Baudo attacca Prodi sui compensi di Sanremo

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  domenica, 04 marzo 2007
 00:00

Al tavolo del ristorante «Paolo e Barbara», Fabrizio Del Noce si rimangia tutto, compreso il bacio della pace scambiato in mattinata con Pippo Baudo.

Un bacio che nell’ultima notte del Festival diventa bacio di Giuda. Il direttore di Raiuno parla con Guido Paglia, capo delle relazioni esterne Rai, e si sfoga: «Vabbé, comunque l’anno prossimo con Paolo Bonolis sarà tutta un’altra storia... Sì, anche perché Pippo è forte ed è andata bene, ma nella fascia dai 35 anni in su non c’è lotta. Con Paolo ci assiricureremmo quel pubblico che quest’anno non si è fermato davanti al televisore e a noi, soprattutto per quello che ci chiede la pubblicità, interessa andare a colpire i responsabili d’acquisto. La questione non si pone: con Bonolis riusciremo ad accontentare la dirigenza e la pubblicità».

Poi Del Noce e Paglia vanno all’Ariston, siedono in prima fila, come ogni sera, e applaudono Baudo che porta a termine la sua ultima fatica. Il povero Pippo, ignaro, ha il cuore in festa. Ha sudato freddo, ha rischiato, ha preso e restituito schiaffi e carezze. Ma è sicuro di avere vinto. Del Noce ha smentito, ha negato: Bonolis? Ma quando mai? Ora, un fatto è certo: se le parole di Del Noce rispecchiano l’orientamento della Rai, nel 2008 Baudo non ci sarà: neanche come direttore artistico. Non con Bonolis conduttore.

E ciò significherebbe la fine del progetto di cui Baudo va tanto orgoglioso, al punto da dichiarare: «Festival ne ho fatti tanti, anche più clamorosi come ascolti, ma questo è “il” Festival. E’ e resterà il Festival della mia vita. Sapevo di correre dei rischi, sapevo di non poter contare su grandi somme, ma la nostra attenzione è stata sul prodotto, abbiamo lavorato solo sulle canzoni, per questo oggi sono così soddisfatto».

Baudo, alla dodicesima conduzione festivaliera, ha inverato la sua magnifica illusione. Ha ricostruito i grandi ascolti lavorando per sottrazione. Comici annichiliti, ospiti quasi annullati, nani e ballerine fuori dai piedi. Unica attrazione, canzoni e cantanti. Mediamente dignitose le canzoni. Mediamente dignitosi i cantanti: a parte Leda Battisti.

Con queste premesse, qualcuno prevedeva un Sanremo «normalizzato», senza scenate da lavandaie, e dunque senza pepe: aveva però sottovalutato l’insopprimibile aspirazione italiana a pontificare su Sanremo.

La polemica sui compensi ha entusiasmato i politici, con relative derive populiste. Ieri c’è cascato persino il povero Prodi, che in un’intervista radiofonica se lasciato scappare: «Sono contrario a questi ingaggi folli, ma se ti metti a fare la tv commerciale e ci sono concorrenti che danno un milione di euro, purtroppo glieli deve dare anche la Rai. È indecente, ma inevitabile».

Baudo, gongolante, non perde l’occasione per mettere in riga pure il premier: «Non vorrei che alla fine Prodi fosse il più grande alleato di Berlusconi: sui “compensi folli” lui parla alla gente e deve accontentarla anche in senso populista. Il problema è se vogliamo smantellare o no la Rai, se farne una telescuola che costa due lire ma non vede più nessuno, così tutto il pubblico va sulla tv commerciale».

E per non negarsi proprio nulla, aggiunge: «E la liquidazione di Cimoli, uno che ha fatto fallire un’azienda, dove la mettiamo?». Basta così. Tanto, da oggi la bottega è chiusa e le polemiche sanremesi non interessano più nessuno.

Restava solo il dubbio sul presentatore del 2008: ma Del Noce sembra avere già la risposta. E’ fuori gioco pure Flavio Insinna, che ieri qualcuno dava per candidato: lui s’era schermito con eleganza, negando ogni ambizione, «e non come Riccardo III che finge di non voler essere re, ma stermina tutti per diventarlo».

Ma quanti Riccardi vogliono regnare a Sanremo? Shakespeare attribuisce queste parole al callido Gloucester: «Ahimè, perché volete voi caricarmi di tal cura? Io non son fatto per lo splendore e la maestà. Vi supplico, non ve l'abbiate a male; io non posso né voglio cedere a voi». Il gobbo mentiva, e cinse la corona. Per ritrovarsi disarcionato sul campo di Bosworth, urlante tra le macerie del suo sinistro disegno infranto.

Luca Dondoni e Gabriele Ferraris
per "La Stampa"

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