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Piersilvio Berlusconi: 'Murdoch? Altro che amico, concorrenza a tutto campo'

Fonte: corriere.it

T
Televisione
giovedì, 15 febbraio 2007 - 00:00

Piersilvio BerlusconiCatricalà vi ha fatto un bell'assist: niente limiti alla crescita di Mediaset, la legge sulle tv sbagliata...
«Certo, che l'Autorità Garante per la concorrenza abbia detto che porre un tetto allo sviluppo di un'azienda sia un errore, una verità oggettiva, non può che essere positivo».
 
Eppure, Piersilvio Berlusconi, lei non sembra affatto contento.
«Per forza — spiega — la proposta di legge del governo è lì e pone un tetto del 45% alla pubblicità che possiamo raccogliere».
 
Ammetterà che non è poco un limite del 45%.
«Non è poco? Ci pensi bene: la Rai vive di canone e pubblicità. Sky di abbonamenti e pubblicità. Mediaset solo di pubblicità. E dove mettono un tetto fortemente peggiorativo? Alla pubblicità, cioè solo ai ricavi vitali per la nostra azienda».
 
Il solito ritornello del centrosinistra cattivo che vuole mettere in castigo l'azienda del leader del Polo?
«Guardi, l'ultima cosa che voglio è buttarla in politica, vorrei parlare solo da imprenditore televisivo. Ma onestamente vantaggi per il sistema non ne vedo. Quindi...».
 
Ma come, dove sono finiti i D'Alema, i Veltroni che vi hanno sempre considerato un patrimonio del Paese? Tutti impegnati a punirvi?
«Io continuo a stimarli. Per cui me lo chiedo anch'io dove siano finiti».
 
Ma non è che state per la prima volta sentendo i morsi della concorrenza di un privato aggressivo come Sky.
«Che la concorrenza sia sempre maggiore è innegabile. Fatti 100 i ricavi della settore tv la Rai si prende il 36%, noi il 33 e Sky il 27 circa. E' qui che la legge è vecchia: in un mercato con tre operatori di analoghe dimensioni, cioè una situazione paragonabile al resto d'Europa, si pongono nuovi limiti pesantissimi a un solo soggetto. Già dal primo anno perderemmo un terzo del fatturato».
 
Insisto: non è che soffrite la concorrenza di Sky che vi porta via clienti disposti a pagare un sacco di soldi per i suoi canali e quindi ricchi e appetibili per le aziende che fanno pubblicità? «Che il monopolio sul satellite si faccia sentire è evidente: ma non esageriamo. Mediaset fa il 43% d'ascolto, tutti i canali satellitari circa il 6%. La questione è un'altra: che le regole non falsino la partita».
 
E allora, sta chiedendo dei limiti per Sky?
«Tutt'altro, faccio il manager e l'imprenditore, non chiederei mai dei limiti per il mio concorrente. Chiedo però di non incatenarci».
 
Addirittura incatenarvi... E poi Murdoch non era un vostro caro amico?
«A dire il vero Rupert Murdoch non lo sento da mesi. I miei rapporti erano soprattutto con Lachlan che però ha deciso di tornarsene in Australia. E comunque l'amicizia è una cosa la concorrenza un'altra».
 
Ecco appunto: perché non fate loro concorrenza?
«La tv generalista, gratuita, e la tv a pagamento non possono essere paragonate, le nostre trasmissioni vivono di diretta e attualità: da Striscia la notizia alle Iene ai grandi spettacoli del sabato sera, sono eventi che vanno consumati caldi e tengono contemporaneamente milioni di persone davanti alla tv. Invece l'offerta a pagamento è come un megafrigorifero da cui scegli i contenuti che vuoi ma preconfezionati».
 
Va bene tutto, ma allora continuerete a fare quello che fate adesso?
«Certo che no. Grazie al digitale terrestre abbiamo già lanciato le carte prepagate. Ma le dirò di più: in tutti i mercati sono in netto aumento i telespettatori disposti a pagare per un'offerta più larga. E' evidente che dovremo difenderci anche su questo fronte».
 
Sta parlando di canali Mediaset a pagamento?
«Stiamo pensando a offerte innovative sia tecnologicamente sia commercialmente indirizzate a chi vorrà avere una tv sempre più moderna».
 
Cosa intende: invece che i 130 canali Sky i 10 o 15 che le persone vogliono vedere?
«Dirla così sarebbe troppo facile. Stiamo studiando diverse opzioni. Per esempio, un sistema che permetterà di avere a propria disposizione un'ampia scelta di programmi, film, serie tv, da vedere quando si vuole, ovviamente a pagamento. Un'offerta che si aggiornerà in continuazione».
 
Farete quello che già fanno Fastweb e anche Telecom tra un po'.
«No, Mediaset è un'azienda televisiva già forte nella produzione e distribuzione di contenuti e poi nel nostro modello tecnologico non ci sarà bisogno di avere cavi. Tutto avverrà via etere».
 
Un decoder come Sky?
«Diverso. Sarà molto più innovativo. Loro non hanno questo servizio. E non ci fermeremo alla tv, ci sono la banda larga e la telefonia da esplorare».
 
Cioè? Entrate anche nella telefonia?
«Oggi c'è la possibilità di essere operatori virtuali. Quindi come Tim, Vodafone e Wind offrono servizi voce e contenuti tv, non è da escludere che noi oltre alla tv potremo fornire voce e altri servizi sui telefonini e via banda larga».
 
Anche i telefonini Mediaset?
«Piano, stiamo parlando di futuro, ma la sostanza, sempre che non ci incatenino, è che Mediaset è un'azienda tutta italiana pronta alle nuove sfide».
 
Ma con tutti questi canali di distribuzione i contenuti, che sono la parte più difficile nel mestiere televisivo, dove li troverete? Voi avevate pensato all'acquisto di Endemol, inventrice del Grande fratello, ma il progetto s'è arenato.
«Una coerenza industriale ci sarebbe, però, Endemol è stata venduta a 5 miliardi di euro all'epoca della bolla speculativa, adesso la valutazione è scesa a 2,3-2,4. Ma il prezzo rimane una variabile fondamentale. Poi si pensi che noi siamo in due Paesi, Italia e Spagna, loro sono presenti in 22 mercati».
 
Alleatevi con qualcuno, John De Mol non era suo amico?
«Ci conosciamo da molto tempo e su molte cose ci capiamo, è vero».
 
A proposito di amicizie e parentele. La lettera pubblica di Veronica a suo padre come l'ha presa?
«Appena l'ho vista sono rimasto turbato. Poi ho trovato tutto abbastanza divertente».

Daniele Manca
per "Corriere.it"

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