Troppi video non autorizzati: Premier League denucia Youtube

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Internet e Tv
  martedì, 08 maggio 2007
 00:00

Internet è stata una grande invenzione anche per i fan incalliti del pallone: nella rete si possono trovare migliaia di video, magari da sbirciare in orario d'ufficio, con i gol e gli high lights delle partite più belle.

Ma il divertimento per gli sportivi forse sta per terminare: la Premier League inglese, l'equivalente della Lega di Serie A del nostro campionato, ha citato in giudizio il popolare sito di condivisione video, You Tube, per violazione del copyright, chiedendo un non quantificato risarcimento danni.

Secondo i club inglesi, il portale americano (acquistato lo scorso autunno da Google) non farebbe nulla per impedire la continua violazione della proprietà intellettuale, e anzi incoraggerebbe la diffusione di questi filmati, i cui diritti sono detenuti dalle tv d'oltremanica che assicurano la prosperità del campionato più visto al mondo.

La causa, avviata presso la corte di Manhattan nello stato di New York, segna un punto importante nel rapporto tra You Tube e il mondo del calcio: dopo che nello scorso novembre il Bayern di Monaco aveva preteso la rimozione di migliaia di video dal portale, ultimamente il sito di file sharing sembrava aver voluto cercare l'intesa con le società calcistiche per evitare grane giudiziarie. Negli scorsi mesi Chelsea e Milan avevano infatti annunciato la nascita di sezioni appositamente dedicate su You Tube.

La denuncia di oggi della Premier League segna uno stop deciso verso questa politica di riconciliazione, anche perché capita in un momento in cui sia You Tube che Google sono sotto pressione giudiziaria: il motore di ricerca più famoso del mondo è impegnato proprio in questi giorni a difendersi in tribunale dalle medesime accuse di violazione del copyright avviata dal gigante dell'intrattenimento americano Viacom, che pretende un risarcimento di svariati miliardi di dollari.

Ma non solo: Microsoft in questi mesi ha cercato di soffiare sul fuoco del malcontento dell'editoria mondiale, preoccupata del successo dell'aggregatore di notizie Google News e del motore di ricerca per libri Google Books.

Ecco perché la risposta di Kent Walzer, consigliere di Google, non è stata per niente conciliante nei confronti dei vertici del calcio inglese:

«Questa causa interpreta in maniera erronea il Digital Millenium Act (la legge americana sul copyright del 1998, ndr), che invece bilancia i diritti di copyright con la necessità di proteggere la comunicazione su Internet».

Gli argomenti usati da Walzer sono gli stessi usati nella causa Viacom: secondo l'interpretazione di Google, il Digital Millenium Act, esclude la responsabilità degli amministratori dei siti per i contenuti immessi dagli utenti comuni. Ma il difensore di Google è andato oltre e non ha rinunciato a una puntata di orgoglio:

«Con cause come queste si minaccia il modo con cui le persone si scambiano legittimante informazioni, espressioni artistiche e politiche su Internet ».

Gianluigi Torchiani
per "Il Sole 24 Ore"

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