Berlusconi-Bollorè, gli affari prima dell'amicizia. Da Cda Vivendi stop, Silvio teme scalata

Berlusconi-Bollorè, gli affari prima dell'amicizia. Da Cda Vivendi stop, Silvio teme scalata

News inserita da:

Fonte: Ansa

E
Economia
  martedì, 26 luglio 2016
 21:57

Berlusconi-Bollorè, gli affari prima dell'amicizia. Da Cda Vivendi stop, Silvio teme scalataCos'è successo tra Berlusconi e Bolloré, tra due che sono sempre andati d'accordo su tutte le partite importanti? E cosa succederà adesso che hanno rotto, con modalità inusuali nel mondo finanziario, anche nelle vicende che toccano Telecom e, secondo molti, Generali? Non sono i 200 milioni che ballerebbero del passaggio della pay tv di Mediaset a Vivendi che possono rompere un'amicizia: si è interrotto un rapporto di fiducia, consolidato nel tempo anche in Mediobanca.

Da aprile - momento della firma del contratto sulla pay tv - qualcosa di nuovo infatti è accaduto, con la crisi economica e la debolezza delle Borse ad acuire i problemi. Secondo quanto ricostruito, il Cda di Vivendi - gigante dei media guidato da Bolloré che comunque possiede meno del 15% - è sempre stato 'caldo' sulla scalata a Telecom Italia, in quanto riteneva di poter in ogni caso ottenere una plusvalenza, soprattutto quando dovesse avvenire un'aggregazione tra le Tlc europee. Molto meno positivo era su Premium, ma Bolloré voleva stringere un'unione irreversibile con Mediaset, forse anche per avere un alleato in quello che da molti viene indicato come il vero obiettivo del finanziere francese: Generali, dove avrebbe vinto la partita nel recente rinnovo del vertice. In primavera il Cda di Vivendi - con la soluzione trovata dal mediatore Tarak Ben Ammar - alla fine si convince, ma poi accadono due cose: il titolo di Telecom perde in Piazza Affari oltre il 30% e quello Mediaset quasi il 15%, mettendo a rischio gli investimenti dei soci di Vivendi, tanto da pressare Bolloré a rivedere gli accordi.

E i conti Mediaset del primo trimestre riportano una perdita per Premium inattesa: oltre 56 milioni, che in proiezione porterebbe a un rosso di oltre 200 milioni l'anno. Sono le «divergenze significative nell'analisi dei risultati» cui fa riferimento Vivendi? Molti operatori di Borsa indicano in questa cifra lo 'sconto' chiesto inutilmente dai francesi, altre fonti finanziarie introducono possibili problemi sull'indebitamento di Premium. In ogni caso non si trova un accordo e nell'azienda fondata da Berlusconi si comincia a temere che la volontà di Vivendi fosse quella di un scalata sul modello Telecom Italia, senza Opa. In particolare non piace per nulla la proposta dei francesi di salire nella capogruppo, perché farebbe scendere Fininvest sotto la soglia del controllo del 34%. E infatti l'holding dei Berlusconi sferra un attacco senza precedenti, denunciando «l'eccezionale gravità e l'assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi», il cui «atteggiamento lascia chiaramente intuire che il suo vero, non dichiarato obiettivo fosse quello di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell'azionariato di Mediaset». Adesso sarà dura ricucire e lo stesso Ben Ammar, produttore vicino a Berlusconi che siede sia nel consiglio Vivendi sia in quello di Telecom, dice ai giornalisti di essere «muto: se volete ve lo ripeto in arabo, non fatemi dire nulla».

Ultimi Video

Palinsesti TV