Sat2000: 'Col digitale terrestre sfidiamo le grandi tv'

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Fonte: Avvenire

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Digitale Terrestre
  domenica, 10 febbraio 2008
 00:00

Sat2000La nuova sfida si chiama switch off, quando cioè si passerà al digitale terrestre. È il futuro di tutte le tv, e anche Sat 2000 aspetta questo giorno.

«Noi abbiamo le possibilità e le capacità, e metterei anche l’entusiasmo – dice Marco Guglielmi, diretto­re generale dell’emittente cattolica –, di diventare un canale nazionale con il digitale terrestre né più né meno di tutti gli altri canali».

Sat 2000 avvierà, anche in previsione di questo evento, la sperimentazione Auditel, all’inizio ad uso interno: «Una valenza com­merciale – aggiunge Guglielmi – va comunque con­siderata. Un ritorno di ascolto ci consente di avere l’i­dea che abbiamo raggiunto l’obiettivo. Questo non vuol dire rinunciare al nostro progetto, che resta fon­damentalmente quello di trasmettere i valori cristia­ni e cattolici declinandoli in programmi che non tro­vano spazio nel panorama televisivo».

Non è un inseguire l’Auditel, ma solo interrogarlo. «Questo significa – precisa Francesco Porcelli, pro­duttore esecutivo dell’emittente – non rinunciare ai contenuti. Personalmente ho più fiducia io nella gen­te di quanti propinano programmi spazzatura. Il pro­blema è che la gente vede e si abitua a vedere quello che si offre. Noi vogliamo dare contenuti, idee, sug­gestioni. Non è vero che la gente non vuole ciò. Da qui un tipo di televisione che ha, parafrasando un nostro programma, un formato famiglia. E poi mol­ta
attenzione al mondo dei giovani».

Tutta questa attenzione ai giovani fa dire a Marina Piz­zi, direttore artistico di Sat: «Siamo gli anti De Filip­pi! ». «Bella scoperta, si dirà, ma i giovani sono pro­positivi – aggiunge – ed è una sorpresa. I giovani non hanno nel panorama televisivo un luogo dove pos­sono dire sul serio le loro idee. Capiscono che noi di Sat vogliamo sentirle queste idee, e in questo si sen­tono protagonisti».

Il risultato raggiunto da Sat 2000 in dieci anni è mi­surabile con un solo dato: oggi la televisione dei cat­tolici autoproduce oltre 12 ore del palinsesto quoti­diano. «È – sottolinea Stefano De Martis, coordina­tore del palinsesto – un fatto eccezionale nel pano­rama delle emittenti private». E aggiunge orgoglioso: «Abbiamo un prodotto che si fa vedere. Non voglia­mo che i cattolici guardino Sat per fede o per obbli­go. E infatti non ci guardano per questo, ma perché trovano in noi un prodotto di qualità. Sat vuole par­lare a tutti, ma si rivolge ai cattolici in particolare per­ché siamo convinti che vogliono una buona televi­sione».

Oggi Sat arriva nelle case attraverso il satelli­te, rimandata dalle televisioni locali e, presto, esclusivamente attraverso il digitale terrestre. Intanto c’è un altro canale: internet, che porta la televisione at­traverso il web dove il satellite non arriva. A via Au­relia sono infatti arrivati messaggi anche d
al Giap­pone.

Giovanni Ruggiero
per "L'Avvenire"

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