Dvb-h, Iptv e Digitale metteranno fine al duopolio televisivo

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Fonte: Libero Mercato

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Mobile Tv
  martedì, 06 maggio 2008
 00:00

Dalla regolamentazione dell'hardware a quella del software. È questa la nuova sfida cui il legislatore - indipendentemente dal colore dello schieramento - dovrà prima o poi mettere mano. Dopo decenni di attenzione alla disciplina dell'accesso e dei sistemi, occonre valicare se e quale disciplina prevedere nella regolamentazione del delicato settore dei contenuti tv.

Tema, questo, reso ancor più complesso in ragione dell'evoluzione tecnologica che fa oggi della tv analogica una forma di utilizzo ed residuale.

Di questi temi, in occasione della pubblicazione del saggio "La nuova televisione", edito da II Mulino Studi e ricerche, a cura di Antonio Nicita, Giovanni, B. Ramello e Francesco Silva, Libero Mercato ha raccolto l'opinione di Nicita.

Professor Nicita, la tv in ltalia è un'anomalia: quali le criticità maggiori?
«La prima criticità è storica: la mancata diffusione del cavo. Siamo, assieme alla Grecia, il fanalino di coda dell'Europa. Ciò ha completamente mutato le condizioni di partenza del settore televisivo, perché ha fatto venire meno una piattaforma trasmissiva, fondamentale in altri paesi europei e negli Usa, esasperando la scarsità delle frequènze analogiche come unica piattaforma storicamente utilizzabile per i servizi televisivi La scarsità frequenziale si è poi tradotta in un sostanziale duopolio con due gruppi detentori di tre reti nazionali ciascuno, la presenza di elevatissime barriere all'ingresso e una ridotta concorrenza che si estende dalla televisione analogica all'intera filiera dell'industria».

Esiste una chiara refezione tra concorrenza e pluralismo?
«Certo. Una maggiore concorrenza dovrebbe favorire un maggiore pluralismo. Ma anche questa non è una con^ seguenza automatica. Tutto dipende se la concorrenza si risolve nella diversificazione dei prodotti, ovvero dell'audience o nella concentrazione verso i contenuti drrvers. Il mercato della televisione in chiaro è un mercato a due versanti, quello dell'audience e quello dell'investimento pubblicitario, che tende naturalmente a una sorta di oligopolio naturale, in quanto la pubblicità va dove c'è l'audience e viceversa. Per questo è molto difficile per nuovi entranti sfidare le posizioni dominanti costituite. Oggettivamente la situazione italiana è bloccata sia per come è stato strutturato il gruppo Rai sia per come è cresciuto il gruppo Mediaset rispetto al complesso contesto normativo».

Quali potrebbero essere le soluzioni più praticabili per una tv più concorrenziale?
«Non c'è solo la televisione analogica tradizionale. C'è anche il digitale terrestre la televisione satellitare la IPTV che utilizza il protocollo internet, la tv mobile che usa lo standard DVB-H e cosi via. Il problema principale è quello di governare la transizione tecnologica al digitale terrestre e alle nuove piattaforme trasmissive evitando che le attuali posizioni dominanti si estendano alle nuove. Si tratta di un tema necessariamente presente nell'agenda del nuovo governo, anche in ragione dei rilievi mossi dalla Commissione europea».

Quali regole occorrerebbero per una tv del futuro?
«Occorre garantire un principio speculare di accesso sia dal lato delle reti trasmissive che dal lato dell'accesso ai contenuti premium, permettendo anche l'avvio di mercati secondari nel breve periodo con accesso wholesale. Un mix di regole del tipo must cany per le reti e must offer per i contenuti - almeno per un certo periodo - potrebbero incentivare nuovi investimenti da parte di operatori nuovi entranti. Naturalmente queste regole non devono affatto penalizzare i gruppi esistenti ma ridisegname gli incentivi al fine di favori assetti maggiormente concorrenziali sul mercato».

Contenuti, reti e proprietà: qual è la priorità?
«Sono due facce della stessa medaglia. L'accèsso alle ret iè privo di significato se non vi si possono veicolare contenuti attraenti per il pubblico, così come rfnvestimento o l'accesso a contenuti premium rischia di essere del tutto sterile se non permette ai titolari di raggiungere il pubblico. Quello che finora ha fatto difetto nelle politiche nazionali e, in parte, europee, è proprio la mancata comprensione della complementarietà tra.reti e contenuti. Ecco, le future politiche sulla tv dovrebbero proprio partire da qui».

Federico Unnia
per "Libero Mercato"

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