Boom di acquisti per le tv con il decoder, nel 2007 oltre 1 mln

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Fonte: La Repubblica

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Digitale Terrestre
  martedì, 25 marzo 2008
 00:00

Piramidi nelle case degli italiani. Piramidi con pericoloso intreccio di fili. Malgrado la tecnica inventi cose sempre più piccole e razionali, i nostri salotti sono ancora quello che sono. C'è il televisore, poi magari il decoder Sky, poi il videoregistratore, mentre il decoder del digitale terrestre fa capolino in cucina o nella camera dei ragazzi.

Per sfuggire a questo caos calmo, un gruppo di famiglie italiane si è buttata su macchine integrate, "paghi uno prendi due". Impressiona soprattutto il successo dei televisori che hanno dentro la pancia, incorporato, il decoder digitale terrestre.

Nel 2006 i negozianti avevano piazzato appena 150 mila televisori con decoder integrato. Una miseria. A fine 2007, gli esemplari venduti erano già schizzati a un milione e 27mila. E anche questo gennaio le vendite sono continuate a buon ritmo, superando nel mese quota 173 mila. Il fenomeno è merito dello sconto fiscale che i ministeri per le Comunicazioni e l'Economia hanno garantito, per decreto, ad agosto dell'anno scorso.

Il decreto permette agli italiani di detrarre il 20% della spesa effettuata nella dichiarazione dei redditi del 2008. Proprio settembre del 2007 - mese successivo al varo del decreto legge - ha fatto registrare la prima fiammata. È stata superata la soglia dei 100 mila pezzi venduti. Poi, a dicembre 2007, si è arrivati addirittura a 226 mila tv nei carrelli degli italiani, complici i regali di fine anno.

Lo sconto fiscale (ormai finito) e l'interesse dei consumatori hanno innescato processi virtuosi. Come spesso capita con le tecnologie, il prezzo è andato giù. Se a Natale del 2006 servivano almeno 1.500 euro in media per comprare questo televisore con decoder incorporato, un anno dopo i prezzi erano già sotto la soglia psicologica dei mille euro. Nel tracciare un bilancio della sua avventura ministeriale, Paolo Gentiloni colloca questo decreto (poi recepito dalla Finanziaria) tra le iniziative di successo perché ha rimesso in moto il passaggio dalla vecchia alla nuova tv.

Certo, il lancio del "giocattolo" ha riservato qualche imprevisto. I modelli ammessi al contributo pubblico erano circa 600. E il decreto ministeriale ordinava ai produttori di televisori di chiarire bene sulle confezioni le caratteristiche dell'apparecchio. Tanti italiani, forse poco esperti o poco informati, hanno comprato tv capaci di prendere solo i canali gratuiti del digitale terrestre, ma chiusi invece al calcio di Mediaset e La7 (che si compra in pay-per-view). Quando se ne sono accorte, queste persone sono subito corse a prendere un decoder esterno e lo hanno poi collegato al televisore.

Qui la seconda brutta sorpresa. È capitato che questo decoder esterno sia entrato in conflitto con il decoder interno al televisore, negando comunque la visione delle partite in pay-per-view. Il 16 dicembre, finale del Mondiale per club tra Milan e Boca trasmessa da Mediaset Premium, tante persone denunciavano il black-out in tv nei forum e nei blog su Internet.

"Questa criticità non è certo passata inosservata", spiega Francesco Siliato, membro del Comitato Italia Digitale e docente al Politecnico di Milano, "oggi infatti gli apparecchi avanzati, quelli che permettono di vedere tutti i programmi in pay-per-view senza bisogno di altro, vanno segnalati con un "bollino" di identificazione".

È il famoso "bollino bianco" imposto dal consorzio DgTvi che segue il lancio del digitale terrestre in Italia. I produttori di televisori, poco alla volta, stanno proponendo soprattutto televisori aperti a tutta la pay-per-view (con le case Finlux, Inno Hit e Graetz in prima linea).

Gli effetti del decreto ministeriale non sono finiti. Il testo stabilisce che, entro dicembre 2008, i produttori di televisori non potranno più consegnare ai distributori italiani apparecchi del vecchio tipo (quelli senza decoder integrato). Entro giugno 2009, poi, i televisori vecchi (senza decoder) usciranno di scena, non potranno più essere venduti.

Aldo Fontanarosa
per "La Repubblica"

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