrebbe pagare per aver consentito a un truffatore di infilarsi nel letto di una vedova madre di due figli?

Il riferimento a polizia e magistratura, ma in definitiva allo Stato fascista è fin troppo scoperto. Poco alla volta il romanzo popolare dello Smemorato comincia a stingersi e a smuovere altri interessi.

Seconda puntata

Allo Smemorato vengono prelevate le impronte digitali. La comparazione con quelle di Bruneri, conservate nell’archivio centrale della polizia, non ammette dubbi: sono identiche. Una serie di persone truffate dal tipografo torinese giura di averlo riconosciuto. E un ex ricoverato del manicomio racconta addirittura che durante la degenza l’uomo gli aveva consegnato una serie di lettere da portare alla sua amante, una certa Milly. La donna, portata a Collegno, lo identifica per Bruneri. Astolfi capisce al volo che può essere una fonte inesauribile di rivelazioni e la aggancia all’uscita dal manicomio promettendole fama e successo in cambio di notizie.

Di fronte al fuoco incrociato di testimonianze e riscontri che inchiodano lo Smemorato alla sua vera identità di truffatore, di fronte a Rosa Bruneri che la affronta nei corridoi del manicomio, Giulia Canella non arretra di un solo millimetro: per lei quello è e resta Giulio, suo marito. E da suo padre Francesco pretende e ottiene sostegno, al punto che come legale di famiglia viene ingaggiato un uomo del regime: Roberto Farinacci.

Lo Smemorato viene spiato, perquisito, sottoposto a perizie contrapposte a prove di ogni genere. E di fronte a padre Agostino Gemelli che era amico personale del professor Canella e lo tempesta di domande religiose, crolla miseramente. Ma nemmeno questo incrina le convinzioni di Giulia, che ormai è sicura di essere vittima di un complotto.

Comincia una serie infinita di processi nei quali Farinacci cerca di far passare una tesi affascinante: quella dello scambio di persona avvenuto dopo l’arresto dell’uomo che stava rubando al cimitero. Secondo Farinacci, quella notte nella questura di Torino c’erano due persone: lo Smemorato, cioè il professor Canella, e Mario Bruneri. E per una serie di equivoci le impronte del tipografo vennero attribuite allo Smemorato.

La tesi regge nella prima camera di consiglio, che si dichiara incapace di stabilire la vera identità dell’uomo ricoverato a Collegno. E Giulia, che davanti ai giudici ha sostenuto la tesi della supremazia dell’Io spirituale sull’Io materiale, è felice anche perché ha scoperto di essere incinta.

Chi non è affatto felice è Astolfi. Un po’ alla volta si sta rendendo conto di essere stato strumentalizzato dal proprio giornale e di essere diventato una pedina di un gioco più grande, che vede contrapposto il regime fascista alla Chiesa, proprio alla vigilia del concordato. Ma Astolfi è un cronista di razza e scavando nel passato di Milly scopre le prove che incastrano lo Smemorato alla sua vera identità di truffatore. I quattro successivi processi gli danno ragione. Secondo la giustizia, lo Smemorato è Bruneri.

Intanto sono passati gli anni, Giulia ha avuto altri due figli dall’uomo che continua a riconoscere come suo marito, ma la sentenza finale non ammette discussioni né romanticismi. Lo Smemorato viene arrestato e rinchiuso in carcere per rispondere dei reati contestati a Bruneri. Il sipario si abbassa. I giornali di regime ricevono l’indicazione di non parlare più di quella storia e la Chiesa tacita l’Osservatore romano. Astolfi viene promosso e spostato a un altro servizio. Rosa Bruneri riesce, chissà come, ad avere una casa nuova per sé e per il figlio. Sullo Smemorato cade l’oblio di Stato.

Nel 1934, lo Smemorato riceve la grazia e viene liberato. Giulia lo sta aspettando per partire con lui e i figli alla volta del Brasile. Al momento della consegna del passaporto, l’ennesima beffa: sul documento c’è scritto Mario Bruneri. Ma allo Smemorato non importa. Lascia comunque l’Italia  portandosi dietro il suo segreto...

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