E' un mercato in fermento. Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia dall'agosto 2011 in questa intervista esclusiva concessa a Andrea Montanari per MF-Milano Finanza, tratteggia lo scenario prossimo venturo del business.
Come spiega tutta questa attenzione per gli asset di Sky in Europa?
«Sky ha dimostrato di saper affrontare il dinamico settore dei media rinnovandosi velocemente. Ha ottenuto economie di scala con l'aggregazione delle tre aziende, in tre territori diversi, creando il primo gruppo europeo. In tal modo ha creato importanti sinergie che l'hanno resa più efficiente e veloce. Ha inoltre innovato, creando con SkyQ una delle migliori esperienze televisive al mondo. Ha compreso l'importanza di affiancare alla forza di un gruppo continentale la forte connotazione culturale nazionale, capace non solo di creare contenuti eccellenti (da Gomorra a Babylon Berlin, da The Young Pope a Riviera), ma anche di sviluppare business model adatti alle diverse realtà e capaci di cogliere tutte le opportunità.»
L'interesse dell'azionista 21st Century Fox e della rivale Comcast è solo per i suoi contenuti?
«Siamo una realtà unica su scala continentale: grande, con presenza forte in tutti i territori in cui opera ricca di innovazione e con piani chiari di sviluppo per il futuro. Vorrei aggiungere che Sky ha una grande esperienza e passione per i suoi clienti, questa capacità di operare in modalità b2c, una competenza molto ricercata nel momento i cui a fronte di grande offerta di contenuti, la concorrenza per il tempo degli spettatori è la più alta di sempre. Non deve stupire quindi che possa interessare ad aziende con vocazione internazionale e che reputano l'Europa un mercato importante per i media.»
Davvero la pay tv, che in alcuni mercati quali Italia e Francia stenta a decollare definitivamente rispetto alle attese iniziali, resta l'unica modalità di entrare in Europa per un network globale?
«Non credo sia l'unica. In Italia abbiamo visto network americani entrare anche con investimenti ridottissimi grazie per esempio alla particolare abbondanza di spettro digitale, che consente il facile utilizzo di archivi magari a discapito di editori locali. Certamente i business a pagamento hanno bisogno di operazioni complesse, capaci di servire milioni di clienti al meglio. Hanno quindi una dimensione superiore, cioè una preziosa cultura del cliente.»
Questo interesse da dove deriva?
«Mi faccia dire che non credo che la pay tv non sia destinata a crescere ancora. Lo sta facendo con quelli che chiamiamo over-the-top e che sono comunque servizi di televisione a pagamento che stanno crescendo dovunque in alcuni casi in alternativa ad altre forme di pay tv, ma molto più spesso allargando questo segmento del mercato televisivo. Molto spesso invece i clienti degli Over the Top lo sono anche della pay tv, solo che vogliono e cercano una scelta ancora più ampia.»
La vostra alleanza con Netflix è legata al fatto che comunque nella tv a pagamento comandano i contenuti e quindi è necessario averne sempre di nuovi e originali?
«I contenuti sono centrali e Netflix sta dimostrando di esserne un eccellente creatore. Serve anche a innovare, per esempio, la user experience consentendo così alle persone di trovare facilmente i contenuti che amano, di scoprire altrettanto facilmente altre storie che li possono appassionare, di farlo dove e quando vogliono, con le immagini e il suono della migliore qualità, interrompendo e riprendendo a piacere. E poi bisogna saper gestire il servizio per milioni di famiglie e individui, le loro richieste, gli eventuali problemi, i pagamenti ed i servizi aggiuntivi. Contenuti al centro quindi, ma non solo quelli.»
Il futuro della tv in Europa è free o a pagamento?
«Da molto tempo la televisione e i suoi contenuti si finanziano tramite tre canali principali: la fiscalità della tv pubblica, la pubblicità e il pagamento in varia forma, abbonamento o pay per view di contenuti ed esperienze premium. Recentemente però abbiamo assistito a un aumento della domanda e dell'offerta di contenuti televisivi, di qualità sempre migliore e sempre più orientati a soddisfare esigenze e gusti più diversificati ed esigenti. Questa evoluzione ha portato di conseguenza un aumento dei costi complessivi e quindi inevitabilmente a maggiori necessità di finanziamento.»
Cosa ci dobbiamo aspettare?
«Se guardiamo al futuro, credo ci siano pochi dubbi che aumenterà la pressione a ridurre il ricorso alla fiscalità per sostenere le produzioni televisive: questo sta già accadendo e aumenterà. La pubblicità televisiva, d'altro canto, sembra essere arrivata a un limite di sviluppo e ci si aspetta che al massimo possa rimanere in linea con l'ultimo periodo dopo la flessione di qualche anno fa. La pay tv in tutte le sue forme resta l'unico strumento che possa finanziare i costi crescenti dei contenuti. In conclusione il futuro è di tutti, ma un po' di più della pay tv.»
Negli over-the-top lei vede una minaccia o un'opportunità?
«Direi entrambi, ma più un'opportunità. Stanno allargando il segmento pay rendendo sempre più normale pagare direttamente per una televisione migliore, lo stanno facendo anche con i più giovani che con il tempo potrebbero volere servizi più completi. Sono poi uno stimolo a migliorare e a nostra volta a segmentare l'offerta come fatto con NowTv. Vede, non crediamo sia giusto che ci sia un cosiddetto catego-ry killer, crediamo invece che sia più sano un ecosistema dove coesistano nello stesso mercato modelli diversi: la tv pubblica, la free che vive di pubblicità, le varie forme di pay che oggi sono molto di più che in passato con l'ingresso non solo degli Over thè Top, ma anche dei gruppi di tic che hanno tutti, anche in Italia, un'offerta televisiva. In questo ecosistema, noi operiamo come piattaforma, ma siamo anche fornitori dei nostri contenuti ad altri come già accade in varie forme con diversi operatori.»
Ci attenderà una rivoluzione?
«Spettiamoci un periodo molto più fluido in futuro, le categorie con cui sinora abbiamo classificato il mercato televisivo sono già crollate. Operiamo nel mercato del tempo libero dedicato all'audiovisivo e la concorrenza è fortissima, oltre ai soliti sospetti non bisogna dimenticarsi dei tech giants che stanno diventando sempre più veri e propri editori, basta guardare all'evoluzione di YouTube e al lancio recente di Facebook Watch.»
Ma allora perché gli over-the-top faticano a imporsi in Europa?
«Direi per due motivi fondamentali: una presenza molto forte e variegata della tv free e una pay tv meno cara che negli Usa. Ma non mi sbilancerei in un giudizio affrettato, lo scenario sta cambiando velocemente e appena pensi di aver tratto una conclusione, devi cambiare opinione molto velocemente. Per questo dentro Sky ci sentiamo sempre come il primo giorno, vogliamo essere quelli che si mettono in discussione e mettono in discussione i paradigmi che ci si presentano davanti. Cambiare noi prima che qualcuno ci costringa a farlo. La filosofia? Challenger sempre, incumbent mai. »
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